{"id":87112,"date":"2021-03-03T01:58:51","date_gmt":"2021-03-03T00:58:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=87112"},"modified":"2021-03-07T23:37:37","modified_gmt":"2021-03-07T22:37:37","slug":"accelerare-sui-vaccini-con-o-senza-lue-kurz-tenta-lasse-con-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/accelerare-sui-vaccini-con-o-senza-lue-kurz-tenta-lasse-con-israele\/","title":{"rendered":"Accelerare sui vaccini, con o senza l&#8217;Ue: Kurz tenta l&#8217;asse con Israele"},"content":{"rendered":"<p>VIENNA. In tutta <strong>Europa<\/strong>, non soltanto in <strong>Italia<\/strong>, le pressioni degli ambienti economici per un <strong>allentamento delle restrizioni<\/strong> si contrappongono ai moniti di medici e scienziati, e generano dissensi fra autorit\u00e0 centrali e regionali, fra ministri della Sanit\u00e0 e partiti di destra. Di fronte all&#8217;insofferenza di una parte della popolazione, che sfocia anche in manifestazioni di piazza, \u00e8 forte la tentazione di allentare le redini, salvo stringerle di nuovo quando i dati sui ricoveri ospedalieri diventassero preoccupanti. Una simile strategia di <em>stop-and-go<\/em> sarebbe forse sostenibile se non ci fossero le varianti: quelle gi\u00e0 note e altre che sicuramente si svilupperanno.<\/p>\n<p>Per uscire dal dilemma i responsabili politici promettono di <strong>accelerare i programmi vaccinali<\/strong>. Ma se in un primo momento il problema era di natura organizzativa (occorrerebbe somministrare mezzo milione di dosi al giorno, nel caso di una popolazione di 60 milioni, per immunizzarne tre quarti in sei mesi), oggi riguarda l&#8217;approvvigionamento. Manca semplicemente la c<strong>apacit\u00e0 produttiva<\/strong> globale per proteggere sette miliardi di persone. E se il virus, sotto controllo in alcuni Paesi ricchi, si diffonde nel resto del mondo, aumenta statisticamente la probabilit\u00e0 di <strong>mutazioni pi\u00f9 aggressive<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il limiti dell&#8217;Ue<\/strong><br \/>\nQuesto collo di bottiglia ha ricadute politiche a livello internazionale. Anzitutto alimenta le <strong>polemiche contro l&#8217;Unione europea<\/strong>, che non ha saputo accaparrarsi\u00a0 forniture sostanziose nei primi mesi, a<strong> differenza di Stati Uniti, Regno Unito e Israele<\/strong>. Qualche errore, o lentezza, alla Commissione si pu\u00f2 certo imputare. Ma va considerato che essa negoziava a nome di 27 paesi, non tutti ricchi, e dovr\u00e0 rispondere di eventuali prezzi gonfiati. Non \u00e8 difficile immaginare le potenziali campagne populiste contro gli eurocrati &#8220;complici di Big Pharma&#8221;.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 meritato sarebbe il rimprovero di non aver pensato sin dall&#8217;estate scorsa ad incentivare con un apposito programma (tipo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/i-bond-sure-fanno-impazzire-il-mercato-ma-la-posta-in-gioco-e-piu-alta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sure, lo schemo a sostegno dell&#8217;impiego<\/a>) la creazione di nuove capacit\u00e0 produttive, e non aver negoziato con le compagnie che stavano sviluppando i vaccini la cessione delle licenze a prezzi ragionevoli per le quantit\u00e0 che esse non sono in grado di produrre. Solo che <strong>la sanit\u00e0 non rientra ancora fra le competenze dell&#8217;Ue<\/strong>. La critica va quindi rivolta in primo luogo ai Paesi membri, o quanto meno a quelli che dispongono di industrie farmaceutiche, come il nostro.<\/p>\n<p><strong>Il successo dello Sputnik V<\/strong><br \/>\nUn&#8217;altra ripercussione geopolitica \u00e8 il grande successo di prestigio acquisito dalla Russia con il suo\u00a0<strong>Sputnik V<\/strong>, da quando la rivista <a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lancet\/article\/PIIS0140-6736(21)00191-4\/fulltext\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Lancet<\/em><\/a>\u00a0ne ha consacrato l&#8217;efficacia. Basti pensare all&#8217;impatto avuto sull&#8217;opinione pubblica italiana con la fornitura di alcune migliaia di dosi a <strong>San Marino<\/strong>, che ha la &#8220;fortuna&#8221; di non essere legata al carro Ue. Mosca ha abilmente sfruttato a fini di influenza internazionale il suo vaccino offrendolo a una trentina di Paesi (fra cui alcuni comunitari: <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/sui-vaccini-i-paesi-di-visegrad-guardano-a-mosca-e-pechino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca<\/a><\/strong>). In realt\u00e0, <strong>Mosca non \u00e8 in grado di soddisfare il fabbisogno di quei clienti, e neanche quello interno<\/strong>: in gennaio il tasso di vaccinazione era analogo a quello dell&#8217;UE, circa un quarto di quelli americano e britannico.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 per\u00f2 cedere a prezzi competitivi la licenza e assistere se necessario gli acquirenti nel predisporre e attrezzare gli impianti di produzione. Svolge cos\u00ec l&#8217;utile funzione di rompere l&#8217;oligopolio delle grandi societ\u00e0 farmaceutiche occidentali e calmierare i prezzi.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che si colloca l&#8217;iniziativa eterodossa del cancelliere austriaco di dichiarare &#8220;non tab\u00f9&#8221; il monopolio degli acquisti affidato alla Commissione UE, e di rivolgersi a Mosca (senza escludere Pechino). In una telefonata a Vladimir Putin, il 26 febbraio, Sebastian Kurz ha mostrato interesse a forniture di vaccini russi, ma \u2013 diversamente da Ungheria e Slovacchia \u2013 solo dopo l&#8217;approvazione da parte dell&#8217;<strong>Agenzia europea del farmaco<\/strong> (Ema), peraltro non ancora richiesta. Data la limitata capacit\u00e0 produttiva, l&#8217;interlocutore ha spostato il discorso sulla fabbricazione in Austria. Il tema \u00e8 stato poi approfondito tre giorni dopo\u00a0 in un colloquio fra l&#8217;ambasciatore russo a Vienna e stretti collaboratori di Kurz. Contatti sarebbero in corso con due industrie farmaceutiche austriache.<\/p>\n<p><strong>Sviluppi di politica interna a Vienna<\/strong><br \/>\nL&#8217;Austria \u00e8 uno dei Paesi in cui il lockdown parziale dei quattro mesi scorsi (compresi bar, ristoranti e alberghi, a differenza dell&#8217;Italia) \u00e8 stato efficace nel ridurre i contagi fra novembre e gennaio, ma non ha impedito un rimbalzo quando si \u00e8 manifestato l&#8217;effetto della cosiddetta variante &#8220;inglese&#8221;. Questa \u00e8 passata in un mese dal 30 al 60% dei casi (66% a Vienna). In febbraio il tasso di incidenza \u00e8 salito da 100 a 160 casi a settimana su 100mila abitanti (in Germania \u00e8 65, e si considera indispensabile scendere almeno sotto i 50). Eppure, il movimento aperturista si va rafforzando, sostenuto anche dal partito di destra Fp\u00f6 di Norbert Hofer. Il suo ex-leader <strong>Heinz-Christian Strache<\/strong>, espulso in seguito allo scandalo &#8220;Ibiza&#8221;, ha addirittura partecipato a manifestazioni di protesta.<\/p>\n<p>Sempre in un&#8217;ottica di diversificazione, e nella consapevolezza che il Covid non scomparir\u00e0 nel giro di un anno, come ha avvertito l&#8217;Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, il cancelliere Kurz ha concordato con la sua collega danese <strong>Mette Frederiksen<\/strong> la <strong>visita a Gerusalemme<\/strong>: un&#8217;altra conferma dell&#8217;insoddisfazione per la gestione comunitaria dei vaccini. Kurz non contesta apertamente la scelta degli acquisti collettivi, ma non ne accetta pi\u00f9 l&#8217;esclusivit\u00e0, e <strong>critica esplicitamente la lentezza dell&#8217;Ema<\/strong>. La\u00a0 collaborazione con Israele mira soprattutto\u00a0 a sviluppare e produrre vaccini &#8220;di seconda generazione&#8221; e medicinali per far fronte alle nuove varianti che sorgeranno nei prossimi anni.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina ANSA\/CHRISTIAN BRUNA <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VIENNA. In tutta Europa, non soltanto in Italia, le pressioni degli ambienti economici per un allentamento delle restrizioni si contrappongono ai moniti di medici e scienziati, e generano dissensi fra autorit\u00e0 centrali e regionali, fra ministri della Sanit\u00e0 e partiti di destra. 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