{"id":89126,"date":"2021-08-31T11:42:02","date_gmt":"2021-08-31T09:42:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89126"},"modified":"2021-09-10T07:56:34","modified_gmt":"2021-09-10T05:56:34","slug":"afghanistan-lequilibrismo-di-putin-fra-talebani-e-partner-della-regione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/08\/afghanistan-lequilibrismo-di-putin-fra-talebani-e-partner-della-regione\/","title":{"rendered":"Afghanistan: l\u2019equilibrismo di Putin fra talebani e partner della regione"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Quando, il 15 febbraio 1989, il generale Boris Gromov aveva attraversato su un blindato il ponte dell\u2019Amicizia, <strong>ultimo militare sovietico ad abbandonare l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/il-dramma-afghanistan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Afghanistan<\/a><\/strong>, tutto il mondo l\u2019aveva vissuta come una sorta di lieto fine, la giustizia che si compiva dieci anni dopo un\u2019invasione assurda quanto disastrosa, <strong>ultimo sussulto imperialista di un regime che stava vacillando sotto il peso della sua stessa inefficienza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Inevitabile che, 32 anni dopo, qualsiasi avvicendamento drammatico a Kabul e dintorni viene visto a Mosca attraverso la lente di questo ricordo. Ritirarsi da un Paese che ha fama di <strong>\u201ctomba degli imperi\u201d<\/strong> \u00e8 una sconfitta delle ambizioni globali, e <strong>il Cremlino<\/strong> \u2013 per il quale l\u2019anti-americanismo \u00e8 ormai da anni un perno sul quale ruota la visione \u201cgeopolitica\u201d \u2013 <strong>non \u00e8 riuscito a nascondere il suo compiacimento per la ritirata precipitosa degli Usa<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In quella visione della politica internazionale come di un gioco a somma zero, una sconfitta di Joe Biden \u00e8 gi\u00e0 una mezza vittoria di <strong>Vladimir Putin,<\/strong> o comunque mette i russi sullo stesso piano degli americani, rendendo meno umiliante la propri sconfitta, in una fase politica di revisionismo a 360 gradi del passato sovietico che sta riconsiderando come negativi anche eventi universalmente percepiti come positivi, come il ritiro dall\u2019Afghanistan, gli accordi sul disarmo nucleare con Ronald Reagan o il fallimento del golpe degli \u201chardliner\u201d comunisti di trent\u2019anni fa.<\/p>\n<p><strong>Dialogo avviato<\/strong><br \/>\nAl di l\u00e0 della retorica anti-americana, <strong>l\u2019establishment russo sembra comunque aver superato quel trauma afghano<\/strong> che aveva messo per trent\u2019anni il tab\u00f9 su qualunque coinvolgimento nelle vicende di Kabul. Nel 2001, Putin &#8211; all\u2019epoca alleato di George W. Bush nell\u2019operazione contro i talebani e al Qaida \u2013 aveva concesso alla Nato il diritto di sorvolo del territorio russo e l\u2019appoggio logistico delle sue basi militari, giustificando per\u00f2 il mancato coinvolgimento in prima persona dei militari di Mosca con ovvi motivi di un passato ancora troppo recente. Un ventennio dopo, responsabili del ministero della Difesa russo \u201cnon escludono\u201d una partecipazione alle vicende afghane, e <strong>la diplomazia parla di un \u201cruolo attivo nella ricostruzione socio-economica\u201d<\/strong>, si presume a fianco dei talebani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il dialogo con il nuovo governo afghano \u00e8 gi\u00e0 avviato<\/strong>;\u00a0Mosca aveva aperto un negoziato con i talebani gi\u00e0 nel 2018. Ufficialmente, il movimento talebano \u00e8 stato inserito dalla Russia nella lista delle \u201corganizzazioni terroristiche\u201d, e ogni loro menzione nei media russi deve essere per legge accompagnata da un disclaimer che lo ricorda. Ma il capo della diplomazia Sergey Lavrov aveva dichiarato a luglio che i talebani sono \u201cpersone ragionevoli\u201d, e il responsabile del secondo direttorato asiatico del ministero degli Esteri russo Zamir Kabulov, ex ambasciatore in Afghanistan, li ha definiti \u201cpi\u00f9 interessanti per negoziare rispetto al governo fantoccio dell\u2019ex presidente Ghani\u201d. <strong>Mosca \u00e8 stata tra i pochi Paesi a non aver richiamato i propri diplomatici da Kabul<\/strong>, e l\u2019attuale ambasciatore russo Dmitry Zhirnov ha lodato pubblicamente la scorta talebana intorno alla missione russa, arrivata a \u201cproteggerci da terroristi e folli\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nonostante questi gesti pubblici di simpatia, <strong>il riconoscimento ufficiale del nuovo governo afghano per ora non \u00e8 all\u2019ordine del giorno<\/strong>, anche per via della forte pressione dell\u2019opinione pubblica interna, fortemente negativa rispetto a un Paese visto come una roccaforte di fondamentalismo, dove sono morti pi\u00f9 di 15 mila soldati sovietici. Gli oppositori stanno anche usando le simpatie pro-talebane per sottolineare come il Cremlino negozia con estremisti islamici mentre arresta e bandisce come \u201cestremisti\u201d politici liberali, anche lontani dall\u2019orbita di Alexey Navalny. Inoltre, la Russia ha l\u2019eterno problema del jihadismo al proprio interno, ed \u00e8 probabile che una vittoria clamorosa come quella dei taleban potrebbe servire da modello anche per i fondamentalisti russi del Caucaso.<\/p>\n<p><strong>Equilibri regionali<\/strong><br \/>\n<strong>Qualunque mossa di apertura verso i talebani preoccuperebbe per\u00f2 anche i partner storici della diplomazia russa<\/strong>: l\u2019<strong>India<\/strong>, inquietata dall\u2019arrivo di un regime sostenuto dal Pakistan (e dalla Cina), e <strong>i Paesi ex sovietici dell\u2019Asia Centrale<\/strong>, che si trovano ora dei vicini difficili come i talebani. I regimi postcomunista dell\u2019Asia centrale \u2013 tra cui l\u2019<strong>Uzbekistan<\/strong> e il <strong>Turkmenistan<\/strong>, entrambi confinanti con l\u2019Afghanistan \u2013 hanno a lungo goduto della tolleranza se non del sostegno (non solo di Mosca, ma anche di Washington) proprio nel loro ruolo di argine autoritario, ma laico, a un\u2019ipotetica diffusione del fondamentalismo.<\/p>\n<p>Mosca potrebbe giustificare le proprie aperture al nuovo regime di Kabul con una sorta di rassegnato pragmatismo: se non puoi impedire una cosa, \u00e8 meglio cercare di metterla sotto controllo, e <strong>Lavrov assicura di aver ottenuto dai suoi interlocutori talebani garanzie di non ingerenza negli affari dei Paesi limitrofi, e del pugno duro contro l\u2019Isis<\/strong>\u00a0( he peraltro lo stesso Putin sospetta di essere una creatura degli americani). Ma i rischi dell\u2019insediamento dei taleban appaiono per il momento superiori agli (in buona parte immaginari) vantaggi per Mosca dalla ritirata americana dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/08\/afghanistan-il-grande-gioco-ritorna-alla-casella-di-partenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Grande Gioco<\/a>.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/ALEXEY NIKOLSKY\/ SPUTNIK \/ KREMLIN POOL <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando, il 15 febbraio 1989, il generale Boris Gromov aveva attraversato su un blindato il ponte dell\u2019Amicizia, ultimo militare sovietico ad abbandonare l\u2019Afghanistan, tutto il mondo l\u2019aveva vissuta come una sorta di lieto fine, la giustizia che si compiva dieci anni dopo un\u2019invasione assurda quanto disastrosa, ultimo sussulto imperialista di un regime che stava vacillando [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":89132,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2027,9],"tags":[68,436,2461,424,1830,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/89126"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=89126"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/89126\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":89133,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/89126\/revisions\/89133"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/89132"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=89126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=89126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=89126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}