{"id":88821,"date":"2021-07-09T08:27:17","date_gmt":"2021-07-09T06:27:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88821"},"modified":"2021-07-09T08:27:31","modified_gmt":"2021-07-09T06:27:31","slug":"schrodinger-a-bruxelles-lo-strano-gatto-europeo-dellintegrazione-differenziata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/07\/schrodinger-a-bruxelles-lo-strano-gatto-europeo-dellintegrazione-differenziata\/","title":{"rendered":"Schr\u00f6dinger a Bruxelles: lo strano gatto Ue dell\u2019integrazione differenziata"},"content":{"rendered":"<p>Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/07\/integrazione-differenziata-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">recente articolo di Giuliano Amato su AffarInternazionali<\/a> rappresenta un progresso importante in una <strong>discussione sull\u2019integrazione differenziata<\/strong> all\u2019interno dell\u2019Ue che scivola troppo spesso nell\u2019astrazione e nel formalismo. <strong>La differenziazione \u00e8 diventato il modo per evitare la paralisi dell\u2019Europa a 27<\/strong>; la pratica \u00e8 stata consacrata in varie modifiche del trattato. Vale per\u00f2 la pena di constatare che questi marchingegni giuridici hanno fatto molto poco per risolvere i problemi concreti; certamente non i pi\u00f9 gravi. Pi\u00f9 importante \u00e8 stata invece la pratica degli <em>opting out <\/em>concessi ad alcuni Paesi, per esempio nell\u2019adesione all\u2019euro.<\/p>\n<p>Ha inoltre ragione Amato nel rilevare che la descrizione del processo come un fenomeno di avanguardie che ad un certo punto saranno inevitabilmente raggiunte dalle retroguardie, sta largamente diventando una petizione di principio. Altrettanto illusoria si sta dimostrando, per i motivi da lui indicati, la teoria che vorrebbe formalizzare la situazione con la definizione di \u201ccerchi concentrici\u201d. La prospettiva secondo cui l\u2019integrazione pu\u00f2 progredire con la progressiva <strong>formazione di &#8220;cluster&#8221; su determinate politiche<\/strong>, beninteso attorno al nucleo comune del mercato unico, \u00e8 quindi realista e metodologicamente attraente.<\/p>\n<p><strong>Uno dei vantaggi \u00e8 la grande flessibilit\u00e0<\/strong>. Il processo pu\u00f2 cominciare con iniziative di un numero limitato di Paesi anche in modo molto informale, per poi estendersi e strutturarsi. Si tratta per\u00f2 di iniziative che diventano significative e possono ambire a diventare l\u2019embrione di una \u201cpolitica europea\u201d, solo nel momento in cui raccolgono potenzialmente l\u2019adesione della maggioranza di Paesi membri. L\u2019informalit\u00e0 del processo \u00e8 facilitata dal fatto che in molti campi suscettibili di diventare un &#8220;cluster&#8221;, per esempio <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/abbandonare-il-voto-allunanimita-e-necessario-per-avere-una-politica-estera-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la politica estera e la sicurezza<\/a>, molto pu\u00f2 essere fatto senza ricorrere a vincoli formali. Il problema si pone quando le cose progrediscono e diventano pi\u00f9 strutturate e vincolanti. A quel punto i &#8220;cluster&#8221; interferiscono fra loro e con il mercato unico che si suppone sempre a 27.<\/p>\n<p>Contrariamente a ci\u00f2 che alcuni pensano, <strong>l\u2019esigenza di nuovi progressi dell\u2019integrazione non nasce autonomamente come astratto desiderio di \u201cpi\u00f9 Europa\u201d<\/strong>, ma \u00e8 pi\u00f9 spesso il <strong>prodotto dell\u2019effetto di fattori esterni sul funzionamento del mercato unico<\/strong>. L\u2019esempio tipico \u00e8 l\u2019<strong>euro<\/strong>, al momento il &#8220;cluster&#8221; pi\u00f9 importante e pi\u00f9 compiuto. Esso \u00e8 certo un progetto politico, ma \u00e8 stato soprattutto motivato dalla percezione dell\u2019insostenibilit\u00e0 del mercato unico in una situazione di disordine monetario. L\u2019esigenza di una maggiore coesione in materia di politica estera e di sicurezza ha origini molteplici, ma non pu\u00f2 facilmente essere distinta dalla politica economica esterna che \u00e8 largamente competenza dell\u2019Ue in quanto tale. La coesistenza di cluster fra loro e con l\u2019Ue a 27 deve quindi essere gestita politicamente. <strong>\u00c8 importante che tutto questo variegato insieme di configurazioni geografiche e regimi giuridici sia in qualche modo governato da un sistema istituzionale unico<\/strong>, evitando per quanto possibile istituzioni separate.<\/p>\n<p>La riluttanza di alcuni Paesi a unirsi a nuovi capitoli dell\u2019integrazione dipende da diverse percezioni dell\u2019interesse nazionale, ma pi\u00f9 spesso da una accentuata riluttanza a condividere nuovi pezzi di sovranit\u00e0. La tensione si manifesta quando i membri del &#8220;cluster&#8221;<em>, <\/em>maggioritari in seno all\u2019Ue, sono tendenzialmente tentati di prendere decisioni che possono danneggiare interessi importanti di Paesi che non ne fanno parte.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una questione teorica. Il risultato del referendum sulla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/06\/cinque-anni-dopo-nel-regno-unito-tutto-e-dominato-dalla-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Brexit<\/strong><\/a> fu determinato da <strong>fattori identitari che prescindevano da considerazioni di merito<\/strong>. Tuttavia la fase precedente fu caratterizzata da una crescente tensione fra i paesi dell\u2019euro-zona e il Regno Unito, dovuta al non assurdo timore di quest\u2019ultimo che l\u2019euro-zona imponesse decisioni contrarie agli interessi della piazza finanziaria di Londra al fine di privilegiare l\u2019obiettivo di rafforzare la moneta unica. La conclusione che se ne pu\u00f2 trarre \u00e8 che, indipendentemente dall\u2019esistenza o meno di <em>opting out, <\/em><strong>la non appartenenza all\u2019euro \u00e8 possibile<\/strong> anche a lungo per Paesi il cui peso economico \u00e8 marginale o che accettano di fatto di adeguare la loro politica monetaria a quella della Bce, <strong>ma non per un grande Paese che ha della propria indipendenza e sovranit\u00e0 una concezione non solo formale<\/strong>.<\/p>\n<p>Molti di questi problemi possono essere tenuti a bada forse per lunghi periodi con manifestazioni di pragmatismo. \u00c8 probabilmente il caso dei <strong>Paesi scandinavi<\/strong>, il cui senso identitario \u00e8 un serio ostacolo a cessioni di sovranit\u00e0, ma che sono in generale capaci di trovare <strong>forme utili di collaborazione<\/strong>. <strong>La questione diventa molto pi\u00f9 complicata quando intervengono questioni di valore<\/strong>. Il guaio \u00e8 <strong>che, contrariamente agli interessi, i valori non si negoziano<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 la ragione per cui <strong>le tensioni nord-sud sono pi\u00f9 facili da gestire di quelle est-ovest<\/strong>. La questione riguarda, anche se in modo diverso, tutti i paesi dell\u2019est e dei Balcani: dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/09\/lunione-europea-e-la-guerra-culturale-in-polonia-e-ungheria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nazionalismo esasperato di Polonia e Ungheria<\/a> alla difficolt\u00e0 di integrare pratiche democratiche per Paesi che sono rimasti per secoli ai margini del tormentato processo che, dal Rinascimento, alla Riforma, all\u2019illuminismo e alla rivoluzione industriale ha portato la parte occidentale dell\u2019Europa ad assimilare la democrazia liberale. Lo stesso vale in prospettiva per i Balcani occidentali. D\u2019altro canto, basta uno sguardo frettoloso alla carta geografica per capire che <strong>la loro appartenenza all\u2019Ue \u00e8 un nostro prioritario interesse geopolitico<\/strong>. Per fare un esempio, concepire una politica nei confronti della Russia senza coinvolgere la Polonia e i Baltici non avrebbe senso e sarebbe velleitario.<\/p>\n<p>Resta una questione importante, particolarmente rilevante per il dibattito italiano. <strong>Il metodo dei &#8220;cluster&#8221; consacra la presenza centrale dei governi nel sistema europeo<\/strong>. Molti, soprattutto in <strong>Italia<\/strong>, hanno sempre pensato che, sia pure nel modo disordinato che conosciamo, il processo di \u201cunione sempre pi\u00f9 stretta\u201d consista in un graduale progresso verso una forma di federazione. \u00c8 venuto il momento di constatare due cose. La prima \u00e8 che nel tempo l\u2019unione ha fatto passi da gigante. La seconda \u00e8 che, <strong>probabilmente in modo irreversibile, lo sviluppo non \u00e8 in direzione di un sistema federale<\/strong>. Si \u00e8 infatti nel tempo creato un sistema istituzionale e un modello d\u2019integrazione che, con buona pace dei fautori dell\u2019Europa delle patrie, \u00e8 comunque basato su una <strong>progressiva condivisione di sovranit\u00e0<\/strong>; in esso <strong>per\u00f2 il ruolo dei governi e quello delle istituzioni comuni sono indissolubilmente legati fra loro<\/strong>. Questa interdipendenza fra i due livelli istituzionali non accenna a diminuire ed \u00e8 resa inevitabile dalla struttura di un Unione che opera costantemente alla frontiera delle proprie competenze e dei propri poteri. Per fare un esempio dirimente, \u00e8 impossibile che il Consiglio, organo geneticamente esecutivo, si trasformi in Senato federale. Non \u00e8 del resto un caso se l\u2019unica istituzione genuinamente federale, la Bce, \u00e8 estranea alla sfera politica.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una prospettiva priva di inconvenienti e pericoli. Per cominciare, \u00e8 <strong>difficilmente comprensibile da parte dei cittadini<\/strong>. Inoltre il sistema \u00e8 intrinsecamente instabile e comporta il rischio costante, come si \u00e8 visto durante la pandemia, di ripresa in mano delle prerogative nazionali da parte dei governi. Ne discende anche il <strong>rischio difficilmente eliminabile di conflitti fra le Corti nazionali e la Corte di Giustizia<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/04\/via-libera-da-karlsruhe-next-generation-eu-puo-andare-avanti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">di cui si vedono alcune avvisaglie<\/a>. Ci\u00f2 non vuol dire che il sistema non possa e non debba evolvere; in particolare che sia reso pi\u00f9 leggibile, efficiente e sia accresciuta la sua legittimit\u00e0 democratica. \u00c8 per\u00f2 difficile immaginare che, tranne crisi maggiore, la sua natura possa cambiare. Essa \u00e8 fondata su due principi operativi. Le decisioni strategiche e le relative condivisioni di sovranit\u00e0 spettano ai governi (sia pure con la crescente partecipazione del Parlamento europeo), ma d\u2019altro canto nulla succede in pratica se l\u2019esecuzione non \u00e8 affidata a istituzioni comuni. Ci\u00f2 rende alla fine inutile e superata la tradizionale discussione sul modello intergovernativo o comunitario. <strong>Come il gatto di Schr\u00f6dinger, il sistema pu\u00f2 essere a seconda dei casi comunitario o intergovernativo, ma pi\u00f9 spesso entrambi contemporaneamente<\/strong>. Alla fine, per\u00f2, ci\u00f2 che si chiede al gatto \u00e8 di acchiappare i topi.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina ANSA\/ EPA\/ROBERT GHEMENT <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente articolo di Giuliano Amato su AffarInternazionali rappresenta un progresso importante in una discussione sull\u2019integrazione differenziata all\u2019interno dell\u2019Ue che scivola troppo spesso nell\u2019astrazione e nel formalismo. La differenziazione \u00e8 diventato il modo per evitare la paralisi dell\u2019Europa a 27; la pratica \u00e8 stata consacrata in varie modifiche del trattato. 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