{"id":89344,"date":"2021-09-20T07:59:18","date_gmt":"2021-09-20T05:59:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89344"},"modified":"2021-09-27T07:04:13","modified_gmt":"2021-09-27T05:04:13","slug":"bouteflika-nel-bene-e-nel-male-un-leader-espressione-del-suo-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/09\/bouteflika-nel-bene-e-nel-male-un-leader-espressione-del-suo-tempo\/","title":{"rendered":"Bouteflika: nel bene e nel male un leader espressione del suo tempo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Abdelaziz Bouteflika<\/strong>, morto a 86 anni al termine di un declino catatonico durato anni, superiore forse a quello di Leonid Brezhnev, aveva decisamente <strong>una marcia intellettuale e politica in pi\u00f9<\/strong> rispetto ai suoi comprimari e concorrenti. Nel mio periodo di lavoro in Algeria li ho incontrati quasi tutti: da Ben Bella ad Ait Ahmed, da Said Saadi ai presidenti militari, e la distanza in termini di lucidit\u00e0 politica e di visione strategica era evidente. Che potesse giocarli una volta tornato in sella era una facile previsione.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/algeria-bouteflika-regime-successione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Bouteflika<\/a> ha attraversato la storia del suo Paese in tutte le sue componenti<\/strong>: leader dell\u2019Fln\u00a0<em>de l\u2019exterieur <\/em>nella<strong> lotta di liberazione<\/strong>, ministro degli Esteri a ventisei anni, presidente dell\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu, <strong>protagonista della grande stagione terzomondista del suo Paese<\/strong>, vittima di uno scontro di potere che lo costrinse prima all\u2019esilio e poi a lungo ad un semi-isolamento politico, sulla fine del secolo scorso \u00e8 tornato sulla scena ed \u00e8 stato eletto presidente della Repubblica, con il mandato di porre fine allo stallo fra terrorismo interno e governi controllati dai militari che insanguinava l&#8217;Algeria dal golpe con cui nel 1993 erano state cancellate le elezioni vinte dagli islamisti del Fis.<\/p>\n<p>Le violenze erano entrate in una spirale che sembrava senza fine ed egli riusc\u00ec a raggiungere il suo obiettivo da un lato agendo in base a un accordo non scritto con <strong>il \u201cpouvoir\u201d politico-militare cha da sempre governava (e governa) il Paese<\/strong> e, dall\u2019altro, imponendo a un governo delegittimato un accordo con la guerriglia islamista, accolto con sollievo da un\u2019opinione pubblica esausta. Degli epigoni dell\u2019Fln che ancora tenevano le redini del gioco politico conosceva tutto e gli fu facile imporre le sue scelte e i suoi uomini. Si accord\u00f2 con il capo di Stato maggiore, il generale Smain Lamari, che era il vero detentore del potere del Paese, per un percorso di normalizzazione concluso il quale ne ridimension\u00f2 progressivamente l\u2019autorit\u00e0 sino ad eliminarlo, e con lui la \u201ccupola\u201d dei generali dai quali aveva ricevuto il suo primo mandato.<\/p>\n<p>Si apr\u00ec cos\u00ec una stagione di aspettative crescenti, con il <strong>ritorno della stagione della politica<\/strong>. Ma era una politica malata, le forze migliori restavano al margine, il rinnovamento era ai minimi termini e l\u2019Fln, che restava lo strumento a lui pi\u00f9 familiare, era sempre pi\u00f9 debole e corrotto. Cos\u00ec come non decollava un\u2019economia, ancora una volta incapace di dare vita ad una vera capacit\u00e0 produttiva e ancorata al veleno della rendita petrolifera e di una politica di meri trasferimenti.<\/p>\n<p><strong>Bouteflika \u00e8 stato nel bene e nel male espressione del suo tempo<\/strong>, che avrebbe potuto cambiare e che ha soprattutto utilizzato per consolidare un potere che la sua visione e capacit\u00e0 avrebbero potuto rendere migliore di quanto \u00e8 stato. L\u2019incapacit\u00e0 di pensare ad una successione che ne consolidasse nel tempo la visione politica, <strong>la tentazione della satrapia, la corruzione dilagante<\/strong> accompagnano negativamente la sua testimonianza. Che \u00e8 stata ancora una volta per quel Paese sfortunato di speranze e ambizioni disattese. Ci\u00f2 non toglie che sia stato <strong>una personalit\u00e0 fuori dal comune<\/strong>: abitavamo vicino e sviluppammo un rapporto di consuetudine cordiale fin quando divenne presidente, che si rafforz\u00f2 quando lo accompagnai in giro per l\u2019Italia in occasione della sua visita di Stato nel 2000. Mi diceva ogni tanto: \u201cVuol venire a prendere un rapido caff\u00e8 da me?\u201d \u00a0e ogni volta uscivo dopo una chiacchierata di non meno di quattro-cinque ore \u2013 tempi degni di Fidel Castro &#8211; esausto e invariabilmente colpito da una dimensione che, come dicevo, non trovavo di paragonabili nel Paese.<\/p>\n<p><strong>Il suo orizzonte politico era inevitabilmente rivolto alla Francia<\/strong>, come peraltro e in pi\u00f9 decisivi versi agli Stati Uniti, <strong>ma aveva simpatia per l\u2019Italia<\/strong> e ci era grato del fatto che Alitalia fosse stata la prima &#8211; e per lungo tempo l\u2019unica \u2013 compagnia aerea ad aver rotto l\u2019embargo che dopo le violenze della prima et\u00e0 degli anni Novanta aveva indotto tutte le compagnie aeree occidentali ad abbandonare lo scalo di Algeri, condannando il Paese ad un sostanziale isolamento. Fu una mossa abile dalla quale avremmo potuto trarre un buon capitale politico ed economico. Ma, come tante volte accade alla nostra politica estera, non lo facemmo.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/MOHAMED MESSARA <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abdelaziz Bouteflika, morto a 86 anni al termine di un declino catatonico durato anni, superiore forse a quello di Leonid Brezhnev, aveva decisamente una marcia intellettuale e politica in pi\u00f9 rispetto ai suoi comprimari e concorrenti. 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