{"id":87946,"date":"2021-04-26T07:04:13","date_gmt":"2021-04-26T05:04:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=87946"},"modified":"2021-05-04T10:55:09","modified_gmt":"2021-05-04T08:55:09","slug":"per-imparare-la-lezione-del-sofa-gate-non-serve-modificare-i-trattati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/04\/per-imparare-la-lezione-del-sofa-gate-non-serve-modificare-i-trattati\/","title":{"rendered":"Per imparare la lezione del sofa-gate non serve modificare i Trattati"},"content":{"rendered":"<p>Il cosiddetto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/04\/diplomazie-a-confronto-tra-sofa-gate-draghi-e-erdogan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sofa-gate<\/a> ha mostrato un\u2019<strong>Unione europea<\/strong> nei gesti dei suoi rappresentanti, <strong>incoerente e fragile nella sua proiezione esterna<\/strong>; proprio sulla frontiera storicamente pi\u00f9 difficile e complessa: quella orientale.<\/p>\n<p>Quella &#8220;frontiera&#8221; tre giorni dopo il premier italiano\u00a0<strong>Mario Draghi<\/strong> ha voluto per certi versi marcare con parole nette, nel segno dei valori europei (di fronte al leader turco, ha affermato, occorre essere franchi \u201cnell&#8217;esprimere la propria diversit\u00e0 di vedute, di opinioni, di comportamenti, di visioni, di societ\u00e0\u201d) che marcano la differenza tra Paesi con cui si deve &#8220;cooperare&#8221; pi\u00f9 che collaborare.<\/p>\n<p>Queste due vicende, al di l\u00e0 dei turbamenti diplomatici che hanno creato (a Bruxelles come a Roma e Ankara), propongono nodi essenziali che l&#8217;Unione si trova di fronte ma, a ben vederle, anche possibili soluzioni.<\/p>\n<p><strong>Che l&#8217;Unione abbia un &#8220;esecutivo duale&#8221; \u00e8 un dato di fatto<\/strong>. Il Consiglio europeo con il Trattato di Lisbona non solo fornisce orientamenti e impulsi, ma sempre pi\u00f9 \u00e8 divenuto la sede dove vengono prese tutte le principali decisioni politiche dell&#8217;Unione. Sempre il Trattato di Lisbona ha confermato per\u00f2 il ruolo della Commissione cui spetta la gestione delle tradizionali politiche dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p>Ora, il ruolo dell&#8217;Unione sulla scena internazionale passa prima di tutto nella proiezione di queste politiche integrate con cui si \u00e8 costruito il mercato unico.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli errori di protocollo e della pubblica umiliazione che ha prodotto l&#8217;immagine del tranquillo accomodarsi del presidente del Consiglio europeo Charles Michel a fronte dell&#8217;imbarazzo della numero uno della Commissione <strong>Ursula von der Leyen<\/strong>, l&#8217;Unione europea ha accettato, nel palazzo presidenziale turco, davanti un ospite incurante, di far sedere, defilata sul divano l&#8217;unica donna presente, ma soprattutto la <strong>titolare dei temi che pi\u00f9 pesano nel complesso negoziato con Ankara<\/strong> (il sostegno finanziario e la politica dei visti).<\/p>\n<p>Ad Ankara, come negli altri negoziati, ed anche nelle conferenze multilaterali, l&#8217;Unione potrebbe ben presentarsi con un unico rappresentante.<\/p>\n<p><strong>Non c&#8217;\u00e8 bisogno di cambiare i Trattati, n\u00e9 gli equilibri tra Consiglio europeo e Commissione.<\/strong><\/p>\n<p>Il presidente del Consiglio europeo potrebbe ad esempio ben interpretare il suo ruolo in modo diverso e pur sempre autorevole, come un capo di Stato in un sistema parlamentare, senza dunque essere protagonista di negoziati, lasciando invece spazio alla Commissione e all&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Ue per la politica estera e di sicurezza comune. Una simile evoluzione potrebbe aiutare l&#8217;emersione di una pi\u00f9 efficace proiezione esterna dell&#8217;Unione; che senza cambiare i Trattati, <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/abbandonare-il-voto-allunanimita-e-necessario-per-avere-una-politica-estera-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">utilizzando le cosiddette disposizioni passerella<\/a><\/strong> potrebbe rafforzarsi superando il vincolo dell&#8217;unanimit\u00e0 (anche se ci\u00f2 richiederebbe comunque un consenso unanime degli Stati, che in alcuni Stati membri deve passare per una preventiva procedura parlamentare, onerosa quanto quella necessaria a ratificare modifiche ai Trattati).<\/p>\n<p>In una prospettiva pi\u00f9 ambiziosa, nulla poi impedisce che i capi di Stato e di governo affidino addirittura alla presidente della Commissione il compito di presiedere il Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Il Consiglio europeo, con la scelta di von der Leyen alla guida della Commissione, ha voluto marcare il suo ruolo di guida e di impulso, sbarrando la via alle aspirazioni del Parlamento europeo che avrebbe voluto &#8211; con il metodo della <em>Spitzenkandidaten<\/em>\u00a0&#8211; parlamentarizzare ulteriormente il ruolo della Commissione.<\/p>\n<p>Piuttosto che insistere su questa proposta, potrebbe essere pi\u00f9 saggio e frutto di un europeismo maturo e consapevole, <strong>accettare l\u2019equilibrio che si \u00e8 realizzato tra Parlamento e Consiglio europeo nella scelta della guida della Commissione<\/strong>. Certo, includendo nel potere di proposta formulata dal Consiglio europeo la scelta di attribuire al candidato presidente della Commissione anche il ruolo di presidente dello stesso Consiglio, si valorizzerebbe il ruolo di quest&#8217;ultima istituzione nel processo che porta all\u2019elezione del presidente della Commissione. Ma in fondo non pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 avvenuto con la formazione della Commissione von der Leyen; e il risultato complessivo sarebbe comunque quello di un rafforzamento del quadro istituzionale dell\u2019Unione senza toccare i Trattati.<\/p>\n<p>Su questi realistici sviluppi potrebbe aprirsi un confronto nella <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/al-via-la-conferenza-sul-futuro-delleuropa-un-anno-per-ripensare-lue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Conferenza sul futuro dell&#8217;Europa<\/a>\u00a0<\/strong>che dovrebbe concludere i suoi lavori proprio in corrispondenza della scadenza del mandato dell&#8217;attuale presidente del Consiglio europeo discutendo in particolare sul ruolo dell&#8217;Ue nel mondo e sui diritti e i valori europei.<\/p>\n<p>Valori che Mario Draghi ha voluto riaffermare, legandoli proprio al modo con cui si deve cooperare con vicini che hanno diverse visioni della societ\u00e0. Lo ha fatto non citando quale vicino orientale, ma chi lo guida, con parole inaspettate e cos\u00ec nette da suggerire la evocazione di un tema cruciale: quello della fissazione dei confini dell&#8217;Europa. Confini che a oriente la geografia certo non aiuta a definire. Mentre i Trattati parlano di un\u2019Unione aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i valori e che si impegnano a promuoverli insieme.<\/p>\n<p>Se l\u2019allargamento \u00e8 stato uno straordinario fattore di stabilit\u00e0 e di progresso, l\u2019indeterminatezza dei confini mina la capacit\u00e0 dell\u2019Unione di costruire una propria identit\u00e0. Forse \u00e8 giunto il momento di affrontare anche questo nodo. E la Conferenza sul futuro dell\u2019Europa potrebbe essere <strong>l\u2019occasione giusta, per far maturare decisioni e scelte, certo complesse, ma forse indispensabili per dare sostanza emotiva all\u2019identit\u00e0 dell\u2019Unione<\/strong>.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/Francisco Seco \/ POOL POOL <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cosiddetto sofa-gate ha mostrato un\u2019Unione europea nei gesti dei suoi rappresentanti, incoerente e fragile nella sua proiezione esterna; proprio sulla frontiera storicamente pi\u00f9 difficile e complessa: quella orientale. 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