{"id":88741,"date":"2021-07-01T15:29:11","date_gmt":"2021-07-01T13:29:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88741"},"modified":"2021-07-05T06:02:30","modified_gmt":"2021-07-05T04:02:30","slug":"rumsfeld-dalla-stretta-di-mano-con-saddam-allinvasione-delliraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/07\/rumsfeld-dalla-stretta-di-mano-con-saddam-allinvasione-delliraq\/","title":{"rendered":"Rumsfeld: dalla stretta di mano con Saddam all&#8217;invasione dell&#8217;Iraq"},"content":{"rendered":"<p>La figura di <strong>Donald Rumsfeld<\/strong>, l&#8217;ex segretario alla Difesa Usa, morto marted\u00ec 29 giugno a 88 anni, e il giudizio sul suo operato sono legati, nella mia memoria, a una foto e a una battuta. L\u2019immagine \u00e8 quella di un ancor giovane Rumsfeld che, nel 1983\/\u201984, da <strong>inviato speciale per il Medio Oriente <\/strong>del presidente Ronald Reagan, stringe la mano a <strong>Saddam Hussein<\/strong>, il ra\u00ecs dell\u2019Iraq, suggellando la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Usa e Iraq e la cancellazione di Baghdad dalla lista dei Paesi che appoggiano il terrorismo. Sappiamo tutti come and\u00f2 a finire, vent\u2019anni pi\u00f9 tardi; ma la <strong>realpolitik<\/strong>, allora, suggeriva di avere buoni rapporti con l\u2019Iraq che era il nemico giurato dell\u2019Iran, a sua volta \u00a0nemico giurato degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>La battuta \u00e8 un distinguo che Rumsfeld forse cre\u00f2, e di sicuro cavalc\u00f2, dopo l\u201911 settembre 2001, quando l\u2019Amministrazione di George W. Bush preparava l\u2019invasione dell\u2019Iraq con un pretesto che si sarebbe rivelato non solo falso, ma artatamente fabbricato. <strong>Rumsfeld amava parlare di \u201cvecchia Europa\u201d e di \u201cnuova Europa\u201d<\/strong>: la \u201cvecchia Europa\u201d, detto con accenti di disprezzo, erano la Francia di Chirac e la Germania di Schroeder, che contrastavano l\u2019invasione; la \u201cnuova Europa\u201d, detto con accenti d\u2019ammirazione, erano l\u2019<strong>Italia<\/strong> di Berlusconi, la Spagna di Aznar e il Regno Unito di Blair, pronte ad assecondare, in misura diversa &#8211; e, nel caso italiano, con una dose d\u2019ipocrisia notevole &#8211; l\u2019avventura militare degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Era l\u2019epoca in cui a Washington e negli Usa il <strong>nazionalismo patriottico<\/strong> era cos\u00ec parossistico che, nel Congresso, le <em>french fries<\/em>, le patatine fritte, sparivano dai men\u00f9 delle caffetterie, sostituite dalle <em>freedom fries<\/em> \u2013 ignorando che France e freedom hanno la stessa radice -.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 (in)sicuri grazie a lui<\/strong><br \/>\nSu questi ricordi s\u2019innesta il ritratto di Rumsfeld nel film del 2018 <em>Vice \u2013 L\u2019uomo nell\u2019ombra<\/em>, diretto da Adam McKay: la figura centrale \u00e8 il vice-presidente di Bush, <strong>Dick Cheney<\/strong>, ma Rumsfeld, interpretato da Steve Carell, vi ha una parte importante, che stona con l\u2019<strong>epitaffio dettatone in morte da George W. Bush: gli Usa sono &#8220;pi\u00f9 sicuri&#8221; grazie a lui<\/strong>. N\u00e9 gli Usa n\u00e9 il mondo, con tutto quello che \u00e8 successo dopo e in conseguenza dell\u2019attacco all\u2019Iraq, lo sono in realt\u00e0: <strong>un ventennio di guerre<\/strong>, la degenerazione del conflitto in Siria, la nascita dell\u2019Isis, le ondate di attentati in Europa.<\/p>\n<p>Persona affabile e dotata di un certo carisma, Rumsfeld, morto nella sua casa di Taos, New Mexico, per un mieloma multiplo, \u00e8 stato l\u2019<strong>unico segretario alla Difesa ad avere servito sotto due presidenti non consecutivi<\/strong>. Negli Anni 70, era divenuto con Gerald Ford, a 43 anni, il pi\u00f9 giovane capo del Pentagono della storia. Quando lasci\u00f2 l\u2019incarico nel 2006, era il pi\u00f9 anziano ad avere mai ricoperto l&#8217;incarico.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 presente a Washington alla fine degli Anni Sessanta, come <strong>deputato dell\u2019Illinois<\/strong>, Rumsfeld, dopo tre mandati, prefer\u00ec gli incarichi amministrativi a quelli elettivi: da segretario alla Difesa di Ford si occup\u00f2 delle strategie della Guerra Fredda e negli Anni 80, per conto di Ronald Reagan, come suo inviato in Medio Oriente, fu latore di armi e appoggio ai mujaheddin afghani che combattevano i russi in Afghanistan \u2013 le armi loro fornite servirono ai talebani per prendere il potere a Kabul e successivamente per combattere gli americani e i loro alleati occidentali -.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Coerente e controverso&#8221;<\/strong><br \/>\nMesso un po\u2019 da parte da Bush padre, il suo momento di maggiore impatto arriv\u00f2 con il XXI secolo quando fu <strong>per sei anni, dal 2001 al 2006, il capo del Pentagono di Bush junior<\/strong>. Il suo ruolo nell\u2019intervento in Afghanistan e nell\u2019invasione dell\u2019Iraq e i suoi sforzi per ammodernare e accrescere l\u2019apparato militare degli Stati Uniti ne fecero \u2013 \u00e8 il giudizio del <em>Washington Post<\/em> \u2013 \u201cuno dei leader del Pentagono pi\u00f9 coerenti e pi\u00f9 controversi\u201d di tutti i tempi. Al suo operato, sono legati l\u2019ideazione e l\u2019<strong>apertura del carcere di Guantanamo<\/strong>, gli orrori del carcere di <strong>Abu Ghraib<\/strong>, pratiche come l\u2019autorizzazione al <strong>ricorso alla tortura<\/strong> negli interrogatori dei &#8220;nemici combattenti&#8221; catturati e le <em>extraordinary renditions<\/em>.<\/p>\n<p>Agendo sempre <strong>in tandem con Cheney<\/strong>, Rumsfeld fu considerato, durante l&#8217;Amministrazione Bush, il segretario alla Difesa pi\u00f9 potente dai tempi di Robert McNamara e della guerra in Vietnam. E, come McNamara, si lanci\u00f2 in una guerra costosa a divisiva, quella in Iraq, che a conti fatti gli distrusse la carriera e l\u2019immagine: il cambio di regime a Baghdad, &#8220;facilitato&#8221; dall\u201911 settembre, era gi\u00e0 nei programmi dei neocon e della presidenza Bush.<\/p>\n<p>A differenza di McNamara, che si scus\u00f2 pubblicamente, <strong>Rumsfeld non ha mai fatto mea culpa<\/strong> e boll\u00f2, anzi, come un errore l&#8217;uscita dall&#8217;Iraq nel 2015. &#8220;La conclusione che trarranno i nostri nemici \u00e8 che gli Stati Uniti non hanno la determinazione di portare a termine le missioni che richiedono sacrificio e pazienza&#8221;, disse.<\/p>\n<p><strong>Bilancio a tinte fosche<\/strong><br \/>\nNeanche nel libro di memorie del 2011 <em>Known and Unknown<\/em>, Rumsfeld, tedesco d\u2019origine e nativo di Chicago, mostr\u00f2 rimpianto per l<strong>\u2019invasione dell&#8217;Iraq costata agli Usa circa 1000 miliardi di dollari e quasi 5000 caduti<\/strong>, senza contare centinaia di migliaia di vittime irachene. A suo avviso, rimuovere Saddam giustificava lo sforzo: &#8220;Liberare la regione da quel regime brutale ha creato un mondo pi\u00f9 stabile e sicuro&#8221;, scrisse.<\/p>\n<p>Verso la fine del suo mandato, quando fu chiaro che le armi di distruzione di massa in Iraq non c\u2019erano, il suo operato attir\u00f2 critiche crescenti, alimentate da battute infelici: di fronte ai saccheggi di Baghdad dopo la caduta del regime, nell&#8217;aprile 2003, Rumsfeld disse &#8220;Cose che capitano&#8221;. Lo critic\u00f2 anche Bush senior, che lo considerava \u201cun arrogante&#8221; e che attribuiva a lui e a Cheney la responsabilit\u00e0 di avere rovinato l\u2019immagine del figlio.<\/p>\n<p>Bush jr lo licenzi\u00f2 nel 2006, quando ormai era diventato un peso politico per la sua Amministrazione, subito dopo la bruciante sconfitta nelle elezioni di midterm. Pochi giorni dopo, <strong>una ventina di associazioni per la difesa dei diritti umani lo denunciarono per crimini di guerra<\/strong>, insieme ad altri funzionari dell\u2019Amministrazione Bush.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/MATTHEW CAVANAUGH <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura di Donald Rumsfeld, l&#8217;ex segretario alla Difesa Usa, morto marted\u00ec 29 giugno a 88 anni, e il giudizio sul suo operato sono legati, nella mia memoria, a una foto e a una battuta. 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