{"id":87523,"date":"2021-03-30T23:05:43","date_gmt":"2021-03-30T21:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=87523"},"modified":"2021-04-07T07:39:08","modified_gmt":"2021-04-07T05:39:08","slug":"karlsruhe-torna-a-bussare-alla-porta-dellue-guai-in-vista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/karlsruhe-torna-a-bussare-alla-porta-dellue-guai-in-vista\/","title":{"rendered":"Karlsruhe torna a bussare alla porta dell&#8217;Ue: guai in vista?"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 una novit\u00e0 quella che ora si prospetta. Gli interventi della <strong>Corte costituzionale tedesca<\/strong> hanno segnato un serie di <strong>snodi del processo di integrazione europea<\/strong>: il Trattato di Maastricht (1993), gli aiuti alla Grecia (2011), la creazione del Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (2012), il programma Omt (2016), il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/05\/un-sentenza-devastante\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Quantitative Easing<\/a> (2020).<\/p>\n<p>Ogni volta le pronunce di Karlsruhe hanno suscitato apprensione. Si \u00e8 temuto che esse potessero assestare un duro colpo ai progressi dell\u2019Europa. Per la verit\u00e0, questo non si \u00e8 verificato: sia pure con una serie di distinguo e di riserve \u2013 qualche volta anche spiacevoli, come la recente censura alla Corte di giustizia &#8211; la Corte tedesca ha finito per dare il via libera alle misure europee contestate.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 di scena la <strong>Decisione sulle risorse proprie<\/strong> (Ord) adottata dal Consiglio il 14 dicembre 2020. Inutile richiamare l\u2019importanza di questo provvedimento, che contiene fra l\u2019altro l\u2019<strong>autorizzazione alla Commissione di emettere 750 miliardi di debito pubblico europeo<\/strong>. \u00c8 su questo strumento che si fonda il <strong>Next Generation EU<\/strong> (Ngeu), e la sua componente essenziale, la Recovery and Resilience Facility (Rrf), il dispositivo su cui si basano le aspettative di ripresa degli Stati membri, specie dei pi\u00f9 deboli (leggi anche l&#8217;<strong>Italia<\/strong>), per far fronte agli effetti devastanti della pandemia.<\/p>\n<p>La Decisione sulle risorse proprie trova la sua base giuridica nell\u2019art. 311 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea (Tfue). Questa norma stabilisce, al 1\u00b0 comma, che l\u2019Unione si dota dei mezzi necessari ai suoi fini; al 2\u00b0 comma, prevede che il bilancio dell\u2019Unione, fatte salve altre entrate, si finanzia integralmente con risorse proprie; infine, al 3\u00b0 comma, regola la procedura per l\u2019adozione e l\u2019entrata in vigore della Decisione. In particolare \u00e8 previsto che non basta l\u2019approvazione unanime del Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo; \u00e8 necessaria altres\u00ec la <strong>ratifica di tutti gli Stati membri<\/strong> secondo le rispettive regole interne.<\/p>\n<p>E qui entra in scena la Corte tedesca. La Decisione, completato regolarmente il suo iter europeo (consultazione del Parlamento, approvazione del Consiglio all\u2019unanimit\u00e0), \u00e8 passata alla ratifica degli Stati membri. In 16 la hanno gi\u00e0 effettuata (compresa l\u2019Italia), e anche in Germania i due rami parlamentari del <em>Bundesta<\/em>g e del <em>Bundesrat<\/em> si sono pronunciati a favore a larga maggioranza. Mancava solo l&#8217;approvazione definitiva del presidente della Repubblica federale, ma questa \u00e8 stata momentaneamente bloccata dalla decisione dei giudici di Karlsruhe del 26 marzo scorso.<\/p>\n<p>La decisione in discorso trae origine da un <strong>ricorso presentato da un folto gruppo di cittadini tedeschi<\/strong>, guidati da <strong>Bernd Lucke<\/strong>, un politico ed economista tedesco, gi\u00e0 esponente dell&#8217;estrema destra di\u00a0<em>Alternative f\u00fcr Deutschland<\/em>\u00a0al Parlamento europeo. Come \u00e8 noto,<strong> il sistema tedesco, diversamente da quello italiano, ammette un accesso diretto dei singoli alla Corte costituzionale<\/strong>. I ricorrenti chiedono che la Corte riconosca l\u2019illegittimit\u00e0 della Ord e ne blocchi in via cautelare la ratifica in Germania.<\/p>\n<p>Su quali argomenti si basi l\u2019impugnativa, non \u00e8 dato sapere con precisione. Non lo si pu\u00f2 desumere dall\u2019<strong>ordinanza della Corte<\/strong>, che \u2013 in ragione della sua natura\u00a0\u2013 \u00e8 priva di motivazione. Indicazioni abbastanza fondate si possono tuttavia trarre dalle posizioni assunte da Bernd Lucke\u00a0 in sede parlamentare europea e da quanto riferito da chi probabilmente ha avuto accesso ai testi del ricorso.<\/p>\n<p>A quanto sembra, la Ord \u00e8 contestata sotto il profilo del <strong>mancato rispetto del principio di attribuzione<\/strong> (<em>Ultra-vires Kontrol<\/em>) e di quello della <strong>lesione di fondamentali principi della costituzione tedesca<\/strong> (<em>Verfassungsidentitat Kontrol<\/em>). Sono due critiche ricorrenti nelle impugnative di atti europei davanti alla Corte.<\/p>\n<p>Nel nostro caso, sotto il primo profilo si lamenta che la Ord sarebbe andata al di l\u00e0 delle attribuzioni conferite dall\u2019art. 311 Tfue.\u00a0 La ragione viene individuata nel fatto che questa norma autorizzerebbe il Consiglio a decidere unicamente in ordine a risorse proprie. Tali non sarebbero viceversa quelle che derivano dal <strong>ricavato di prestiti obbligazionari<\/strong> dell\u2019Unione, da considerarsi risorse altrui. In altre parole, non si dovrebbe fare confusione fra <em>Eigenmittel<\/em> (consentite) e<em> Fremdenmittel<\/em> (vietate).<\/p>\n<p>Quanto al secondo profilo, sarebbe compromesso <strong>il diritto sovrano del Parlamento tedesco sul bilancio nazionale<\/strong>; questo si troverebbe esposto a passivit\u00e0 decise autonomamente dalla Commissione e da cui potrebbero derivare aggravi per i contribuenti tedeschi fino a 750 miliardi di euro. Di qui la lamentata lesione dell\u2019identit\u00e0 costituzionale del Paese.<\/p>\n<p>\u00c8 bene subito precisare che <strong>la decisione della Corte del 26 marzo non prende minimamente in considerazione questi argomenti<\/strong>. Infatti, essa non si pronuncia n\u00e9 sul ricorso principale di costituzionalit\u00e0 (che richiede altri tempi), ma nemmeno sulla richiesta di misura cautelare (<em>einstweiligen Anordnung<\/em>). Essa adotta un provvedimento da essa stessa qualificato come <em>H\u00e4ngebescluss<\/em>. \u00c8 uno strumento previsto nel sistema tedesco (non mi risulta in quello italiano) in funzione anticipatrice di quello cautelare e finalizzato a non vanificarne gli effetti: <strong>una sorta di di pre-pre decisione nel merito<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per valutare nel merito le questioni sollevate dai ricorrenti. A prima vista sembrano superabili e, in gran parte, gi\u00e0 esaminate e superate (sia pure \u2013 lo si \u00e8 gi\u00e0 detto \u2013 con qualche riserva) dagli stessi giudici di Karlsruhe. La Commissione europea si \u00e8 subito dichiarata convinta che la Decisione sulle risorse proprie si avvale di solide basi giuridiche. Bene cos\u00ec:<strong> resta il problema dei tempi<\/strong>. La ratifica tedesca \u00e8 per ora bloccata. Speriamo che anche sotto la pressione dell\u2019opinione pubblica europea la Corte tedesca si pronunci quanto prima e nel senso auspicato. <strong>Ne va del tempestivo e tanto atteso avvio degli esborsi<\/strong> di Next Generation EU.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA-EFE\/RONALD WITTEK <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 una novit\u00e0 quella che ora si prospetta. 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