{"id":88579,"date":"2021-06-18T00:37:01","date_gmt":"2021-06-17T22:37:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88579"},"modified":"2021-06-20T23:12:22","modified_gmt":"2021-06-20T21:12:22","slug":"in-iran-inizia-il-dopo-rouhani-tutto-pronto-per-la-presidenza-raisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/in-iran-inizia-il-dopo-rouhani-tutto-pronto-per-la-presidenza-raisi\/","title":{"rendered":"In Iran inizia il dopo Rouhani: tutto pronto per la presidenza Raisi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-88602 alignleft\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09-300x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09-300x300.jpeg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09-150x150.jpeg 150w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09-768x768.jpeg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09-1024x1024.jpeg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09-125x125.jpeg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-06-18-at-11.27.09.jpeg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il 25 maggio scorso, il ministro degli Interni dell&#8217;<strong>Iran<\/strong>\u00a0ha annunciato la lista dei <strong>sette candidati<\/strong> che correranno alle elezioni presidenziali di venerd\u00ec\u00a0<strong>18 giugno<\/strong>, quando tutti i cittadini maggiorenni saranno chiamati alle urne per scegliere il <strong>successore di Hassan Rouhani<\/strong>, attualmente a capo della Repubblica islamica. Il presidente uscente \u00e8 al suo secondo mandato consecutivo, il massimo previsto dalla Costituzione, e non potr\u00e0 quindi ricandidarsi. Ma si preannuncia una bassa affluenza.<\/p>\n<p>I sette sfidanti sono stati selezionati dall\u2019<strong>Agenzia per il monitoraggio delle elezioni (Ema)<\/strong> tra 592 candidati. L\u2019Ema \u00e8 un organo controllato direttamente dal <strong>Consiglio dei Guardiani<\/strong>, un gruppo di dodici membri che godono del potere di \u201csupervisione approvativa\u201d e che sono strettamente legati ad <strong>Ali Khamenei<\/strong>, attuale Guida Suprema dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>L\u2019Ema ha il compito di fare una <strong>preselezione dei candidati<\/strong>, passando al vaglio centinaia di proposte. Anche a questa tornata elettorale, <strong>tutte le 40 candidate sono state escluse,<\/strong> cos\u00ec come <strong>numerosi nomi importanti<\/strong>. Inoltre, il Consiglio non esprime mai le motivazioni del diniego, ma sostiene di riferirle privatamente ai singoli candidati.<\/p>\n<p><strong>I sette candidati<\/strong><br \/>\n<strong>Ebrahim Raisi<\/strong> (1960): <strong>conservatore<\/strong>, attualmente capo della magistratura iraniana e membro dell\u2019Assemblea degli Esperti, l\u2019organo statale incaricato di nominare la Guida Suprema. Raisi \u00e8 una figura molto controversa a causa di alcuni episodi che hanno segnato la sua carriera, primo fra tutti l\u2019esecuzione di migliaia di prigionieri politici nel 1988. Nonostante ci\u00f2, ha sempre ricoperto ruoli di primaria importanza nella magistratura del Paese, oppure legati a organismi religiosi. Gode di molto prestigio in Iran e non \u00e8 un volto nuovo per le elezioni presidenziali. Raisi ha infatti partecipato anche alla tornata elettorale del 2017, in cui \u00e8 arrivato secondo con il 38,3% di voti dopo il 57% di Hassan Rouhani. Date le numerosissime squalifiche dell\u2019Ema, Raisi ha la <strong>strada abbastanza spianata verso la vittoria<\/strong>, ed \u00e8 anche considerato il candidato favorito dell\u2019<em>establishment<\/em>. Inoltre, \u00e8 importante sottolineare come Raisi sia considerato <strong>uno dei pi\u00f9 probabili successori dell\u2019ormai anziano Khamenei<\/strong>, attuale Guida Suprema del Paese.<\/p>\n<p><strong>Amir-Hossein Ghazizadeh Hashemi<\/strong> (1971): conservatore, medico chirurgo, legislatore di lunga data e attualmente primo vicepresidente del Parlamento, di cui \u00e8 membro dal 2008. Hashemi rappresenta la circoscrizione elettorale di Mashhad e Kalat, nel nord est del Paese. Da sempre estremo oppositore del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/riattivare-il-jcpoa-e-nellinteresse-di-washington-e-teheran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dossier sul nucleare e dell\u2019accordo Jcpoa<\/a>, Hashemi porta avanti una campagna elettorale basata sul dialogo fra amministrazione e cittadini. \u00c8 il pi\u00f9 giovane candidato di queste elezioni e dovr\u00e0 fronteggiare gli altri candidati conservatori.<\/p>\n<p><strong>Abdolnaser Hemmati<\/strong> (1956): moderato, professore associato di economia presso l\u2019universit\u00e0 di Teheran e governatore della Banca Centrale dell\u2019Iran dal 2018 al 30 maggio scorso. Sotto la presidenza di Ahmadinejad e Rouhani ha ricoperto importanti ruoli alla guida di numerose istituzioni, fra cui: l\u2019<em>Islamic Republic of Iran Broadcasting <\/em>(IRIB), che possiede il monopolio radiofonico e televisivo iraniano, l\u2019istituto centrale di assicurazione dell\u2019Iran e alcune fra le pi\u00f9 importanti banche iraniane. \u00c8 considerato un tecnocrate e ha dimostrato negli anni la capacit\u00e0 di destreggiarsi fra i vari poli di potere iraniani. Le sue indubbie competenze economiche sarebbero di grande supporto al Paese, e nonostante la poca esperienza politica, potrebbe attrarre una parte dell\u2019elettorato di Rouhani. Tuttavia, negli ultimi tempi la presidenza uscente non gode di buona fama, in quanto considerata una delle cause dell\u2019attuale crisi in cui versa l\u2019Iran.<\/p>\n<p><strong>Saeed Jalili<\/strong> (1965): conservatore, politico e diplomatico di lunga data, \u00e8 attualmente membro del Consiglio per il Discernimento, un organo statale istituito per mediare le controversie fra Parlamento e Consiglio dei Guardiani e che funge da supporto alla Guida Suprema. \u00c8 considerato un fedele alleato di Khamenei, grazie al cui appoggio ha avuto accesso ad alcune cariche istituzionali di alto profilo, fra queste: segretario del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale, negoziatore sul nucleare e viceministro degli Esteri, tutte cariche ottenute durante la presidenza di Ahmadinejad (2005-2013). Concorre per la quarta volta alle elezioni presidenziali. L\u2019ultima partecipazione risale al 2013, anno in cui Hassan Rouhani vinse le elezioni per la prima volta: Jalili si classific\u00f2 terzo con l\u201911,3% di voti. \u00c8 un candidato molto popolare e benvoluto dall\u2019<em>establishment<\/em>, ma che probabilmente non riuscir\u00e0 ad uscire dall\u2019ombra del candidato conservatore favorito Ebrahim Raisi.<\/p>\n<p><strong>Mohsen Mehralizadeh<\/strong> (1956): unico riformista in lista, di origini azerbaigiane, politico, ex governatore del distretto del Khorasan e della provincia di Isfahan, \u00e8 stato per anni a capo di diversi organi statali. Aveva gi\u00e0 partecipato alle elezioni presidenziali del 2005, quando risult\u00f2 il candidato\u00a0meno votato. Anche queste elezioni non si prospettano molto favorevoli: Mehralizadeh \u00e8 l\u2019unico candidato in gara che non copre attualmente nessuna carica vicina all\u2019<em>establishment <\/em>e potrebbe non ricevere l\u2019appoggio di molti gruppi riformisti che hanno deciso di non supportare alcun candidato come forma di protesta alle numerose bocciature dell\u2019Ema.<\/p>\n<p><strong>Mohsen Rezai<\/strong> (1954): conservatore, attualmente segretario del Consiglio per il Discernimento, \u00e8 stato dal 1980 al 1997 il comandante in capo del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Pasdaran o guardiani della rivoluzione). \u00c8 spesso soprannominato il \u201ccandidato perenne\u201d, in quanto ha preso parte a tre elezioni presidenziali e a diverse parlamentari, senza per\u00f2 vincerne nessuna. La sua presenza funga quasi da segnaposto per creare una sorta di competizione in una gara gi\u00e0 pianificata a tavolino.<\/p>\n<p><strong>Alireza Zakani:<\/strong> (1965) conservatore, fisico di formazione, \u00e8 attualmente membro del Parlamento. \u00c8 inoltre proprietario del sito di informazione Jahan News e del settimanale Panjereh. Da sempre forte oppositore dell\u2019accordo sul nucleare Jcpoa, Zakani era stato escluso alle elezioni presidenziali del 2013 e del 2017 e probabilmente giocher\u00e0 un ruolo marginale anche nella tornata di quest&#8217;anno.<\/p>\n<p><strong>Grandi esclusi, astensionismo e il favorito<\/strong><br \/>\nQuesta tornata elettorale non si preannuncia quindi particolarmente competitiva. Personaggi di spicco, quali Ali Larijani (ex presidente del Parlamento), Eshaq Jahangiri (vicepresidente di Rouhani) e Mahmoud Ahmadinejad (gi\u00e0 presidente dal 2005 al 2013) sono stati esclusi per volere del Consiglio dei Guardiani. La scelta sembra essere dettata dalla volont\u00e0 di<strong> facilitare la vittoria del candidato favorito Ebrahim Raisi<\/strong>. Ali Khamenei ha inoltre appoggiato appieno le scelte del Consiglio. Questi e altri fattori, fra cui un generale malcontento, la pesante crisi economica e la disastrosa emergenza sanitaria in cui versa il Paese, concorreranno a un<strong> elevato tasso di astensionismo<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019<em>establishment<\/em> iraniano ha quindi preso una decisione chiara nel supportare un candidato a discapito della <strong>legittimit\u00e0 del voto popolare<\/strong>. Decisione nettamente in contrasto con narrativa portata avanti nei decenni scorsi, che vedeva nel voto popolare un meccanismo di autolegittimazione del regime di Teheran. <strong>Le elezioni presidenziali del 18 giugno non dovrebbero quindi riservare molte sorprese<\/strong>. Gli effetti a lungo termine di questa crisi di legittimit\u00e0 e di ricompattazione delle forze conservatrici rischiano invece di peggiorare il gi\u00e0 fragile equilibrio della Repubblica islamica.<\/p>\n<p><em>A cura di Manuel Mezzadra, autore Mena de Lo Spiegone<\/em><\/p>\n<p><small>***Lo Spiegone \u00e8 una testata giornalistica formata da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l\u2019obiettivo di spiegare con chiarezza le dinamiche che l\u2019informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate alle relazioni internazionali, della politica e dell\u2019economia.<\/small><\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/ABEDIN TAHERKENAREH <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 25 maggio scorso, il ministro degli Interni dell&#8217;Iran\u00a0ha annunciato la lista dei sette candidati che correranno alle elezioni presidenziali di venerd\u00ec\u00a018 giugno, quando tutti i cittadini maggiorenni saranno chiamati alle urne per scegliere il successore di Hassan Rouhani, attualmente a capo della Repubblica islamica. 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