{"id":88005,"date":"2021-05-03T04:54:47","date_gmt":"2021-05-03T02:54:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88005"},"modified":"2021-05-05T08:03:32","modified_gmt":"2021-05-05T06:03:32","slug":"otto-nomi-biden-relazioni-vaticano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/otto-nomi-biden-relazioni-vaticano\/","title":{"rendered":"Gli otto nomi di Biden per rilanciare le relazioni con il Vaticano"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Joe Biden<\/strong> fa i conti con lo <strong><em>spoil system<\/em><\/strong> americano. Pezzi importanti della nuova amministrazione democratica negli Stati Uniti sono gi\u00e0 al proprio posto, ma nelle prossime settimane un numero piuttosto elevato di alti funzionari e ambasciatori saranno esaminati dal Senato per completare la squadra del presidente. Compreso il nuovo diplomatico \u2013 o diplomatica \u2013 che si occuper\u00e0 di curare <strong>i rapporti tra Washington e la Santa Sede.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><a href=\"https:\/\/www.americamagazine.org\/politics-society\/2021\/04\/12\/us-ambassador-holy-see-joe-biden-pope-francis-240430\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">In un recente articolo su &#8220;America&#8221;<\/a>, la rivista settimanale dei gesuiti statunitensi, <strong>Nicholas Sawicki<\/strong> ha indicato otto papabili profili per succedere a <strong>Callista Gingrich<\/strong>, ambasciatrice nominata dall\u2019ex presidente Donald Trump nel 2017. Si passa da <strong>Elizabeth Bagley<\/strong>, gi\u00e0 diplomatica in funzione durante le amministrazioni di Bill Clinton e Barack Obama, a <strong>Felice Gorordo<\/strong> e <strong>Alexia Kelly<\/strong>. Il primo fu coinvolto nella <strong>riapertura dell\u2019ambasciata statunitense a Cuba<\/strong> e nell\u2019organizzazione dello storico viaggio di Francesco sull\u2019isola, mentre la seconda ha lavorato per dieci anni nella <strong>Conferenza episcopale americana<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E ancora, tra i candidati ci sarebbero<strong> Dan Lipinski<\/strong>, membro conservatore del Partito democratico, l\u2019ex governatore del Maryland<strong> Martin O\u2019Malley\u00a0<\/strong>(per poche settimane terzo incomodo tra Hillary Clinton e Bernie Sanders nel 2016), <strong>Kerry Robinson e Stephen Schnek<\/strong>, rispettivamente ambasciatrice della <em>Leadership Roundtable<\/em> e direttore esecutivo della <em>Franciscan Action Network<\/em>. Tutti profili di <strong>spiccata fede cattolica<\/strong> e tutti aderenti alla campagna mirata dei <strong>\u201cCatholics for Biden\u201d<\/strong>, che ha in parte contributo al successo del presidente durante le elezioni dello scorso novembre.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 chiaro, per\u00f2, che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/i-cattolici-tradizionalisti-usa-disorientati-dallavvio-della-presidenza-biden\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le tensioni interne al cattolicesimo statunitense<\/a> e tra quest\u2019ultimo e la Chiesa di Roma non si esauriranno con la nomina di un nuovo ambasciatore. Il conflitto silenzioso, deflagrato rumorosamente con l\u2019elezione di Donald Trump \u2013 alla quale hanno contribuito anche i cattolici \u2013 e incancrenitosi nello scisma all\u2019interno della comunit\u00e0 dei fedeli americani, continuer\u00e0. Il nuovo ambasciatore dovr\u00e0 prenderne atto e cercare, almeno ai massimi livelli, di<strong> ricucire lo strappo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><b>Vaticano-Usa: storia di due imperi<br \/>\n<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">Stati Uniti e Vaticano sono <strong>due imperi a vocazione universale<\/strong> con una missione salvifica da compiere. Tanto terrena quella americana, quanto ultramondana quella della Chiesa cattolica. Traiettorie formalmente divergenti che, solo apparentemente, permettono a Washington e Santa Sede di trovarsi d\u2019amore e d\u2019accordo. Cosa che \u00e8 successa ben poche volte nel corso della storia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>La nascita degli Stati Uniti \u00e8 di per s\u00e9 uno strappo<\/strong>. Le guerre religiose in Europa hanno spinto moltissimi immigrati dal Vecchio continente al nuovo mondo. Qui, una volta sistemati, i nuovi americani hanno deciso che la religione non avrebbe potuto e dovuto interferire con la vita politica del Paese. In Vaticano, poi, l\u2019esperimento americano era vissuto con diffidenza: il principio democratico statunitense si scontrava duramente con quello monarchico europeo sul quale la Chiesa, per secoli, si era poggiata. La reciproca sfiducia si rivers\u00f2 anche in ambito domestico. Le violenze in stile <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Gangs of New York<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, film di Martin Scorsese sulla lotta sanguinaria tra i protestanti di Bill Cutting e gli immigrati irlandesi dei <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Dead Rabbits<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, lasciarono spazio nei decenni successivi a un diffuso <strong>sentimento anticattolico<\/strong> nel Paese. Durante le campagne elettorali di Al Smith nel 1928 e di John Kennedy nel 1960, entrambi cattolici ed entrambi irlandesi, i due candidati del Partito democratico dovettero fronteggiare questo ostracismo: non poteva essere corso il rischio che il presidente statunitense fosse fedele a un altro leader mondiale come il Papa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Catholic Ghetto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> nel quale i fedeli \u2013 immigrati italiani, irlandesi e polacchi in particolare \u2013 vennero confinati per quasi due secoli, venne lentamente demolito proprio dagli anni Sessanta. Prima la Seconda guerra mondiale, poi il <strong>Concilio Vaticano II<\/strong> gettarono un ponte tra le due sponde, creando le prime convergenze. Fu soltanto un paio di decenni pi\u00f9 tardi, negli anni Ottanta, che Stati Uniti e Santa Sede formalizzarono le reciproche rappresentanze. Su iniziativa di <strong>Ronald Reagan<\/strong>, nel 1984 Washington e Vaticano instaurarono ufficialmente rapporti diplomatici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La congiuntura favorevole tra <strong>il conservatorismo americano e quello vaticano<\/strong>, con Reagan, Bush padre e Bush figlio da una parte e <strong>papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI<\/strong> dall\u2019altra, si mantenne almeno fino alla prima presidenza di <strong>Barack Obama,<\/strong> seguita dalle dimissioni di Ratzinger e dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/sette-anni-di-francesco-il-papa-delle-periferie\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">elezione di papa Francesco<\/a>. Con l\u2019arrivo di Trump, le scosse interne alla comunit\u00e0 cattolica, rimaste sotto controllo dagli anni Settanta in avanti, sono rapidamente divenuta irrefrenabili.<\/span><\/p>\n<p><b>Nuovo ambasciatore, vecchie questioni<br \/>\n<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">La societ\u00e0 di analisi e consulenza Gallup, nelle scorse settimane, ha spiegato come Joe Biden, nonostante la sua profonda fede, <a href=\"https:\/\/news.gallup.com\/opinion\/polling-matters\/345794\/few-signs-catholic-bump-biden.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non stia facendo meglio di Obam<\/a>a in termini di percentuali tra i cattolici. Secondo <strong>Frank Newport<\/strong>, autore della ricerca, il motivo \u00e8 essenzialmente uno: l&#8217;<strong>insanabile spaccatura partitica del sistema statunitense.<\/strong>\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il cattolicesimo americano non sfugge a questa logica che divide e distingue tra repubblicani e democratici.<strong> Il grande successo di Donald Trump tra gli evangelici<\/strong>, nonostante la vita e il passato personale dell\u2019ex presidente non si ispirassero propriamente alle Sacre Scritture, \u00e8 dovuto proprio alla <strong>radicale politicizzazione della religione negli Stati Uniti.<\/strong> Da quando il Partito repubblicano, grazie a Reagan, ha innalzato la bandiera<strong> pro-life e antiabortista<\/strong>, schierandosi su posizioni intransigenti sulla morale sessuale e abbracciando il minimalismo dello Stato in economia, l\u2019elettorato cattolico sensibile a questi temi ha scelto (quasi) automaticamente dove collocarsi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Trump, all\u2019interno della filiera repubblicana, non ha fatto eccezione, raccogliendo i frutti di un processo di scollamento interno alla comunit\u00e0 cattolica che va avanti dal Concilio Vaticano II e accelerato dall\u2019elezione di papa Francesco. <strong>La prospettiva post-americana<\/strong> \u2013 nel senso di post-occidentale \u2013 di Bergoglio \u00e8 diametralmente opposta a quella offerta da Trump durante la sua presidenza, scandita dallo slogan <strong>\u201cMake America Great Again\u201d.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Al di l\u00e0 delle incompatibilit\u00e0 sui temi specifici \u2013 dall\u2019immigrazione all\u2019economia, dalla commistione tra politica e religione all\u2019ambiente \u2013 Francesco e Trump non rappresentano il picco del marasma cattolico in America. B<strong>iden non sar\u00e0 l\u2019uomo della provvidenza<\/strong>, destinato a riunire le due anime religiose del Paese. Le pulsioni della comunit\u00e0 cattolica statunitense, nella misura in cui <strong>rimarr\u00e0 alto il livello di conflittualit\u00e0 politica<\/strong> tra democratici e repubblicani, continueranno a esistere.\u00a0 Anche con un nuovo ambasciatore.<\/span><\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/TONY GENTILE \/ POOL <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joe Biden fa i conti con lo spoil system americano. Pezzi importanti della nuova amministrazione democratica negli Stati Uniti sono gi\u00e0 al proprio posto, ma nelle prossime settimane un numero piuttosto elevato di alti funzionari e ambasciatori saranno esaminati dal Senato per completare la squadra del presidente. 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