{"id":88963,"date":"2021-07-23T05:24:54","date_gmt":"2021-07-23T03:24:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=88963"},"modified":"2021-07-30T10:14:53","modified_gmt":"2021-07-30T08:14:53","slug":"next-generation-eu-un-anno-dopo-sfide-e-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/07\/next-generation-eu-un-anno-dopo-sfide-e-prospettive\/","title":{"rendered":"Next Generation EU un anno dopo: sfide e prospettive"},"content":{"rendered":"<p>Circa un\u00a0 anno fa, il 21 luglio 2020, al termine di cinque giorni di complessi negoziati, il Consiglio europeo adott\u00f2 <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/07\/recovery-fund-accordo-raggiunto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l&#8217;accordo su <strong>Next Generation EU<\/strong><\/a> &#8211;\u00a0il programma comune di aiuti, mirati a fronteggiare l\u2019emergenza economica post-Covid, pi\u00f9 ambizioso e pi\u00f9 importante della storia dell\u2019Ue &#8211; e sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/accordo-di-parlamento-e-consiglio-sul-prossimo-bilancio-europeo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027<\/a>.<\/p>\n<p>Con quella decisione storica, e malgrado le divisioni che pure erano emerse, in sede di negoziato, su alcuni elementi di questo programma, l\u2019Unione europea <strong>si \u00e8 mostrata all\u2019altezza della sfida di una congiuntura drammatica<\/strong>, imprevista e imprevedibile, come quella determinata dalla pandemia sulla economie e le societ\u00e0 europee.<\/p>\n<p>Quattro aspetti in particolare del Ngeu meritano di essere sottolineati: la dimensione complessiva delle risorse che saranno mobilitate (750 miliardi di euro, in prezzi 2018); <strong>la scelta di ricorrere sia a prestiti (a condizioni agevolate) sia a sovvenzioni<\/strong>; la circostanza che questi interventi straordinari saranno finanziati facendo ricorso a\u00a0<strong>strumenti di debito comune<\/strong>, emessi dalla Commissione e garantiti dal bilancio dell\u2019Ue; ed infine i criteri per la distribuzione degli aiuti che, sulla base di un esplicito riconoscimento del\u00a0<strong>principio di solidariet\u00e0<\/strong>,\u00a0 privilegiano proporzionalmente i Paesi pi\u00f9 colpiti dalla pandemia, <strong>Italia in testa<\/strong>.<\/p>\n<p>Con l&#8217;approvazione del Next Generation EU, la Ue ha completato la gamma degli strumenti comuni messi in campo per contrastare gli effetti del Covid. Ma soprattutto con Ngeu la Commissione potr\u00e0 mobilitare fino a 750 miliardi di euro (390 di erogazioni a dono e 360 di prestiti), attraverso vari strumenti (alcuni nuovi come la <em>Recovery and Resilience Facility<\/em>, altri gi\u00e0 previsti nel bilancio settennale della UE ma rafforzati nella dotazione finanziaria). L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di stimolare una ripresa sostenibile (tanto sotto il profilo ambientale quanto sotto quello sociale) e inclusiva. E per raggiungere questa finalit\u00e0 il 37% dei fondi del Recovery Plan dovranno essere impiegati per interventi destinati a favorire la <strong>transizione energetica e il contrasto del cambiamento climatico<\/strong>, e il 20 % per favorire la <strong>digitalizzazione<\/strong>.<\/p>\n<p>La mobilitazione di queste ingenti risorse, che per ora\u00a0 mantiene un carattere\u00a0 temporaneo ed emergenziale, \u00e8 direttamente collegata al bilancio della UE e al Quadro finanziario pluriennale, assicurando cos\u00ec la coerenza dei nuovi strumenti comuni con quelli gi\u00e0 esistenti. E sotto questo profilo \u00e8 interessante ricordare che, con l\u2019approvazione (intervenuta nei mesi scorsi) da parte di tutti i Paesi membri della <strong>decisione sull\u2019aumento del \u201ctetto\u201d per le risorse proprie della Ue<\/strong>\u00a0(che serviranno per garantire i titoli emessi dalla Commissione), la Commissione ha potuto procedere alle prime tre emissioni dei titoli necessari per reperire sui mercati le risorse per finanziare Ngeu.<\/p>\n<p>Nel corso dei primi mesi del 2021 i governi hanno presentato alla Commissione i loro rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr), sulla cui base potr\u00e0 essere autorizzata l\u2019erogazione dei fondi previsti dal Recovery Plan. Finora (e con la sintomatica eccezione dell\u2019<strong>Ungheria<\/strong>) la met\u00e0 di questi Piani sono stati valutati come coerenti con le finalit\u00e0 del programma comune, e quindi approvati. E <strong>le prime erogazioni a valere sui fondi del Ngeu potranno essere effettuate gi\u00e0 dalle prossime settimane<\/strong>.<\/p>\n<p>Tutto bene quindi? S\u00ec, per ora; ma con qualche <strong>necessaria nota di cautela<\/strong>.<\/p>\n<p>I Piani nazionali, che sono stati complessivamente valutati positivamente perch\u00e9 corrispondenti alle finalit\u00e0 del Ngeu, dovranno ora essere messi <strong>alla prova della fase dell\u2019esecuzione<\/strong>. E questo vale soprattutto per l\u2019Italia. Gli interventi sin qui disposti dai due governi che nel nostro Paese si sono confrontati con l\u2019emergenza Covid sono finora soprattutto serviti a tamponare gli effetti della pandemia sulle categorie pi\u00f9 vulnerabili o pi\u00f9 direttamente colpite dalle conseguenze dell\u2019emergenza. Ora i fondi europei di Ngeu dovrebbero contribuire a rilanciare la crescita e l\u2019occupazione, con<strong> investimenti e misure di sostegno alla produttivit\u00e0 e competitivit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Il Pnrr, che\u00a0 dovrebbe consentire all\u2019Italia di accedere a questi fondi (<strong>209 miliardi di euro pi\u00f9 30 miliardi di fondi nazionali<\/strong>), sulla carta corrisponde ai requisiti e alle finalit\u00e0 (in primis sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale e digitalizzazione) che l\u2019Europa chiedeva all\u2019Italia. Ma ora quel Piano dovr\u00e0 essere attuato nei tempi e secondo le condizioni che il governo ha concordato con le istituzioni europee. E soprattutto gli investimenti previsti dal Piano dovranno essere accompagnati da quelle riforme (in primis pubblica amministrazione, giustizia e concorrenza) su cui da tempo la Ue sollecita risposte concrete dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un mistero che il Recovery Plan, proprio per la sua portata e per la sua carica innovativa, ha suscitato sicuramente <strong>entusiasmi<\/strong>, <strong>ma anche non poche riserve <\/strong>in altri Paesi della Ue. E non \u00e8 un mistero che, proprio per la dimensione delle risorse destinate all\u2019Italia (di gran lunga il primo beneficiario) \u00e8 proprio alle capacit\u00e0 dell\u2019Italia di dare attuazione a quel Piano nazionale che si guarder\u00e0 per misurare il successo o l\u2019insuccesso del Ngeu.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto problematico riguarda non tanto Ngeu in quanto tale, ma <strong>la questione di una sua eventuale prosecuzione o addirittura \u201cperennizzazione\u201d<\/strong>. Sono in molti infatti a ritenere (soprattutto nei Paesi dell\u2019Europa meridionale maggiori beneficiari delle risorse dello strumento) che il modello Next Generation EU, e soprattutto il ricorso a titoli di debito comuni emessi dalla Commissione e garantiti dal bilancio della Ue, possa costituire un esempio da seguire per procedere verso <strong>un autentico autonomo bilancio comune, dotato di maggiori risorse e magari della possibilit\u00e0 di finanziare misure di stabilizzazione anticiclica su base permanente<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma per ora a queste aperture su ipotesi evolutive in materia di \u201cgovernance\u201d economica della Ue, si sono contrapposte reazioni negative, in particolare da parte di esperti e politici dei Paesi cosiddetti \u201cfrugali\u201d. Sono ormai numerosi gli esponenti di quei Paesi che non hanno perso occasione per ribadire il <strong>carattere rigorosamente \u201cuna tantum\u201d e non replicabile del modello<\/strong>\u00a0Ngeu, e che hanno anticipato riserve e contrariet\u00e0 sull\u2019idea di ulteriori riforme della \u201cgovernance\u201d economica nella direzione di una maggiore condivisione dei rischi.<\/p>\n<p>Infine un\u2019opinione personale. Sono convinto che Ngeu sia un programma di eccezionale importanza ed uno straordinario risultato per l\u2019Europa. Ma ritengo anche che <strong>sarebbe prematuro a questo stadio assumere iniziative formali per una riforma in profondit\u00e0 del bilancio della Ue<\/strong> sulla base di quel modello. E sono convinto che in questa fase ci si debba soprattutto concentrare sulla realizzazione delle condizioni necessarie per assicurare il successo del Ngeu. Dopo le elezioni Germania, e dopo avere verificato come e quanto sar\u00e0 possibile modificare o aggiornare le regole (tuttora vigenti ancorch\u00e9 sospese) in materia di disciplina dei bilanci nazionali, si potr\u00e0 forse affrontare anche il tema di un ulteriore futuro ricorso al modello Ngeu.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/OLIVIER HOSLET <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Circa un\u00a0 anno fa, il 21 luglio 2020, al termine di cinque giorni di complessi negoziati, il Consiglio europeo adott\u00f2 l&#8217;accordo su Next Generation EU &#8211;\u00a0il programma comune di aiuti, mirati a fronteggiare l\u2019emergenza economica post-Covid, pi\u00f9 ambizioso e pi\u00f9 importante della storia dell\u2019Ue &#8211; e sul Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. 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