{"id":88225,"date":"2021-05-16T08:50:17","date_gmt":"2021-05-16T06:50:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88225"},"modified":"2021-05-17T07:55:26","modified_gmt":"2021-05-17T05:55:26","slug":"tra-menzogne-e-minacce-trump-tiene-in-pugno-i-repubblicani-del-congresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/tra-menzogne-e-minacce-trump-tiene-in-pugno-i-repubblicani-del-congresso\/","title":{"rendered":"Tra menzogne e minacce, Trump ha in pugno i repubblicani del Congresso"},"content":{"rendered":"<p>Quasi duecento giorni sono passati dalle <strong>elezioni presidenziali<\/strong> del 3 novembre negli <strong>Stati Uniti<\/strong>, quando <strong>Joe Biden<\/strong> ottenne oltre sette milioni di voti popolari in pi\u00f9 di <strong>Donald Trump<\/strong> e s\u2019aggiudic\u00f2 306 Grandi Elettori contro 232. Pi\u00f9 di sei mesi dopo, la grande maggioranza dei gruppi repubblicani alla Camera e al Senato restano legati alla <strong>falsa narrazione di elezioni rubate con brogli e truffe<\/strong>: quella narrazione che innesc\u00f2 l\u2019attacco al Campidoglio del 6 gennaio, quando facinorosi sostenitori del magnate presidente, da lui sobillati, penetrarono nel Congresso per impedire la ratifica dell\u2019esito delle elezioni.<\/p>\n<p><strong>Il controllo di Trump sul partito e, pi\u00f9 ancora, sui gruppi parlamentari resta assoluto<\/strong>: lo constatano, all\u2019unisono, i media Usa pi\u00f9 autorevoli. Un controllo non basato sull\u2019adesione ideale o ideologica, ma su calcoli e sulla <strong>paura di perdere il posto<\/strong>: Trump, tornato ad esprimersi dopo qualche settimana di ibernazione nella sua tenuta di Mar-a-lago in Florida, vuole liberarsi dei deputati e dei senatori che non hanno assecondato le sue falsit\u00e0.<\/p>\n<p>Resta da misurare il seguito che Trump continua ad avere nell\u2019opinione pubblica: i sondaggisti riferiscono che <strong>percepirlo con affidabilit\u00e0 \u00e8 difficile<\/strong>, perch\u00e9 i trumpiani tendono a sottrarsi ai rilevamenti e gli anti-trumpiani, i liberals, tendono invece a rispondere. Con il rischio, emerso fin da Usa 2016, di sottovalutare i primi e sovrastimare i secondi.<\/p>\n<p><strong>Da Cheney a Stefanik<\/strong><br \/>\nQuesta settimana, i deputati repubblicani hanno fatto \u2013 politicamente &#8211; fuori la loro numero 3, nella gerarchia del gruppo, <strong>Liz Cheney<\/strong>, un <strong>falco<\/strong> in materia di difesa e di sicurezza, rappresentante del Wyoming, figlia dell\u2019ex vice-presidente degli Stati Uniti Dick Cheney, il motore neo-con della presidenza di George W. Bush; e l\u2019hanno sostituita con <strong>Elise Stefanik<\/strong>, deputata di New York. L\u2019elezione di Stefanik, con un voto a porte chiuse, cos\u00ec come la rimozione di Cheney, ha segnato l\u2019acme della <strong>campagna di epurazione dei critici di Trump<\/strong>, avviata una volta archiviata la procedura d\u2019impeachment.<\/p>\n<p>La colpa di Liz Cheney? Continuare a confutare le menzogne dell\u2019ex presidente, dopo averne votato la messa in stato d\u2019accusa per il secondo impeachment, a fine mandato. Il merito di Elise Stefanik? Essere iper-trumpiana e volere che la leadership del partito esprima &#8220;<strong>un messaggio unitario&#8221;, quello dell\u2019ex presidente<\/strong>, e contesti tutte le scelte dell\u2019Amministrazione democratica, facendo cos\u00ec deragliare il progetto di Biden di ricreare momenti bipartisan, dopo la polarizzazione caratteristica dell\u2019era Trump. Stefanik \u00e8 appoggiata del leader repubblicano alla Camera <strong>Kevin McCarthy<\/strong>, che deve farsi perdonare un momento d\u2019incertezza, subito dopo il 6 gennaio, quando il sostegno al magnate suo e del capogruppo al Senato <strong>Mitch McConnell<\/strong> parve vacillare.<\/p>\n<p>La rimozione di Cheney testimonia che i repubblicani restano convinti che <strong>essere fedeli a Trump \u00e8 la migliore garanzia per vincere le elezioni di midterm<\/strong> nel novembre 2022 e riprendere il controllo della Camera &#8211; ma soprattutto \u00e8, per i deputati in carica, la migliore garanzia di non essere battuti alle primarie da candidati trumpiani -.<\/p>\n<p><strong>Biden tenta la carta della collaborazione<\/strong><br \/>\nL\u2019elezione di Stefanik ha quasi coinciso con il varo di una <strong>commissione d\u2019inchiesta della Camera sui fatti del 6 gennaio<\/strong>, per i quali la magistratura prosegue indagini, arresti e processi. Decisa d\u2019intesa tra democratici e repubblicani, la commissione sar\u00e0 composta da dieci membri e dovr\u00e0 analizzare \u201cfatti e circostanze &#8230; e pure gli elementi che condizionarono\u201d l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/il-giorno-piu-buio-della-democrazia-americana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">episodio insurrezionale del 6 gennaio<\/a>: un riferimento velato, ma chiaro, al comportamento di Trump.<\/p>\n<p>Nei giorni in cui i repubblicani della Camera erano in ebollizione, il presidente Biden ha ricevuto alla Casa Bianca, per la prima volta, i leader repubblicani al Congresso, McConnell e McCarthy \u2013 c\u2019erano pure i loro omologhi democratici, Chuck Schumer e Nancy Pelosi -: obiettivo, <strong>trovare terreno d\u2019accordo sui piani dell\u2019Amministrazione per rilanciare l\u2019economia<\/strong>, con massicci interventi pubblici nelle infrastrutture \u2013 fisiche e virtuali , oltre che energetiche \u2013 e su occupazione e istruzione.<\/p>\n<p><strong>Finora, i repubblicani sono stati impermeabili a ogni collaborazione<\/strong>: McConnell e McCarthy hanno mandato, da Trump, di rendere il mandato di Biden un inferno. Uscire dall\u2019impasse sar\u00e0 \u201cdifficile\u201d, scrivono, usando la stessa parola, \u201cawkward\u201d, gli analisti di <em>New York Times<\/em> e <em>Washington Post<\/em>, che riservano ironia e sarcasmo per la coppia repubblicana, ipocritamente determinata ad avallare una menzogna di cui sono consapevoli \u2013 le elezioni rubate \u2013 per difendere il posto e il potere.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ipotesi di un nuovo partito<\/strong><br \/>\n<strong>Serpeggia la minaccia di una scissione<\/strong>: oltre cento repubblicani anti-Trump prospettano di uscire dal partito e fondarne uno nuovo. L&#8217;ipotesi potrebbe essere accelerata dalla rimozione di Liz Cheney. Ma <em>Washington Post<\/em> e <em>New York Times<\/em> sono scettici che ci\u00f2 possa accadere. Una lunga lista d\u2019esponenti del Grand Old Party &#8211; ex governatori, ex membri del Congresso ed ex funzionari eletti &#8211; ha pubblicato una lettera manifesto, <em>A Call for American Renewal<\/em>, in cui proclama la <strong>volont\u00e0 d\u2019affrancarsi dal giogo dell&#8217;ex presidente<\/strong>. &#8220;Quando nella nostra repubblica democratica sorgono forze di cospirazione, divisione e dispotismo, \u00e8 dovere patriottico dei cittadini agire collettivamente in difesa della libert\u00e0 e della giustizia&#8221;, si legge nel preambolo della dichiarazione.<\/p>\n<p>&#8220;Questo \u00e8 solo un primo passo&#8221;, spiega Miles Taylor, ex funzionario per la sicurezza interna e uno dei promotori della fronda. Ma <strong>il nuovo partito appare \u201cuna minaccia vuota\u201d<\/strong>, da una parte perch\u00e9 la base repubblicana \u00e8 ora favorevole a Trump \u2013 gli scissionisti si troverebbero senza base \u2013 e dall\u2019altra perch\u00e9 il sistema politico americano \u00e8 basato sul bipartitismo e non ha mai consentito la nascita di una terza forza significativa e duratura. Sarah Chamberlain, che dirige un\u2019organizzazione di uomini d\u2019affari repubblicani, da tempo critica di Trump, dice: \u201cIl terzo partito non ci sar\u00e0 \u2026 <strong>Bisogna stare nel partito e cambiarlo, eleggendo le persone giuste<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Al momento, non \u00e8 facile trovarle e ancor meno eleggerle. Anzi, Cheney e gli altri deputati e senatori che votarono per l\u2019impeachment di Trump rischiano di non essere ricandidati alle elezioni di midterm del 2022: alcuni di essi hanno gi\u00e0 annunciato la decisione di lasciare la politica, mettendosi cos\u00ec al riparo dall\u2019<strong>umiliazione di una sconfitta alle primarie<\/strong>.<\/p>\n<p><small> Nella foto di copertina EPA-EFE\/SHAWN THEW il capogruppo repubblicano alla Camera Kevin McCarthy e la neoletta numero tre della leadership Elise Stefanik, in sostituzione di Liz Cheney <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi duecento giorni sono passati dalle elezioni presidenziali del 3 novembre negli Stati Uniti, quando Joe Biden ottenne oltre sette milioni di voti popolari in pi\u00f9 di Donald Trump e s\u2019aggiudic\u00f2 306 Grandi Elettori contro 232. 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