{"id":88364,"date":"2021-05-28T07:33:49","date_gmt":"2021-05-28T05:33:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88364"},"modified":"2021-05-30T00:21:50","modified_gmt":"2021-05-29T22:21:50","slug":"la-svizzera-lascia-il-tavolo-negoziale-niente-accordo-quadro-con-bruxelles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/la-svizzera-lascia-il-tavolo-negoziale-niente-accordo-quadro-con-bruxelles\/","title":{"rendered":"La Svizzera lascia il tavolo negoziale: niente accordo quadro con Bruxelles"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dopo sette anni di negoziato<\/strong>, si registra un nulla di fatto nei negoziati fra <strong>Svizzera<\/strong> e <strong>Unione europea<\/strong>: la Confederazione elvetica ha deciso (unilateralmente, sottolineano dalla Commissione) di abbandonare le trattative per l&#8217;adozione di un<strong> accordo quadro<\/strong> con Bruxelles. Restano quindi in piedi, per ora, i circa <strong>120 trattati bilaterali stipulati nel corso del tempo\u00a0<\/strong>fra le parti, riguardanti questioni che vanno dal commercio ai dispositivi medici. Le <strong>intese settoriali<\/strong> offrono alla Svizzera un <strong>canale privilegiato nell\u2019accesso al mercato unico<\/strong> in cambio delle frontiere aperte e dell\u2019allineamento del diritto elvetico a quello dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Alcuni di questi accordi hanno quasi 50 anni e la stessa Commissione aveva avvertito che molti di questi \u201cinvecchieranno inevitabilmente\u201d, mettendo in guardia inoltre che senza il pi\u00f9 ampio partenariato &#8220;non saranno concluse nuove intese con la Svizzera e quelle esistenti potrebbero non essere aggiornate&#8221;. L&#8217;attuale rete di accordi che regolano il rapporto non scomparir\u00e0 quindi all&#8217;improvviso, ma inizier\u00e0 ad appassire quando gli elementi che la compongono diventeranno obsoleti.<\/p>\n<p><strong>Disallineamento in vista<\/strong><br \/>\n<strong>La Svizzera \u00e8 il quarto partner commerciale dell\u2019Unione europea<\/strong>.\u00a0Il Paese alpino, da parte sua, commercia pi\u00f9 con l\u2019Ue che con chiunque altro, e solo l\u2019anno scorso la Confederazione ha esportato nell\u2019eurozona circa 160 miliardi di euro di beni e servizi. Per comprendere bene cosa questo fallimento negoziale rappresenta, si pu\u00f2 fare un immediato esempio concreto. Per coincidenza, infatti, mercoled\u00ec &#8211; nelle stesse ore in cui Berna optava per lo stop ai negoziati &#8211; \u00e8 scaduto un accordo di <strong>mutuo riconoscimento per i dispositivi medici<\/strong> come le macchine per la dialisi e gli strumenti per la chirurgia oculare, il che significa che sar\u00e0 pi\u00f9 complicato per i produttori scambiare tali dispositivi tra l&#8217;Ue e la Svizzera. Anche l&#8217;accesso al mercato unico per i prodotti agricoli potrebbe essere ostacolato poich\u00e9 le attuali disposizioni non si adatteranno automaticamente alle nuove norme dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>La posta in gioco per la Svizzera \u00e8 quindi la cooperazione in una serie di settori economici essenziali. Il governo di Berna ha affermato di aver iniziato a fare scorta di attrezzature mediche e di aver adottato altre &#8220;misure preventive&#8221; di protezione legali per le societ\u00e0 svizzere in attesa dell&#8217;imminente apertura di barriere con l&#8217;Ue. La decisione della Svizzera di abbandonare i colloqui significa quindi che con la scadenza dei trattati esistenti, il commercio tra l&#8217;Europa e la Svizzera potrebbe essere drammaticamente limitato. &#8220;A poco a poco, <strong>le economie cominceranno a disallinearsi<\/strong>&#8220;, come spiega chi negli ultimi anni ha seguito il dossier Brexit.<\/p>\n<p><strong>La scelta della Confederazione<\/strong><br \/>\nBruxelles si \u00e8 detta rammaricata per la decisione presa dal Consiglio federale e motivata da &#8220;differenze sostanziali&#8221;. A monte di questo fallimento troviamo differenti vedute in materia di <strong>libera circolazione dei cittadini<\/strong>, <strong>protezione dei salari<\/strong> e <strong>aiuti di Stato<\/strong>. La scelta di Berna di ritirarsi ha fatto seguito alla dura opposizione politica interna all&#8217;accordo quadro, che \u00e8 stato visto come una violazione della sovranit\u00e0 svizzera, nonostante un ampio desiderio nel Paese di mantenere stretti legami con l&#8217;UE.<\/p>\n<p>Da non dimenticare inoltre il fatto che un accordo avrebbe anche ricevere l&#8217;ok da un <strong>referendum<\/strong> nazionale come previsto dall\u2019ordinamento svizzero, con l&#8217;approvazione sia della maggioranza della popolazione complessiva che della maggioranza nei 26 cantoni del Paese. Ignazio Cassis, ministro degli Esteri elvetico, facendo riferimento a tale possibilit\u00e0, aveva dichiarato ai giornalisti di non credere ai sondaggi che suggeriscono un ampio sostegno popolare per l&#8217;intesa (il 64%, secondo gfs.bern). Alla fine, il governo di Berna sembra aver scelto di allontanarsi dal tavolo piuttosto che rischiare una sconfitta alle urne.<\/p>\n<p>In un&#8217;intervista all&#8217;inizio di questo mese, l&#8217;ambasciatore dell&#8217;Ue in Svizzera, Petros Mavromichalis, aveva gi\u00e0 avvertito che i negoziati erano &#8220;la cronaca di una morte annunciata&#8221;. &#8220;Oggi \u00e8 una vittoria per la democrazia diretta e quindi per il popolo svizzero&#8221;, ha detto invece Marco Chiesa, presidente dell\u2019<strong>Udc<\/strong>, partito di destra che da ormai molti anni \u00e8 il pi\u00f9 rappresentato al Consiglio federale, dove esprime anche il presidente <strong>Guy Parmelin<\/strong>. Il governo di Berna aveva ventilato a lungo la possibilit\u00e0 di abbandonare i negoziati.<\/p>\n<p><strong>Parlare a Berna perch\u00e9 Londra intenda<\/strong><br \/>\nLe trattative, iniziate nel 2014, sono diventate nel corso del tempo sempre pi\u00f9 urgenti per Bruxelles, in particolare dopo la\u00a0<strong>Brexit<\/strong> a causa delle preoccupazioni riguardo a un\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/i-due-calici-amari-sul-tavolo-degli-svizzeri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>ipotetica imitazione del modello svizzero da parte del Regno Unito<\/strong><\/a>: restare fuori dalle strutture istituzionali europee ma essere in grado di sfruttare i vantaggi garantiti dal mercato unico.<\/p>\n<p>L&#8217;Ue voleva quindi riequilibrare una relazione che consente alla Svizzera di godere di un accesso di vasta portata al mercato unico pur rimanendo al di fuori delle strutture formali del blocco europeo. Nessun altro Paese, osservano a Bruxelles, gode degli stessi termini &#8220;privilegiati&#8221; della Svizzera.<\/p>\n<p>Tuttavia rimane probabile che le conseguenze pi\u00f9 acute si faranno sentire in Svizzera data la dimensione della sua economia e la capacit\u00e0 di Bruxelles di esercitare il proprio potere regolatorio sugli Stati vicini.<\/p>\n<p><small> A cura di Damiano Mascioni <\/small><br \/>\n<small> Foto di copertina Commissione europea <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo sette anni di negoziato, si registra un nulla di fatto nei negoziati fra Svizzera e Unione europea: la Confederazione elvetica ha deciso (unilateralmente, sottolineano dalla Commissione) di abbandonare le trattative per l&#8217;adozione di un accordo quadro con Bruxelles. 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