{"id":88657,"date":"2021-06-23T00:05:37","date_gmt":"2021-06-22T22:05:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88657"},"modified":"2021-06-28T19:47:55","modified_gmt":"2021-06-28T17:47:55","slug":"migranti-roma-chiama-leuropa-non-risponde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/migranti-roma-chiama-leuropa-non-risponde\/","title":{"rendered":"Migranti: Roma chiama, l\u2019Europa non risponde"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ha chiesto a gran voce a maggio, torna a farlo in questi giorni: dopo Next Generation EU, <strong>Mario<\/strong> <strong>Draghi vorrebbe che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/immigrazione-italia-covid-patto-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">anche sui migranti l\u2019Europa battesse un colpo<\/a><\/strong>. Dall\u2019altra parte arriva qualche apertura, nessuna promessa, di certo nulla che faccia pensare a una reale risposta coordinata da parte di tutti e 27 gli Stati membri sulla gestione delle richieste di protezione una volta che i migranti irregolari siano giunti su suolo europeo. A <strong>sei anni dalla cosiddetta \u201ccrisi dei rifugiati\u201d, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/08\/il-nuovo-patto-europeo-su-migrazione-e-asilo-tra-riforma-e-continuita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019Europa non \u00e8 ancora pronta<\/a><\/strong>. Anzi, se possibile, \u00e8 meno pronta di quanto lo fosse nel 2015, e meno ancora che nel 2019.<\/p>\n<p>Non che a livello diplomatico l\u2019Italia non ce la stia mettendo tutta, anzi. La settimana scorsa i Med5 (l\u2019Italia assieme a Spagna, Malta, Grecia e Cipro) hanno <strong>sbloccato la riforma dell\u2019Easo<\/strong>, l\u2019Ufficio europeo di sostegno per l\u2019asilo, acconsentendo a dotarlo delle caratteristiche di un\u2019Agenzia a pieno titolo. Era uno dei dossier che Roma teneva bloccati da cinque anni, sostenendo che la riforma del governo delle migrazioni in Europa dovesse essere negoziata \u201ca pacchetto\u201d: o tutto, o nulla.<\/p>\n<p>Malgrado ci\u00f2, la realt\u00e0 dei fatti rimane la stessa di sempre: i 27 Stati membri dell\u2019Ue sono d\u2019accordo <strong>solo quando si tratta di \u201cesternalizzare\u201d la gestione dei flussi migratori<\/strong>. In altre parole, il consenso si trova solo quando si tratta di rafforzare la gestione delle frontiere esterne (per esempio aumentando in misura significativa le risorse a disposizione di <strong>Frontex<\/strong>, la Guardia costiera e di frontiera europea, passate da 94 milioni di euro l\u2019anno nel 2013 a 544 milioni di euro nel 2021) o di chiedere a Paesi terzi, come Turchia, Niger o Libia di sorvegliare i transiti e, nei limiti del possibile, ridurli al minimo.<\/p>\n<p><strong>Intesa difficile<br \/>\n<\/strong>Luned\u00ec scorso Draghi era in Germania, tra le altre cose per tastare il terreno <strong>e capire se Angela Merkel avesse intenzione di concedergli spazio politico<\/strong> per negoziare un accordo preliminare sul ricollocamento volontario dei migranti. Una sorta di \u201cMalta II\u201d, come \u00e8 stato soprannominato, perch\u00e9 si tratterebbe di una riproposizione della dichiarazione di Malta del settembre 2019. Nel corso della conferenza stampa congiunta Merkel, invece, ha sottolineato che c\u2019\u00e8 \u201campia convergenza\u201d con l\u2019Italia ma che \u201coccorre iniziare ad agire dai Paesi di partenza, e <em>su questo<\/em> siamo completamente d\u2019accordo\u201d. A sua volta, Draghi ha ammesso che sui \u201c<strong>meccanismi di riallocazione (\u2026) i negoziati prenderanno del tempo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 d\u2019altronde naturale che sia cos\u00ec, per tre ragioni. Innanzitutto, i Paesi teoricamente pi\u00f9 disposti ad aiutare l\u2019Italia sono anche quelli che dal 2013 a oggi hanno fatto di pi\u00f9 in Europa, e persino nettamente pi\u00f9 di Roma. Mentre in Italia a oggi risiedono circa 128.000 rifugiati (lo 0,2% della popolazione), in Francia sono 408.000 (lo 0,6%), in Germania 1.147.000 (lo 1,4%) e nella \u201cpiccola\u201d Svezia ben 254.000 (il 2,5%). Difficile sostenere che, almeno da questo punto di vista, <strong>in Italia il \u201ccarico\u201d sia eccessivo<\/strong>. In secondo luogo, oggi gli arrivi irregolari via mare verso l\u2019Italia sono s\u00ec cresciuti rispetto ai minimi del 2019, ma si stanno stabilizzando intorno ai 45.000 l\u2019anno rispetto ai 150.000\/180.000 l\u2019anno del periodo 2014-2017. Si tratta di numeri sicuramente gestibili (equivalgono allo <strong>0,07% della popolazione italiana<\/strong>), che arrivano in un momento in cui il sistema di accoglienza italiano (fatta salva, naturalmente, l\u2019isola di Lampedusa) non \u00e8 in alcun modo in una situazione di stress o di sovraccarico.<\/p>\n<p><strong>Una questione politicamente tossica<br \/>\n<\/strong>Infine c\u2019\u00e8, ovviamente, la quantit\u00e0 di capitale politico che ciascun leader europeo considera di poter spendere. S\u00ec, perch\u00e9 <strong>quella delle migrazioni irregolari rimane una questione politicamente tossica<\/strong>, terreno di caccia non solo delle destre radicali d\u2019Europa ma anche pi\u00f9 in generale delle opposizioni non moderate, e i governi dei grandi Paesi europei stanno cercando in tutti i modi di evitare di finire sotto attacco in un momento molto delicato. La <strong>Germania va alle elezioni federali a settembre<\/strong>, con <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/il-lungo-arrivederci-della-germania-ad-angela-merkel\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Merkel che lascia la Cdu<\/a> in mano a un leader relativamente debole (anche se i consensi sono in ripresa dopo la caduta libera degli ultimi mesi). E la Francia dell\u2019\u201ceuropeista\u201d <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/il-laicismo-costituzionale-di-emmanuel-macron\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Emmanuel Macron <\/strong><\/a>\u2013 comunque mai tenero sul dossier migrazioni \u2013 va alle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/macron-omaggia-napoleone-e-si-prepara-alla-battaglia-delle-presidenziali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">urne tra meno di un anno<\/a>, con questo Consiglio europeo che cade proprio alla vigilia del secondo turno di cruciali elezioni regionali.<\/p>\n<p>Insomma, lo spazio per un nuovo accordo \u00e8 strettissimo, probabilmente nullo. Rimane da capire se non sia meglio cos\u00ec. Dopo la dichiarazione di Malta, tra ottobre 2019 e giugno 2021 l\u2019Italia \u00e8 riuscita a ricollocare poco pi\u00f9 del 2% del totale dei migranti sbarcati sul proprio territorio. La prova provata che <strong>invocare soluzioni tappabuchi in nome di una sperata \u201csolidariet\u00e0 europea\u201d<\/strong>, rassegnandosi a impegni volontari, rischia di rivelarsi un\u2019arma a doppio taglio e di concludersi nuovamente con impegni di facciata ma con il 98% delle persone sbarcate che rimane in Italia.<\/p>\n<p>Di fronte a un\u2019Europa che non ascolta o che, quando sembra farlo, poi non d\u00e0 seguito alle proprie promesse, sembra quasi che <strong>a ogni governo italiano continuino a sfuggire due verit\u00e0<\/strong>. La prima \u00e8 che <strong>i ricollocamenti che funzionano meglio<\/strong> sono sempre stati quelli \u201cautomatici\u201d delle persone che, una volta sbarcate in Italia, si spostano autonomamente (e illegalmente) altrove in Europa. Le regole di Dublino vorrebbero che il Paese in cui si sbarca fosse anche quello che dovrebbe farsi carico della valutazione delle domande d\u2019asilo, e dunque se un migrante si sposta irregolarmente verso un altro Paese europeo, quest\u2019ultimo sarebbe legittimato a chiedere a Roma di \u201criprenderselo\u201d. In realt\u00e0, dei quasi 850.000 migranti sbarcati in Italia tra il 2011 e oggi, si stima che pi\u00f9 della met\u00e0 di loro (circa 450.000) abbia varcato i confini italiani verso una diversa meta \u201cdi destinazione\u201d in Europa. Di questi, l\u2019Italia se ne \u00e8 poi ripresi in ottemperanza alle regole di Dublino solo circa 35.000, meno dell\u20198%.<\/p>\n<p><strong>Le altre opzioni per Roma<br \/>\n<\/strong>Questo <strong>perch\u00e9 il sistema Dublino fa acqua da tutte le parti<\/strong>, i migranti non \u00e8 detto che vengano rintracciati in tempo utile per chiedere all\u2019Italia di riprenderseli, e anche qualora ci\u00f2 avvenga Roma pu\u00f2 comunque utilizzare una serie di stratagemmi per ritardare il trasferimento finch\u00e9 il richiedente asilo non diventi automaticamente responsabilit\u00e0 del Paese che ha raggiunto. Facciamo i conti: in questo modo l\u2019Italia ha \u201cricollocato\u201d circa 415.000 persone, a fronte di ricollocamenti \u201clegali\u201d, tra il 2015 e oggi, che si fermano sotto quota 15.000. Un rapporto di 28 a 1.<\/p>\n<p>La seconda verit\u00e0, su cui continuiamo a lavorare troppo poco, \u00e8 che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/gli-italiani-e-limmigrazione-difesa-dei-confini-ma-anche-piu-integrazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>l\u2019Italia \u00e8 un lembo di terra che si allunga nel Mediterraneo<\/strong><\/a>, meta naturale delle migrazioni irregolari via mare che provengono dall\u2019Africa. Senza dare ai migranti alternative per raggiungere l\u2019Ue in maniera regolare, \u00e8 naturale che le persone continueranno a farlo sfidando il mare che li separa da noi. Eppure, malgrado meritevoli sforzi da parte del governo italiano (uno dei pochi in Europa), i reinsediamenti diretti dei rifugiati dai Paesi terzi verso l\u2019Ue restano una goccia nel mare. Ma, soprattutto, i decreti flussi annuali che stabiliscono le quote di stranieri che potrebbero venire regolarmente a lavorare nel nostro Paese restano bassissime: per la parte di lavoratori non stagionali (quelli cio\u00e8 che possono stare almeno un anno sul territorio italiano, e non al massimo nove mesi) il numero non supera i 15.000 posti dal 2017, e i 31.000 da oltre un decennio.<\/p>\n<p>A fronte di pressioni migratorie cos\u00ec elevate alle nostre frontiere<strong>, l\u2019Italia ha diverse alternative che non prevedono il negoziato con partner europei <\/strong>che appaiono sordi alle nostre richieste. Al termine di questo ennesimo Consiglio europeo, potrebbe forse essere giunta l\u2019ora di cominciare a percorrere le altre strade a nostra disposizione.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ha chiesto a gran voce a maggio, torna a farlo in questi giorni: dopo Next Generation EU, Mario Draghi vorrebbe che anche sui migranti l\u2019Europa battesse un colpo. 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