{"id":89106,"date":"2021-08-25T08:57:08","date_gmt":"2021-08-25T06:57:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89106"},"modified":"2021-09-05T23:43:55","modified_gmt":"2021-09-05T21:43:55","slug":"afghanistan-un-test-per-la-credibilita-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/08\/afghanistan-un-test-per-la-credibilita-delleuropa\/","title":{"rendered":"Afghanistan: un test per la credibilit\u00e0 dell&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/08\/la-caduta-dellafghanistan-e-il-dramma-del-ritiro-nato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il dramma che si sta svolgendo in Afghanistan<\/a> era ampiamente prevedibile<\/strong>. E poteva forse essere evitato se le due successive Amministrazioni americane direttamente coinvolte nell\u2019operazione avessero adottato una pur inevitabile \u201cexit strategy\u201d dal Paese meno affrettata e meno irresponsabile. Va chiarito per\u00f2 che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/08\/afghanistan-il-grande-gioco-ritorna-alla-casella-di-partenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>epilogo inglorioso di venti anni di presenza americana, e degli alleati della Nato<\/strong><\/a>, in Afghanistan nasce dalla pur comprensibile volont\u00e0 di <strong>Donald Trump<\/strong> di porre fine ad una missione di cui non si riusciva pi\u00f9 a individuare finalit\u00e0 e obiettivi, che costava troppo e che non godeva di sufficiente sostegno nel Congresso e nell\u2019opinione pubblica americana. <strong>Joe Biden<\/strong> e la sua Amministrazione hanno la colpa di avere gestito nel peggiore dei modi la conclusione di una vicenda il cui esito era gi\u00e0 stato ipotecato dalla Amministrazione precedente.<\/p>\n<p>Ma rileggere oggi (con il senno di poi) quelle parti degli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/laccordo-di-trump-e-una-vittoria-per-i-talebani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Accordi di Doha tra Usa e Talebani del febbraio 2020<\/strong><\/a>\u00a0che sono state pubblicate lascia francamente sconcertati e sgomenti. Le quattro pagine scarse che si possono trovare sui siti dell\u2019Amministrazione Usa descrivono\u00a0 <strong>una sorta di resa senza condizioni di una grande potenza ex imperiale di fronte a milizie armate combattute per anni<\/strong>, accompagnata da poco credibili garanzie sull\u2019esecuzione delle condizioni del ritiro di americani e alleati, e con solo <strong>vaghe indicazioni su un ipotetico processo negoziale che i Talebani avrebbero dovuto avviare con il governo legittimo di Kabul<\/strong> e con le altre componenti della societ\u00e0 afghana.<\/p>\n<p>Pochi dubbi, quindi, che le responsabilit\u00e0 principali della disfatta Usa in Afghanistan siano di Trump, del suo Segretario di Stato Mike Pompeo e del negoziatore capo degli accordi\u00a0Zalmay Khalilzad.\u00a0<strong>C\u2019\u00e8 solo da augurarsi che il Congresso Usa apra rapidamente una inchiesta sulle responsabilit\u00e0<\/strong> per quegli Accordi, \u00a0faccia piena luce sulle parti meno note di quelle intese, e su colpe e mancanze. Oltre che sulle \u00a0responsabilit\u00e0 della attuale Amministrazione per la pessima gestione della fase di esecuzione di quelle intese.<\/p>\n<p>Riconoscere le responsabilit\u00e0 americane, che vengono da lontano e che si proiettano sul futuro disegnando un Paese sempre meno intenzionato a operare come la potenza egemone di un tempo, sempre meno disponibile ad assumersi responsabilit\u00e0 globali e sempre pi\u00f9 concentrato su priorit\u00e0 della agenda domestica, <strong>non esime per\u00f2 gli alleati europei degli Stati Uniti da un qualche serio esame di coscienza<\/strong>.<\/p>\n<p>Abbiamo seguito gli americani in Afghanistan per una serie di motivi, comprensibili all\u2019inizio, ma sempre meno giustificati via via\u00a0 che la missione proseguiva (nelle sue componenti militare e civile): la solidariet\u00e0 con l\u2019alleato colpito al cuore dagli attentati dell\u201911 settembre 2001; la determinazione ad eliminare un santuario del terrorismo jihadista; ma poi anche l\u2019illusione di costruire in Afghanistan una societ\u00e0 e delle istituzioni ad immagine e somiglianza delle nostre. E in questo processo <strong>abbiamo sostanzialmente seguito le decisioni e le scelte strategiche dei nostri alleati americani, senza troppo preoccuparci di tutelare interessi autenticamente europei<\/strong>. In fondo per gli europei l\u2019unica vera preoccupazione strategica era quella di rimanere allineati con Washington, e di evitare che l\u2019Afghanistan tornasse ad essere un santuario di formazioni collegate al terrorismo islamico. E senza pretendere di \u201cesportare\u201d il nostro modello di democrazia, <strong>ci eravamo illusi di riuscire a rendere l\u2019Afghanistan un po\u2019 pi\u00f9 simile ad un Paese moderno<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi per\u00f2 la clamorosa perdita di credibilit\u00e0 di un presidente americano, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/11\/leuropa-e-lamerica-di-biden\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il cui arrivo alla Casa Bianca aveva suscitato grandi speranze e aspettative negli alleati europei<\/a>, e il rischio che il vuoto lasciato in Afghanistan dagli americani e dai loro alleati europei apra <strong>inattesi spazi di manovra a Cina, Russia, Turchia e altri Paesi \u201cdifficili\u201d<\/strong> sono fonti di pi\u00f9 che legittime preoccupazioni per l\u2019Europa. E tutto questo avviene in un contesto in cui l<strong>\u2019Unione europea<\/strong>, ancora impegnata in una faticosa ricerca di un suo protagonismo sulla scena internazionale, <strong>\u00e8 lontana anni luce dall\u2019aver dato sostanza e contenuto alla sua annunciata ambizione geopolitica<\/strong> e ancor meno ad una sua <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/03\/autonomia-strategica-concetto-chiave\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>chimerica autonomia strategica<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>La crisi della leadership americana, emersa in tutta la sua drammaticit\u00e0 in Afghanistan, potrebbe quindi essere un ennesima buona occasione per <strong>rilanciare una proiezione internazionale della Ue all&#8217;altezza delle potenzialit\u00e0 del Vecchio Continente<\/strong>. Ma da dove si dovrebbe ripartire?<\/p>\n<p>Per cominciare, e senza rimettere in discussione la scelta di campo a fianco degli alleati e partner americani, gli europei dovrebbero pretendere maggiore condivisione sulle scelte di fondo della Amministrazione Usa, in particolare quando queste scelte hanno ricadute dirette sulla sicurezza e sugli interessi dell\u2019Europa. La stessa partecipazione degli europei alla gestione della Nato andrebbe ripensata con l\u2019<strong>obiettivo di assicurare una maggiore corresponsabilizzazione degli alleati europei nelle decisioni comuni<\/strong>.<\/p>\n<p>La scelta della autonomia strategica europea resta valida, ma per ora solo \u201csulla carta\u201d. E dovr\u00e0 essere realizzata con tutto il realismo e la gradualit\u00e0 che le circostanze consigliano. Nessuna pretesa quindi giocare la carta di questa obiettivo in funzione di una presunta emancipazione dall\u2019alleato americano; consapevolezza che <strong>nel campo della sicurezza e della difesa resta ancora moltissima strada da percorrere<\/strong> (ammesso che ce ne sia la volont\u00e0 politica); e analoga consapevolezza che la partita si gioca su numerosi altri terreni di gioco (energia, clima, commercio internazionale, tecnologie abilitanti ecc.).<\/p>\n<p>Va bene quindi proseguire (con realismo) su un percorso di rafforzamento della proiezione internazionale dell&#8217;Unione europea. Ma nell\u2019immediato <strong>la credibilit\u00e0 dell\u2019Europa si andr\u00e0 a verificare, fin dai prossimi giorni, su due temi<\/strong> tanto politicamente sensibili quanto urgenti: <strong>il trattamento da riservare agli afghani che lasceranno il loro Paese<\/strong> per cercare asilo anche in Europa, e <strong>il rapporto con il governo che si sta insediando a Kabul<\/strong>.<\/p>\n<p>Riuscire a definire una <strong>posizione comune su quanti cittadini afghani accogliere in Europa e a quali condizioni<\/strong>; e riuscire a mettersi rapidamente d\u2019accordo su alcune condizioni minime irrinunciabili per avviare <strong>una qualche forma di interlocuzione con i Talebani<\/strong> al potere a Kabul (in attesa di verificare se si potr\u00e0 arrivare a un riconoscimento oggi assolutamente prematuro), sono due premesse necessarie perch\u00e9 l\u2019Europa possa svolgere un ruolo di un qualche peso in Afghanistan (al di l\u00e0 delle gestione dell\u2019emergenza) e pi\u00f9 in generale in una regione dove altri attori (non necessariamente graditi) si stanno attrezzando per riempire il vuoto lasciato dagli americani. E <strong>a giudicare dalle prime esternazioni pubbliche di vari leader europei non sar\u00e0 impresa facile<\/strong>.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/FILIPPO ATTILI <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dramma che si sta svolgendo in Afghanistan era ampiamente prevedibile. E poteva forse essere evitato se le due successive Amministrazioni americane direttamente coinvolte nell\u2019operazione avessero adottato una pur inevitabile \u201cexit strategy\u201d dal Paese meno affrettata e meno irresponsabile. 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