{"id":88622,"date":"2021-06-22T16:08:34","date_gmt":"2021-06-22T14:08:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88622"},"modified":"2021-06-28T00:41:58","modified_gmt":"2021-06-27T22:41:58","slug":"dopo-le-regionali-la-destra-neogollista-mette-gli-occhi-sulleliseo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/dopo-le-regionali-la-destra-neogollista-mette-gli-occhi-sulleliseo\/","title":{"rendered":"Dopo le regionali, la destra neogollista punta gli occhi sull&#8217;Eliseo"},"content":{"rendered":"<p>PARIGI. Questa settimana &#8211; tra il primo e il secondo turno delle <strong>regionali francesi<\/strong> &#8211; l\u2019attenzione si concentra su tre situazioni particolari: <strong>\u00cele-de-France, Hauts-de-France<\/strong> e<strong> Provence-Alpes-C\u00f4te d\u2019azur<\/strong> (Paca).<\/p>\n<p>Nel primo di questi casi, la regione parigina, il <em>Rassemblement national <\/em>di <strong>Marine Le Pen<\/strong> \u00e8 tradizionalmente debole. Stavolta deve accontentarsi di un modesto 13,12%. Qui lo scontro ha il profumo della nostalgia, trattandosi della classica battaglia frontale <strong>destra-sinistra<\/strong>. La lista della candidata neogollista, la presidente uscente <strong>Val\u00e9rie P\u00e9cresse<\/strong>, forte del 36% al primo turno, \u00e8 favorita sulle tre liste di sinistra (Verdi, Partito socialista e <em>France Insoumise<\/em> di <strong>Jean-Luc M\u00e9lenchon<\/strong>), che si sono fuse e che dispongono sulla carta di poco oltre il 34%. I difficili rapporti a sinistra e le perplessit\u00e0 di molti elettori verso M\u00e9lenchon favoriscono P\u00e9cresse.<\/p>\n<p>Diversa \u00e8 la situazione nel Paca, dove va in onda un film dal titolo &#8220;<strong>Tutti insieme per sbarrare la strada all\u2019estrema destra<\/strong>&#8220;. Alle presidenziali del 2017 il beneficiario di questa logica fu <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/macron-omaggia-napoleone-e-si-prepara-alla-battaglia-delle-presidenziali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Emmanuel Macron<\/strong><\/a>. Nel Paca potrebbe beneficiarne il presidente regionale uscente: il gollista <strong>Renaud Muselier<\/strong>, che al primo turno ha avuto il 31,91% contro il 36,38% dell\u2019ex gollista, oggi lepenista, <strong>Thierry Mariani<\/strong>. La sinistra ha le ossa rotte nella regione che ha per capoluogo Marsiglia. La lista unitaria di sinistra, che ha dovuto accontentarsi del 16,89%, si \u00e8 ritirata per non favorire Mariani e dunque non ci sar\u00e0 <strong>neanche un rappresentante verde-rosa-rosso<\/strong> nel prossimo Consiglio regionale, cos\u00ec come \u2013 esattamente per lo stesso motivo \u2013 non ce n\u2019era neanche uno nel Consiglio uscente negli Hauts-de-France.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima regione \u00e8 una sorta di connubio tra i due casi appena visti. Nel 2015, lo scenario \u00e8 stato il &#8220;Tutti insieme per sbarrare la strada all\u2019estrema destra&#8221;. L\u2019allora membro del partito neogollista dei <em>R\u00e9publicains<\/em>, <strong>Xavier Bertrand<\/strong>, \u00e8 stato eletto a seguito del ritiro dei socialisti, in seguito al quale in questi anni non c\u2019\u00e8 stato neanche un solo rappresentante delle sinistra nel Consiglio regionale. Ma adesso Bertrand \u00e8 andato molto bene (41,39%) e al secondo turno non teme dalla lista lepenista (24,37%). La lista unitaria verde-rosa-rossa (che ha avuto un ben modesto 18,99%) resta in competizione e cerca improbabili rivincite in quella che sar\u00e0 una <strong>sfida a tre<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il sentiero dei\u00a0R\u00e9publicains<\/strong><br \/>\nI commenti della stampa francese evidenziano il <strong>nesso tra queste regionali e le presidenziali della prossima primavera<\/strong>. Si parla molto di Bertrand, 56 anni, che ha lasciato nel 2017 il partito neogollista (in polemica con lo spostamento a destra dell\u2019asse politico di quest\u2019ultimo), ma che <strong>non si \u00e8 fatto sedurre dalle sirene macroniste <\/strong>cos\u00ec come \u00e8 accaduto a molti altri ex <em>R\u00e9publicains<\/em>. Come riferisce <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/02\/dopo-aver-incassato-la-brexit-michel-barnier-sogna-leliseo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Michel Barnier<\/a>, il partito neogollista ha deciso le regole per la prossima candidatura presidenziale: per partecipare alla selezione non occorre avere la tessera, ma bisogna firmare una sorta di &#8220;carta dei valori&#8221;. Poi ci sar\u00e0 qualcosa di simile a un sondaggio tra gli elettori del centrodestra (con un campione di 15-20 mila persone) e<strong> infine ci sar\u00e0 una scelta<\/strong> che sar\u00e0 forse confermata da primarie, a quel punto sterilizzate da ogni rischio di reale spaccatura interna.<\/p>\n<p>I pi\u00f9 accreditati &#8220;<strong>candidati alla candidatura<\/strong>&#8221; della destra storica sono due presidenti regionali uscenti e presumibilmente rientranti: Xavier Betrand, per l&#8217;appunto, che impersona l\u2019anima moderata-europeista, da una parte, e\u00a0<strong>Laurent Wauquiez<\/strong>, che al primo turno ha avuto il 43,79% nella regione di Lione (Auvergne-Rh\u00f4ne-Alpes), che esprime una destra pi\u00f9 &#8220;dura&#8221; e perplessa nei confronti di Bruxelles.<\/p>\n<p><strong>Rischio astensione<\/strong><br \/>\nNel caso di impasse tra questi due candidati potrebbe rafforzarsi un\u2019<strong>ipotesi di compromesso<\/strong> come quella di Val\u00e9rie Pecresse. Resta da capire se un aspetto fondamentale di questa prima tornata amministrativa &#8211; <strong>la fortissima astensione<\/strong> &#8211; sia destinata a caratterizzare e a condizionare anche le presidenziali del 2022. Probabilmente no e comunque non in una misura cos\u00ec rilevante.<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica sottovaluta spesso le elezioni amministrative perch\u00e9 <strong>concentra la propria attenzione proprio sulle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/emmanuel-macron-guarda-gia-al-2022\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">presidenziali<\/a><\/strong>, considerate come il vero momento chiave della fisiologia democratica nazionale. Se a questo si aggiungono le conseguenze della pandemia e una generale perplessit\u00e0 sul funzionamento delle istituzioni, il risultato \u00e8 quello che si \u00e8 visto domenica scorsa, quando<strong> solo un elettore su tre si \u00e8 recato alle urne<\/strong>.<\/p>\n<p><small> Nella foto di copertina, Emmanuel Macron esce dal seggio dopo il voto <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PARIGI. Questa settimana &#8211; tra il primo e il secondo turno delle regionali francesi &#8211; l\u2019attenzione si concentra su tre situazioni particolari: \u00cele-de-France, Hauts-de-France e Provence-Alpes-C\u00f4te d\u2019azur (Paca). Nel primo di questi casi, la regione parigina, il Rassemblement national di Marine Le Pen \u00e8 tradizionalmente debole. Stavolta deve accontentarsi di un modesto 13,12%. 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