{"id":88650,"date":"2021-06-23T00:01:48","date_gmt":"2021-06-22T22:01:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88650"},"modified":"2021-06-23T10:47:12","modified_gmt":"2021-06-23T08:47:12","slug":"rilancio-economico-il-necessario-orizzonte-europeo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/rilancio-economico-il-necessario-orizzonte-europeo-dellitalia\/","title":{"rendered":"Rilancio economico: il necessario orizzonte europeo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019eredit\u00e0 della <strong>crisi Covid-19 <\/strong>lascia l\u2019economia italiana su livelli di Pil che saranno recuperati solo a met\u00e0 2022, al costo di un <strong>indebitamento di circa trenta punti pi\u00f9 elevato<\/strong>, dal 130 al 160% del Pil. Le scelte relative alla gestione di questo debito, per la sua riduzione in prospettiva, rappresentano il principale <strong>vincolo alla evoluzione della politica economica nazionale nei prossimi anni<\/strong> e, per le ragioni che proveremo a chiarire, costituiscono anche l\u2019orizzonte strategico della <strong>politica italiana nei confronti dell\u2019Unione europea<\/strong>.<\/p>\n<p>Nello scenario attuale di crescita reale del Paese (poco sotto l\u20191%di crescita annua) e con un avanzo primario sui livelli pre-Covid (tra l\u20191,5 ed il 2%), <strong>l\u2019orizzonte di tassi di interesse molto bassi<\/strong> previsti nei prossimi anni fa s\u00ec che il debito italiano possa lentamente scendere, con un calo che tuttavia non consentirebbe una riduzione del rapporto debito\/Pil sotto il 150% per tutto il prossimo decennio. Inoltre, in un contesto di politiche invariate l\u2019evoluzione del <strong>debito resterebbe comunque sensibile ad eventi \u2018avversi\u2019<\/strong> che dovessero avere un impatto sul costo del debito stesso (ossia sullo \u2018spread\u2019 italiano vs. gli altri paesi). A titolo di esempio, un aumento del costo medio del debito pubblico di appena lo 0,5% (dall\u2019attuale 2,5%) farebbe salire il rapporto debito\/Pil in maniera inesorabile, rendendo l\u2019indebitamento insostenibile nel medio periodo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attuazione del Pnrr<br \/>\n<\/strong>Rispetto a questo scenario a \u201cpolitiche costanti\u201d, vi sono due elementi che possono allentare il vincolo del debito, entrambi dipendenti da <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/per-un-impegno-dellitalia-nella-conferenza-sul-futuro-delleuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>scelte strategiche dell\u2019Italia in chiave europea<\/strong><\/a>. Il primo riguarda l\u2019utilizzo degli strumenti di supporto messi a disposizione dall\u2019Ue. Attualmente, i rischi sulla sostenibilit\u00e0 del debito sono in parte ridotti dalla quota detenuta dalle istituzioni europee, quota che nei prossimi anni tender\u00e0 a divenire ancora pi\u00f9 ampia. Ci\u00f2 limita significativamente i rischi di un repentino aumento del costo del debito.<\/p>\n<p>Secondo stime di Banca Intesa Sanpaolo, nel 2020, a fronte di un debito pubblico lordo pari al 155,8% del Pil, il debito al netto della quota detenuta dalla Ue e dall\u2019Eurosistema si \u00e8 attestato al 111,2% del Pil. Tale quota \u00e8 attesa ridursi ulteriormente nei prossimi anni, grazie anche al fatto che l\u2019Italia ha deciso di <strong>utilizzare interamente la componente dei prestiti del Recovery Plan<\/strong> (122,6 miliardi).<\/p>\n<p>Il secondo elemento di scelta politica riguarda <strong>l\u2019implementazione delle riforme e degli investimenti<\/strong> che si stanno programmando nell\u2019ambito del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/a-cinecitta-il-ciak-per-il-recovery-plan-dellitalia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza<\/strong><\/a> (Pnrr) italiano, e nei programmi di spesa ad esso collegati. Come gi\u00e0 discusso, in assenza di un <strong>miglioramento strutturale<\/strong> del tasso di crescita del Paese, il rapporto debito\/Pil italiano non \u00e8 destinato a scendere, esponendo il Paese al rischio di un rialzo dei tassi, e pi\u00f9 in generale ad una potenziale instabilit\u00e0 futura. Se l\u2019Italia realizzasse pienamente il pacchetto di riforme e investimenti previsto nel PNRR, tuttavia, questo farebbe aumentare il tasso di crescita potenziale dell\u2019economia italiana di 0,5 punti percentuali in forza della maggiore spesa effettuata e di circa 0,3 punti grazie alla piena <strong>attuazione delle riforme strutturali programmate<\/strong>. In questo scenario, l\u2019evoluzione del rapporto debito\/Pil si orienterebbe verso una decisa riduzione, con una prospettiva economica, politica e sociale del Paese decisamente pi\u00f9 stabile.<\/p>\n<p>Entrambe le scelte strategiche dell\u2019Italia (uso degli strumenti di debito europei e piena attuazione del Pnrr) di fatto <strong>andranno ad influenzare la politica comunitaria<\/strong> nei prossimi anni. Innanzitutto, a partire dal 2022 si aprir\u00e0 in Europa un dibattito sulla reintroduzione dei meccanismi di coordinamento della finanza pubblica (il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita) che evidentemente <strong>dovr\u00e0 fare i conti con i nuovi livelli di indebitamento<\/strong> raggiunti dagli Stati (non solo l\u2019Italia al 160%, ma anche Francia e Spagna in zona 120%), proponendo soluzioni che rendano i percorsi nazionali di rientro dal debito pubblico compatibili con quelli della crescita economica. A questo riguardo, si potrebbe anche aprire un dibattito rispetto ad un <strong>eventuale trattamento \u201cdifferenziato\u201d dei titoli di debito pubblico nazionali detenuti dal mercato vs. quelli detenuti dalle istituzioni europee<\/strong>, in prospettiva di una loro rimodulazione in chiave comunitaria. Evidentemente questo discorso riguarda in prima battuta l\u2019Italia, che risulter\u00e0 il Paese pi\u00f9 esposto in termini di debito nei confronti delle istituzioni comunitarie.<\/p>\n<p><strong>Il futuro Ue \u00e8 in Italia<br \/>\n<\/strong>A questo si lega il secondo aspetto del dibattito europeo che le scelte italiane andranno ad influenzare, ossia la possibilit\u00e0 di <strong>rendere in qualche modo \u201cpermanente\u201d il meccanismo di debito volto alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/ripresa-post-covid-perche-lunione-bancaria-europea-e-una-sfida-centrale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gestione comune della politica fiscale<\/a><\/strong> inaugurato con Next Generation EU. Tale proposta di riforma ha un orizzonte di medio periodo, richiedendo la modifica dei Trattati e, probabilmente, anche qualche passaggio costituzionale all\u2019interno degli Stati membri, ma non \u00e8 al di fuori dell\u2019orizzonte politico che si potrebbe determinare in Europa nei prossimi mesi, dopo le <strong>elezioni tedesche e francesi<\/strong>. Una proposta che beneficerebbe molto della spinta politica di una ripresa italiana trainata dal Recovery, perch\u00e9 la crescita italiana in ultima analisi avvantaggia tutti i partner europei, ma che invece si spegnerebbe sul nascere nel momento in cui l\u2019Italia, principale beneficiario dei fondi di Next Generation, non dovesse <strong>utilizzare questa opportunit\u00e0 in maniera efficiente<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo caso si tornerebbe alla <strong>vecchia frattura tra Stati frugali e resto d\u2019Europa<\/strong>, con i primi che accuserebbero i secondi dei classici vizi legati alla spesa pubblica inefficiente, con in pi\u00f9 l\u2019aggravante che in questo caso si tratta di risorse che in gran parte derivano direttamente dagli stessi Stati frugali. Di conseguenza la revisione del Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita avrebbe luogo in un\u2019ottica di controllo della spesa, e dunque di nuovo sotto l\u2019egida dell\u2019austerit\u00e0, pi\u00f9 che dello sviluppo post-pandemico, che \u00e8 invece la chiave del Recovery. In questo scenario si avrebbe il chiaro rischio che <strong>l\u2019involuzione del dibattito europeo generi nuove spinte politiche nazionaliste<\/strong>, e dunque un aumento dello spread sul debito italiano, che a quel punto metterebbe a rischio la sostenibilit\u00e0 dello stesso, con scenari molto negativi sia per l\u2019Italia che per la stessa unit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Esiste dunque uno stretto <strong>intreccio tra le scelte economiche<\/strong> che l\u2019Italia sta definendo in termini di utilizzo delle risorse e implementazione delle riforme nel Pnrr e gli <strong>spazi di manovra politica<\/strong> che si apriranno nei prossimi mesi sul fronte dell\u2019evoluzione del quadro comunitario, e dunque l\u2019orizzonte di politica europea del nostro Paese. Storicamente <strong>il futuro dell\u2019Italia \u00e8 sempre stato in Europa<\/strong>, ma forse mai come oggi il futuro dell\u2019Europa \u00e8 in Italia.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019eredit\u00e0 della crisi Covid-19 lascia l\u2019economia italiana su livelli di Pil che saranno recuperati solo a met\u00e0 2022, al costo di un indebitamento di circa trenta punti pi\u00f9 elevato, dal 130 al 160% del Pil. 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