{"id":890,"date":"2006-04-03T00:00:00","date_gmt":"2006-04-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nel-darfur-il-genocidio-continua-e-il-mondo-sta-a-guardare\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:08","slug":"nel-darfur-il-genocidio-continua-e-il-mondo-sta-a-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/nel-darfur-il-genocidio-continua-e-il-mondo-sta-a-guardare\/","title":{"rendered":"Nel Darfur il genocidio continua (e il mondo sta a guardare)"},"content":{"rendered":"<p>La crisi che devasta il Darfur ha gi\u00e0 spesso sofferto i contraccolpi perversi di indecisione e attendismo da parte della comunit\u00e0 internazionale. Insieme al valore poco pi\u00f9 che teorico di ben quattro soluzioni Onu e di qualche misura sanzionatoria, un\u2019ambiguit\u00e0 di fondo ha accompagnato il dispiegamento nella regione a partire da fine 2004 di un contingente dell\u2019Unione Africana che ammonta oggi a poco pi\u00f9 di 7 mila uomini per un territorio grande quanto la Francia, con limitate funzioni di \u201cmonitoraggio\u201d e poche risorse per espletarle. Del resto l\u2019Unione Africana aveva premesso che la missione non poteva che essere preparatoria di un ben pi\u00f9 corposo intervento dell\u2019Onu. <br \/>In realt\u00e0 quella che doveva costituire una sterzata verso la pace non \u00e8 stata in grado di frenare la trasformazione del conflitto in una spaventosa guerra di logoramento combattuta con azioni contro la popolazione inerme. La crisi, dopo lunghe tensioni, era esplosa nel febbraio 2003, con l\u2019insurrezione poco coordinata di gruppi armati diversi che esprimono le rivendicazioni di una regione emarginata nella spartizione delle risorse nazionali e le istanze etnicistiche delle comunit\u00e0 fur, zaghawa e masaalit nei confronti dell\u2019elemento arabizzato della popolazione. Alcuni degli insorti erano fra l\u2019altro collegati ad Hassan al-Turabi, capofila dell\u2019opposizione contro il regime islamista di Omar Hassan Ahmad al-Bashir, al potere a Karthoum dal 1989. <\/p>\n<p><b>Una realt\u00e0 \u201craccapricciante\u201d<\/b> <br \/>A far parlare nel 2004 di \u201cgenocidio\u201d delle comunit\u00e0 ribelli \u00e8 l\u2019operato delle milizie janjaweed e altre formazioni arabe, che paiono agire con la tolleranza di fatto del governo. A dispetto della presenza delle forze dell\u2019Unione Africana, le cifre odierne della guerra delineano una scena raccapricciante: fra i 300 e i 400 mila morti, per una gran parte civili; forse 2 milioni di rifugiati interni, concentrati in campi solo parzialmente accessibili agli aiuti umanitari; circa 200 mila profughi in Ciad; gran parte degli insediamenti distrutti, l\u2019economia sconvolta. <br \/>Ma ora, secondo diversi osservatori, c\u2019\u00e8 il rischio che si risolva in un altro disastroso \u201cfalso movimento\u201d anche la decisione presa dall\u2019Unione Africana il 10 marzo scorso, alla scadenza della missione nel Darfur, di prorogarla fino al 30 settembre 2006, per poi passare il testimone a una presenza diretta dell\u2019Onu. Dopo aver a lungo combattuto contro questa ipotesi, resistendo a forti pressioni americane ed europee, il governo sudanese si \u00e8 detto disponibile ad accettare l\u2019avvicendamento, ma solo a condizione che sia preceduto da un effettivo accordo di pace coi ribelli, a garanzia certa della transitoriet\u00e0 della soluzione. <br \/>\u00c8 proprio questo particolare che fa scuotere la testa ai sostenitori di un intervento internazionale risolutivo: i negoziati fra Karthoum e i movimenti ribelli in corso ad Abuja, in Nigeria \u2013 di recente \u00e8 stata anche sollecitata la mediazione sudafricana \u2013 si trascinano da tempo senza risultati tangibili, mentre le scadenze ravvicinate dell\u2019avvicendamento imporrebbero ormai di arrivare ad un testo definitivo entro fine aprile. Inoltre restano indefinite le stesse modalit\u00e0 dell\u2019intervento Onu che per garantire un\u2019azione veramente efficace dovrebbe mettere in campo almeno 20 mila uomini. Quale carattere e quale ampiezza avr\u00e0 il mandato del contingente? E quale la reale possibilit\u00e0 di tutela della popolazione? <\/p>\n<p><b>Il petrolio, elemento cruciale<\/b><br \/>Intanto la situazione della sicurezza in Darfur va degenerando sempre pi\u00f9.  Anche se le forze ribelli sono frazionate e, sembra, finanziamenti libici le stanno dividendo ancor pi\u00f9, i militari di Karthoum non sono riusciti per parte loro a disarmare i janjaweed: secondo denunce americane e dell\u2019Onu, in realt\u00e0 non l\u2019avrebbero voluto fare, cos\u00ec da indurre di fatto la ripresa degli scontri negli ultimi mesi, in particolare le azioni contro i civili. <br \/> Per capire appieno la determinazione del regime di al-Bashir a tenere l\u2019Onu fuori dal Darfur bisogna considerare che un contingente di 10 mila caschi blu \u00e8 gi\u00e0 in via di dispiegamento nel Sud Sudan, a garanzia dell\u2019accordo di pace firmato a Nairobi nel gennaio 2005, mettendo fine a oltre vent\u2019anni di guerra fra il governo centrale e le forze secessioniste di questa regione, che resiste al processo di islamizzazione e arabizzazione linguistica implicito nel disegno di costruzione nazionale del Sudan, dominato da un gruppo dirigente espresso dalle regioni settentrionali del paese, arabe e islamiche. <br \/>Un elemento cruciale in questa contesa \u00e8 il controllo del petrolio \u2013 una produzione di 500 mila barili giornalieri che saliranno a 650 mila entro il 2006 \u2013 i cui giacimenti sono concentrati nella parte meridionale del paese. L\u2019accordo di pace, che garantisce al Sud una presenza pari al 30% nella composizione del governo nazionale, prevede anche una cogestione al 50% delle risorse petrolifere, che dovrebbe proseguire anche nell\u2019ipotesi che il meridione optasse per l\u2019indipendenza nel referendum previsto per il 2011. <br \/>In effetti l\u2019eventualit\u00e0 della secessione \u00e8 oggi quanto mai realistica. La morte in un discusso incidente di volo, lo scorso luglio, di John Garang, storico leader meridionale e, con l\u2019accordo di pace, vice-presidente del Sudan e capo del governo del Sud, ha tolto dalla scena il principale politico secessionista che avesse una storia di legami ed effettivi interessi sul piano politico nazionale sudanese, Sicuramente pi\u00f9 del suo successore, Salva Kiir Mayardit. <br \/>Mai come ora, insomma, un\u2019opzione di uscita dal Sud \u00e8 stata messa oggettivamente in conto del regime di Karthoum. Va da s\u00e8 che questa ipotesi presuppone un sostanzioso consolidamento delle posizioni del governo nelle altre grandi periferie instabili del paese: in primo luogo Il Darfur e quindi la regione orientale, dove stanno montando rivendicazioni anti-centralistiche. Se nel Sud e sui Monti Nuba l\u2019egemonia araba incontra anche una resistenza radicata nella diversit\u00e0 religiosa (cristianesimo e animismo), Ovest e Est sono terre di antica islamizzazione, ma solo in parte arabizzate. Il  loro valore stategico diviene essenziale per il potere di Karthoum, una volta che l\u2019identit\u00e0 nazionale sudanese, con l\u2019allontanamento del Sud, sempre pi\u00f9 trova nell\u2019appartenenza religiosa un coefficiente oggettivo di definizione e trinceramento. <\/p>\n<p><b>Complicit\u00e0 e alleanze<\/b><br \/>Il regime islamista di al-Bashir, insomma, non fa mistero di voler evitare in tutti i modi che una presenza internazionale nel Darfur prefiguri un altro annoso \u201cprotettorato\u201d occidentale in terra islamica celato dietro la bandiera delle Nazioni Unite, dopo quelli gi\u00e0 creati in medio Oriente. <br \/>Ma del resto Karthoum sembra avere ha per il momento concrete possibilit\u00e0 di evitare che tali suoi timori non si materializzino con effetti troppo difficilmente gestibili. Una virtuale \u201cpulizia etnica\u201d \u00e8 stata di fatto attuata in gran parte del Darfur; il Ciad, che aiuta i ribelli, deve ora fare i conti con i contraccolpi di una conflittualit\u00e0 che ha contagiato il suo territorio e che \u2013 col sostegno di Karthoum \u2013 destabilizza il governo di Idriss D\u00e8by. L\u2019Est \u00e8 in ebollizione, ma anche qui la rivendicazione \u00e8 poco organizzata, mentre il governo cerca rapporti migliori con l\u2019Eritrea, che fino ad oggi ha sostenuto i ribelli dell\u2019Est e del Darfur. Sul piano internazionale el-Bashir pu\u00f2 far conto su sostegni influenti e connivenze oggettive. <br \/>La Cina, per la quale il Sudan, col suo petrolio, rappresenta la principale area di investimento in Africa, \u00e8 pi\u00f9 che sospettata di aiutare Karthoum nell\u2019aggirare l\u2019embargo Onu sull\u2019uso di nuovi armamenti nel Darfur. L\u2019Egitto non \u00e8 un amico del regime islamista, tuttavia, nelle preminenze geo-politiche del Cairo, un Sudan unito e solido \u00e8 fondamentale garanzia della Valle del Nilo e del proprio approvvigionamento idrico. I rapporti con gli Stati Uniti, per i quali il Sudan \u2013 che ha condannato gli interventi in Irak e Afghanistan ed \u00e8 amico dell\u2019Iran, di Hamas e di altre forze radicali \u2013 resta nella lista dei sostenitori del terrorismo, sono andati tuttavia migliorando nel corso dell\u2019attuale presidenza. Anche se la crisi nel Darfur ha aperto un nuovo fronte di diffidenza e confronto, tuttavia la rilevante collaborazione d\u2019intelligence su al-Qaeda fornita da Karthoum agli americani, insieme alla svolta di pace nel Sud hanno allentato in maniera decisiva molti vecchi punti di tensione. <br \/>Sono molti, insomma, gli elementi che fanno pensare come, una volta venisse raggiunto un compromesso sul Darfur minimamente credibile agli occhi del mondo, una certa riacquisizione di presentabilit\u00e0 internazionale \u2013 e legittimazione di fatto \u2013 del potere islamista sudanese non sia un\u2019ipotesi tanto peregrina. La storia recente del Pakistan potrebbe suggerire qualcosa. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi che devasta il Darfur ha gi\u00e0 spesso sofferto i contraccolpi perversi di indecisione e attendismo da parte della comunit\u00e0 internazionale. 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