{"id":88638,"date":"2021-06-23T00:02:39","date_gmt":"2021-06-22T22:02:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88638"},"modified":"2021-06-25T06:06:14","modified_gmt":"2021-06-25T04:06:14","slug":"i-limiti-dellapproccio-italiano-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/i-limiti-dellapproccio-italiano-in-libia\/","title":{"rendered":"I limiti dell&#8217;approccio italiano in Libia"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>Libia<\/strong> si trova a uno <strong>snodo cruciale della propria storia<\/strong> dopo la fine del regime di Muammar Ghaddafi a seguito dell\u2019intervento militare a guida Nato del 2011. Dopo dieci anni di conflitto quasi ininterrotto, la divisione del Paese e delle sue istituzioni e l\u2019escalation militare lanciata dal Generale Khalifa Haftar nel tentativo di conquistare Tripoli tra aprile 2019 e l\u2019estate del 2020, la Libia sembra ora aver voltato pagina.<\/p>\n<p>Con l\u2019insediamento, a met\u00e0 marzo 2021, del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/tutte-le-incognite-del-nuovo-governo-di-unita-nazionale-in-libia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Governo di unit\u00e0 nazionale<\/a> guidato da <strong>Abdul Hamid Dabaiba<\/strong> \u2013 reso possibile grazie al blocco dell\u2019offensiva di Haftar da parte della Turchia, al raggiungimento e mantenimento del cessate il fuoco permanente e alla ripresa dei negoziati sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite nel quadro del <em>Libyan Political Dialogue Forum<\/em> (Lpdf) \u2013 <strong>la Libia guarda con cauto ottimismo al proprio futuro<\/strong>.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, le sfide \u2013 sia nel breve che nel medio-lungo periodo \u2013 restano ingenti e <strong>la mera creazione del nuovo governo non garantisce automaticamente la buona riuscita della transizione<\/strong> in un Paese dilaniato e impoverito da un decennio di conflitti (nonostante la ricchezza derivante dallo sfruttamento delle risorse petrolifere), frammentato da logiche di potere locale che continuano a essere alimentate da pressioni e interferenze esterne, alle prese con la necessit\u00e0 di ricostruire le proprie istituzioni in maniera credibile e legittima, e che tenta di tenere a bada le agende concorrenti degli attori esterni rispondendo \u2013 allo stesso tempo \u2013 in maniera adeguata alle sfide della pandemia di Covid-19.<\/p>\n<p>Segnali di cauto ottimismo e un <strong>rinnovato sostegno alla Libia provengono anche dalla comunit\u00e0 internazionale<\/strong> e in particolare dai Paesi europei per i quali la ripresa del dialogo, dei negoziati e della transizione verso le <strong>elezioni calendarizzate per il 24 dicembre 2021<\/strong> rappresentano buone notizie. La Libia continua a essere una priorit\u00e0 di politica estera per molti Stati membri dell\u2019Unione europea e<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/libia-se-allitalia-e-alleuropa-manca-una-visione-di-insieme\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> per l\u2019Italia <em>in primis<\/em><\/a> per una serie questioni cruciali che vanno dalla <strong>gestione delle migrazioni irregolari<\/strong> che transitano attraverso il Paese nordafricano dirette in Europa all\u2019impatto della fragilit\u00e0 libica sulle <strong>dinamiche securitarie nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/sahel-ruolo-ue-stabilita-sviluppo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sahel<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La battaglia delle narrative<br \/>\n<\/strong>Di fronte a tali sfide, il decennio precedente ha visto molte occasioni mancate da parte dei Paesi europei, e pi\u00f9 specificatamente dell\u2019Ue, di articolare e implementare una vera e propria politica estera comune nei confronti della Libia a causa dell\u2019incoerenza delle varie posizioni nazionali e della mancanza di strumenti e di azioni proattive. Alla base di ci\u00f2 vi \u00e8 l\u2019acuta <strong>mancanza di una narrativa europea comune<\/strong> sulla Libia non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra il pubblico in generale.<\/p>\n<p>Poi ci sono le <strong>narrative nazionali<\/strong>, in particolare di Francia, Germania e Italia, ovvero i tre Paesi europei che sono pi\u00f9 attivi sul dossier libico a livello bilaterale e in sede europea. Tra di esse vi \u00e8 una condivisione di fondo dell\u2019analisi dei problemi e delle sfide ma differenti soluzioni proposte. Mentre per la Francia il nodo cruciale \u00e8 la sicurezza della Libia, nell\u2019ottica \u2013 ora in fase di profonda revisione \u2013 della stabilizzazione del Sahel, e per la Germania il cavallo di battaglia \u00e8 la diplomazia (siamo alla vigilia della <strong>seconda conferenza sulla pace in Libia <\/strong>che si tiene il 23 giugno), il vantaggio comparativo per l\u2019Italia \u00e8 l\u2019economia. La narrativa e le azioni di Roma sulla Libia da sempre cercano di sfruttare gli incentivi economici come sostituti della politica nel tentativo di affrontare la principale sfida che proviene dal Paese nordafricano, ovvero quella delle migrazioni irregolari.<\/p>\n<p>I collegamenti tra i due dossier economico e migratorio affondano le loro radici nel passato delle relazioni tra Italia e Libia, si basano sulla presenza in quest\u2019ultima di <strong>operatori economici italiani<\/strong> di spicco, a partire dall\u2019<strong>Eni<\/strong> fin dai tempi di Enrico Mattei, e si nutrono grazie alla spiccata conoscenza da parte dei rappresentanti delle istituzioni italiana pi\u00f9 del <em>milieu<\/em> del business che di quello della politica in Libia. Testimonianza concreta di questi collegamenti tra i due dossier si rintracciano anche nel Trattato Italia-Libia di amicizia, partenariato e cooperazione del 2008.<\/p>\n<p>Oggi, dopo l\u2019<strong>auto-isolamento dell\u2019Italia sullo scacchiere libico degli ultimi tre anni<\/strong>, si riscontra da parte di Roma il netto tentativo di rinnovare l\u2019attivismo in campo economico con l\u2019obiettivo di mantenere e anzi guadagnare nuove posizioni tra gli sponsor del governo di unit\u00e0 nazionale. La centralit\u00e0 delle figure del mondo imprenditoriale, a partire dal primo ministro, nel nuovo governo libico e delle priorit\u00e0 dello stesso in campo economico sembrerebbero giustificare tale approccio economicista. Sebbene l\u2019Italia abbia perso quote di mercato relative in Libia a causa della forte competizione di Turchia, Russia e anche Cina, i rapporti economici restano solidi e le opportunit\u00e0 di ulteriore espansione notevoli, come sottolineato dal presidente del Consiglio <strong>Mario Draghi<\/strong> in occasione della sua\u00a0<strong>prima visita all&#8217;estero proprio in Libia<\/strong><strong>\u00a0a inizio aprile <\/strong>2021, soprattutto nei settori energetico e infrastrutturale (aeroporto di Tripoli, autostrada costiera). Sul versante delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/gli-italiani-e-limmigrazione-difesa-dei-confini-ma-anche-piu-integrazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">migrazioni<\/a>, <strong>i primi cinque mesi del 2021 hanno visto l\u2019arrivo sulle coste italiane di circa 14mila migranti irregolari dalla Libia<\/strong>, un numero tre volte superiore rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p><strong>I punti deboli dell\u2019approccio italiano<br \/>\n<\/strong>Nonostante questi elementi a favore, <strong>l\u2019approccio iper-economicista dell\u2019Italia solleva due problemi<\/strong>: il primo circa l\u2019efficacia degli strumenti e il secondo circa i tempi. Il tentativo dell\u2019Italia di recuperare il terreno perso puntando esclusivamente sull\u2019economia potrebbe rivelarsi pi\u00f9 complicato e fragile del previsto vista l\u2019incertezza e le lotte interne per il potere e il controllo delle principali istituzioni economico-finanziarie in Libia. Vi \u00e8 anche l\u2019aspetto della pressante competizione da parte di altri attori, Turchia <em>in primis<\/em>. Se l\u2019obiettivo \u00e8 quello di ridare smalto alla diplomazia economica italiana, la cosa pu\u00f2 funzionare nel breve periodo e la ristrutturazione dell\u2019economia libica rappresenta certamente una priorit\u00e0 fondamentale per il Paese e la base necessaria per una stabilizzazione sostenibile nel lungo termine.<\/p>\n<p>Tuttavia, la storia della cooperazione con la Libia non \u00e8 in ultima istanza caratterizzata dalla mancanza di scambi commerciali o dall\u2019assenza di cooperazione allo sviluppo: manca ancora, invece e in via prioritaria, una visione della gestione del conflitto e del post-conflitto che tenga conto della complessit\u00e0 e interdipendenza delle sfide alla sicurezza umana. Ben vengano agende economiche ambiziose e reattive ma in assenza di un approccio di cooperazione olistico che colleghi sviluppo, sicurezza e sostenibilit\u00e0 i risultati sono destinati a essere precari o, nel caso peggiore, controproducenti a causa dell\u2019instabilit\u00e0 politica, della corruzione e del mancato rispetto di principi di base, quali i diritti umani. In un simile contesto, lo sforzo di un solo Paese partner, come l\u2019Italia, per quanto importante esso possa essere, non sar\u00e0 sufficiente.<\/p>\n<p>La questione dei tempi ci riporta, inoltre, alla cornice della politica europea comune sulla Libia. Ad oggi, la convergenza tra le politiche estere dei principali Paesi europei nei confronti della Libia sta avvenendo ancora solo sulla carta o nelle dichiarazioni pubbliche. Permangono importanti differenze, cosa che sarebbe di per s\u00e9 un valore aggiunto se esse fossero utilizzate per dare slancio a una politica estera europea proattiva sulla Libia. Invece, l\u2019Ue nel sul complesso si sta muovendo in maniera estremamente lenta e il coordinamento tra i principali stati membri risulta spesso un passaggio auto-referenziale che non sembra in grado di incidere nel concreto. Quanto tempo sar\u00e0 necessario per porre rimedio alla mancanza di coesione a livello comunitario sulla Libia nei fatti e quanto tempo ancora potr\u00e0 \u2018concederci\u2019 la Libia prima che sia troppo tardi?<\/p>\n<p><strong>I prossimi mesi saranno decisivi<\/strong> non solo per il Paese e la sua transizione in questa nuova fase ma anche per l\u2019Ue per passare dalle parole ai fatti e favorire al contempo lo sviluppo di una politica estera europea pi\u00f9 coerente, coordinata ed efficace su questo dossier nello specifico e pi\u00f9 in generale per quanto riguarda il Mediterraneo. Speriamo non sia un\u2019altra occasione persa.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Libia si trova a uno snodo cruciale della propria storia dopo la fine del regime di Muammar Ghaddafi a seguito dell\u2019intervento militare a guida Nato del 2011. 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