{"id":87305,"date":"2021-03-17T08:58:15","date_gmt":"2021-03-17T07:58:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=87305"},"modified":"2021-03-23T08:03:24","modified_gmt":"2021-03-23T07:03:24","slug":"ue-turchia-5-anni-dopo-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/ue-turchia-5-anni-dopo-migranti\/","title":{"rendered":"Ue-Turchia 5 anni dopo: un bilancio controverso sul dossier migranti"},"content":{"rendered":"<p>Tracciare un <strong>bilancio<\/strong> dei <strong>cinque anni<\/strong> trascorsi dalla firma, il 18 marzo 2016, dell\u2019<strong>accordo fra Unione europea e Turchia<\/strong> per <strong>ridurre l\u2019immigrazione irregolare verso la Grecia<\/strong> non \u00e8 un&#8217;operazione semplice n\u00e9 lineare. L\u2019intesa ha costituito una delle principali risposte dell\u2019Ue alla cosiddetta <strong>crisi migratoria<\/strong> del 2014-15 e all\u2019incapacit\u00e0 degli Stati membri di concordare su meccanismi di <strong>redistribuzione dei richiedenti asilo<\/strong>, una problematica tuttora sul tavolo.<\/p>\n<p>Di fronte a tale immobilismo interno, l\u2019Ue ha promosso un accordo che <strong>di fatto esternalizza il controllo delle frontiere europee a un Paese terzo<\/strong>, la Turchia.<\/p>\n<p>Ankara si \u00e8 infatti impegnata a riammettere un migrante irregolare giunto sulle isole greche nel Mar Egeo per ogni rifugiato siriano accolto in Europa. In pi\u00f9, l\u2019Ue prometteva un <strong>finanziamento da 6 miliardi<\/strong> <strong>di euro<\/strong> alla Turchia per gli anni successivi, in modo da garantire l\u2019accoglienza di milioni di rifugiati siriani sul territorio turco. In cambio della sua collaborazione, la Turchia otteneva anche la promessa di un\u2019<strong>accelerazione nel processo di facilitazione dei visti per i cittadini turchi<\/strong> in ingresso in Europa.<\/p>\n<p><strong>Riduzione degli arrivi<\/strong><br \/>\nL\u2019accordo pu\u00f2 essere valutato sotto diverse angolazioni. In termini di arrivi irregolari, pare aver raggiunto il proprio obiettivo: nei mesi e anni successivi, <strong>il trend degli arrivi in Grecia ha conosciuto una riduzione<\/strong>. In questo senso, l\u2019accordo ha costituito uno dei principali esempi di esternalizzazione delle politiche migratorie dell\u2019Ue, che in misura crescente hanno fatto affidamento su partner esterni per ridurre gli ingressi irregolari sul territorio europeo.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, <strong>la riduzione dei numeri nel Mediterraneo orientale<\/strong> \u00e8 poi coincisa con un <strong>aumento degli arrivi irregolari sulla rotta del Mediterraneo centrale verso l\u2019Italia<\/strong> \u2013 anche se rimane complesso stabilire una chiara causalit\u00e0 fra la chiusura dei confini con la Turchia e l\u2019andamento delle altre rotte migratorie verso l\u2019Europa. L\u2019intesa del 2016 \u00e8 stata per\u00f2 considerata come un esempio di successo nella riduzione dei flussi dagli stessi <em>policy-maker<\/em> europei, tanto che sono stati <strong>numerosi i tentativi di ripeterne lo schema anche con altri Paesi di transito<\/strong>, ad esempio in Africa.<\/p>\n<p>Il contesto in cui si muovono oggi Bruxelles e Ankara \u00e8 tuttavia profondamente cambiato rispetto a cinque anni fa, non solo per l\u2019impatto della pandemia. Negli anni successivi all\u2019accordo, le <strong>tensioni geopolitiche fra le due parti<\/strong> si sono approfondite, dalla <strong>competizione per le risorse energetiche<\/strong> nel Mediterraneo orientale al crescente protagonismo turco in scenari di conflitto come la Libia.<\/p>\n<p><strong>Relazioni altalenanti<\/strong><br \/>\nLe tensioni si sono anche riversate sull\u2019applicazione dell\u2019accordo: nei primi mesi del 2020, l\u2019Ue sembrava infatti intravedere una nuova crisi migratoria ai confini fra Grecia e Turchia. Dopo aver accusato l\u2019Unione di non aver rispettato le previsioni finanziarie dell\u2019intesa, il presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdo\u011fan<\/strong>\u00a0aveva infatti annunciato che la Turchia non era pi\u00f9 disponibile a mantenere la chiusura delle frontiere con l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Nelle settimane successive, la crescente tensione alla frontiera terrestre fra Grecia e Turchia aveva addirittura spinto i vertici delle istituzione europee a visitare di persona la zona, in un gesto dall\u2019alto significato politico e simbolico, che indicava la massima priorit\u00e0 riconosciuta dall\u2019Ue alla questione migratoria. Nonostante poi il drammatico impatto della pandemia di Covid-19 abbia spostato improvvisamente altrove l\u2019attenzione politica, l\u2019Unione \u00e8 dovuta comunque <strong>correre ai ripari per sanare la frattura<\/strong>, promettendo <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/IP_20_1324\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un\u2019estensione del supporto finanziario alla Turchia di 485 milioni<\/a> fino alla fine del 2021 per sostenere i programmi umanitari rivolti ai rifugiati presenti nel Paese.<\/p>\n<p>In generale, <strong>le tensioni dell\u2019anno scorso hanno messo in evidenza come simili accordi espongano la politica migratoria europea agli effetti di shock esogeni<\/strong> e alle decisioni di Paesi terzi alla ricerca di ulteriori concessioni, ottenibili facendo leva sulle preoccupazioni europee. In pi\u00f9, anche altre parti dell\u2019accordo, centrali per l\u2019Ue, non hanno funzionato come promesso: il meccanismo per i rimpatri ha favorito il ritorno in Turchia di <a href=\"https:\/\/data2.unhcr.org\/en\/documents\/details\/84481\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">soli 2140 migranti irregolari dal 2016<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Abbandonare la logica emergenziale<\/strong><br \/>\nInoltre, un\u2019altra conseguenza a lungo termine spesso sottovalutata \u00e8 costituita dal <strong>deterioramento della situazione umanitaria nelle isole greche<\/strong>, le cui difficili condizioni <a href=\"https:\/\/www.cidob.org\/en\/publications\/publication_series\/opinion\/migraciones\/four_years_of_the_eu_turkey_deal\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sono state denunciate come una consapevole fonte di deterrenza<\/a> per dissuadere l\u2019arrivo di nuovi migranti. I richiedenti asilo sbarcati dalla Turchia non possono infatti muoversi nel resto del territorio greco e rimangono bloccati nei campi sulle isole, spesso sovraffollati. Sono anche cresciute le tensioni con la popolazione locale, mentre il governo greco negli ultimi mesi <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-europe-migrants-greece-idUSKBN29J1ED\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ha ripreso a premere per un rilancio dei rimpatri<\/a> verso la Turchia.<\/p>\n<p>L\u2019accordo pone dunque ancora oggi delle <strong>sfide strutturali alle politiche migratorie europee<\/strong>, che dovranno essere affrontate <strong>abbandonando la logica emergenziale che ne decret\u00f2 la firma cinque anni fa<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong>Nuovo Patto sulle Migrazioni e l\u2019Asilo dell\u2019Ue<\/strong> ambisce ad adottare <strong>un approccio pi\u00f9 strutturato<\/strong>, prevedendo ad esempio un rafforzamento della collaborazione in materia di rimpatri e un rinnovato sostegno ai milioni di rifugiati ancora presenti in Turchia, ma sembra perlopi\u00f9 ribadire la <strong>logica difensiva e securitaria insita nell\u2019accordo del 2016<\/strong>. Tuttavia, l\u2019Ue dovr\u00e0 presto rielaborare la propria strategia sui flussi nel Mediterraneo orientale e le relazioni con la Turchia, per evitare che fattori esterni la trovino di nuovo impreparata e costretta ad adottare soluzioni d\u2019emergenza.<\/p>\n<p><small> Nella foto di copertina ARIS MESSINIS \/ AFP migranti in arrivo sull\u2019isola greca di Lesbo <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tracciare un bilancio dei cinque anni trascorsi dalla firma, il 18 marzo 2016, dell\u2019accordo fra Unione europea e Turchia per ridurre l\u2019immigrazione irregolare verso la Grecia non \u00e8 un&#8217;operazione semplice n\u00e9 lineare. 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