{"id":88237,"date":"2021-05-17T07:52:07","date_gmt":"2021-05-17T05:52:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88237"},"modified":"2021-05-17T07:52:48","modified_gmt":"2021-05-17T05:52:48","slug":"si-fa-presto-a-dire-transizione-energetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/si-fa-presto-a-dire-transizione-energetica\/","title":{"rendered":"Si fa presto a dire transizione energetica"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 non essere d\u2019accordo con Greta Thunberg, quando propone la <strong>transizione energetica verde<\/strong>, costi quel che costi (<em>whatever it takes<\/em>, direbbe qualcun altro), ma <strong>\u00e8 legittimo chiedersi a quanto ammontino questi costi<\/strong>. Va detto che attualmente la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili copre circa un terzo della richiesta (fonte Terna) e che il grosso della produzione di fossile \u00e8 fatto da impianti a gas ad alta efficienza, meno inquinanti di quelli a olio combustibile o a carbone, usati fino a 40 o 50 anni fa.<\/p>\n<p>La <strong>caduta di emissioni<\/strong>, rispetto al tutto fossile, \u00e8 dunque intorno al 40\/50% rispetto ai tempi del carbone e dell\u2019olio. <strong>Occorre indubbiamente far meglio<\/strong> e ridurre le emissioni almeno del 90%.<\/p>\n<p>Per ottenere tale riduzione serve, secondo calcoli e dati disponibili in letteratura per altri Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Germania), operare in tre direzioni: la <strong>produzione<\/strong>, lo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/cattura-e-stoccaggio-del-carbonio-la-partita-globale-e-le-mosse-dellitalia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>stoccaggio<\/strong><\/a> energetico e la <strong>trasmissione<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le alternative al fossile<\/strong><br \/>\nQuanto alla produzione occorre concentrarsi su <strong>impianti eolici e fotovoltaici, geotermia e biomasse<\/strong>. Gli impianti eolici sono i pi\u00f9 economici e la loro produzione andrebbe incrementata anche di un fattore dieci o pi\u00f9, tuttavia le aree d\u2019 interesse sono tre &#8211; Sicilia, Sardegna e Puglia &#8211; e, nel caso delle prime due, vi \u00e8 un palese problema di trasmissione, come si vedr\u00e0 di seguito. Gli impianti fotovoltaici, da potenziare almeno cinque volte, possono essere collocati quasi ovunque perch\u00e9 la differenza di produttivit\u00e0 ad esempio tra Sicilia e Piemonte meridionale non supera il 10%. Tuttavia la collocazione tecnicamente ottimale sarebbe a terra, con talora inevitabile utilizzo di aree a vocazione agricola, con qualche non immotivata opposizione.<\/p>\n<p>Interessante \u00e8 la soluzione usata in California, Australia e Germania, dove una miriade di piccoli impianti sul tetto sono interconnessi con una potenza totale paragonabile a quella di una centrale esistente a carbone e <strong>senza alcun utilizzo di terreno agricolo<\/strong>, sia pure con qualche perdita di rendimento. L\u2019<strong>idraulica<\/strong> \u00e8 attualmente la fonte maggiore con grossi impianti siti essenzialmente nel nord, ma \u00e8 difficile pensare ad un loro potenziamento significativo. La geotermia \u00e8 una fonte tradizionale (l\u2019Italia \u00e8 stata leader mondiale) ed ha il vantaggio di poter esser programmabile insieme all\u2019idraulica a bacino; notevoli sforzi sono stati fatti per ridurre l\u2019impatto ambientale, ora pressoch\u00e9 nullo e dunque rappresenta un valido, sia pur minore, complemento.<\/p>\n<p>Molto minore pu\u00f2 essere il contributo di impianti a biomassa, essenzialmente per motivi economici, a meno di implementare una virtuosa filiera di coltivazione e produzione (vecchia idea, mai realizzata su larga scala). Altre forme non sono ancora industrialmente mature, ma la ricerca applicata deve continuare. Va anche detto che, al momento, \u00e8 tecnicamente impossibile rinunciare completamente agli impianti fossili a gas, che, con potenza ridotta rimarrebbero, essenzialmente come riserva di emergenza e supplemento.<\/p>\n<p>\u00c8 inevitabile che talora (e non cos\u00ec infrequentemente) si abbia un surplus di produzione. La produzione di idrogeno verde potrebbe essere un interessante complemento, ancorch\u00e9 non facile da implementare. Al momento, la produzione di idrogeno blu da gas \u00e8 la pi\u00f9 economica<\/p>\n<p><strong>Non si pu\u00f2 prescindere dallo stoccaggio energetico<\/strong>, perch\u00e9 molte delle citate forme di produzione non sono programmabili (vento, sole); gli impianti idraulici a bacino sono indispensabili e ne esistono di notevoli in Italia nell\u2019arco alpino ed il loro uso, attualmente assai basso, va potenziato di un fattore almeno pari a dieci. Tuttavia non si pu\u00f2 al momento prescindere, malgrado il costo assai elevato, da <strong>batterie<\/strong>, ad esempio a ioni di litio; la citata soluzione di impianti fotovoltaici su tetto prevede infatti anche una batteria con autonomia intorno a un\u2019ora e mezza.<\/p>\n<p>\u00c8 lo stesso problema delle auto elettriche e dunque non \u00e8 ottimistico aspettarsi una riduzione di costo nel futuro dato l\u2019interesse e la relativa ricerca in atto<br \/>\nPer i motivi descritti \u00e8 necessit\u00e0 irrinunciabile, anche se impegnativa, il potenziamento per un fattore dieci delle linee di trasmissione in alta tensione essenzialmente da Sardegna e Sicilia (probabilmente in corrente continua).<\/p>\n<p><strong>Cosa implicano queste riduzioni di emissioni?<\/strong><br \/>\nLa prima conseguenza \u00e8 economica: <strong>un investimento di circa 200 miliardi di euro<\/strong>, in sostanza un Recovery Plan da farsi comunque in un programma di molti anni e dunque non irrealizzabile; a questo si accompagna un pesante, ma non intollerabile, <strong>aumento del costo della componente energetica della bolletta<\/strong> elettrica (probabilmente un raddoppio), per effetto del cambio di mix produttivo e dell\u2019adozione delle costose batterie.<\/p>\n<p>Un problema assai importante, anche se spesso trascurato, \u00e8 costituito dal considerevole <strong>aumento dello spazio dedicato alla produzione energetica<\/strong>. Lo spazio occupato in Italia dagli impianti fotovoltaici sarebbe comparabile con l\u2019intera provincia di Pisa (escludendo ovviamente la Piazza dei Miracoli) e se si aggiungono anche quelli eolici si occupa anche Livorno. Inoltre, sotto un impianto eolico si possono fare coltivazioni agricole o attivit\u00e0 zootecniche, non cos\u00ec per il fotovoltaico, che andrebbe a maggior ragione collocato su tetti o aree non utilizzabili in altro modo<\/p>\n<p>Occorre prevedere lo sviluppo di un\u2019industria di supporto per <strong>fabbricare qualche decina di migliaia di turbine eoliche, centinaia di milioni di pannelli fotovoltaici e grandi impianti per trasmissione elettrica in alta tensione<\/strong>, per non parlare di altri componenti elettronici. I volumi richiesti non sono al momento compatibili con la disponibilit\u00e0, ma \u00e8 possibile e virtuoso favorire le Ppp (Public-Private-Partnership).<\/p>\n<p><strong>Occasione di sviluppo industriale<\/strong><br \/>\nLe procedure di approvazione e di aggiudicazione devono essere veloci e vanno fatte su modelli simili a quelli usati per il ponte di Genova, anche correndo qualche rischio. Basta pensare alla proliferazione dei comitati locali come \u201c<strong>Not In My Backyard<\/strong>\u201d, che hanno bloccato per molto tempo, e con motivazioni spesso assolutamente stravaganti, l\u2019esecuzione di importanti opere, quali impianti eolici, fotovoltaici o l\u2019elettrodotto Socoi tra Sardegna, Corsica e Italia.<\/p>\n<p>La transizione energetica \u00e8 una necessit\u00e0, non priva di costi; per renderli sostenibili occorre in primis esserne consapevoli e poi specificare e programmare gli interventi (ad esempio dove collocare gli impianti eolici, quale modello scegliere per quelli fotovoltaici, come utilizzare quelli geotermici ed idraulici), garantendo il flusso dei finanziamenti e delle approvazioni, evitando non necessari appesantimenti burocratici e controllando rigorosamente il raggiungimento degli obiettivi.<\/p>\n<p>Oltre che una necessit\u00e0, si tratta di <strong>un&#8217;imperdibile occasione di sviluppo industriale<\/strong>, come gi\u00e0 capito in molti altri paesi, in primis la Germania<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/ALEX PLAVEVSKI <\/small><br \/>\n<small> L&#8217;autore ha utilizzato una serie di calcoli originali che \u00e8 disponibile a condividere con gli interessati: gvcknl2@tin.it <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 non essere d\u2019accordo con Greta Thunberg, quando propone la transizione energetica verde, costi quel che costi (whatever it takes, direbbe qualcun altro), ma \u00e8 legittimo chiedersi a quanto ammontino questi costi. 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