{"id":89353,"date":"2021-09-22T07:33:52","date_gmt":"2021-09-22T05:33:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89353"},"modified":"2021-09-30T11:40:58","modified_gmt":"2021-09-30T09:40:58","slug":"aukus-il-fronte-anglosassone-nel-pacifico-che-esclude-la-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/09\/aukus-il-fronte-anglosassone-nel-pacifico-che-esclude-la-francia\/","title":{"rendered":"Aukus: il fronte anglosassone nel Pacifico che esclude la Francia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio di un <strong>accordo trilaterale tra Usa, Australia e Regno Unito (Aukus)<\/strong> apre nell\u2019Indo-Pacifico un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/07\/le-nuove-sfide-per-la-sicurezza-regionale-asiatica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>nuovo fronte di contenimento in chiave implicitamente anti-cinese<\/strong><\/a>. A parte le puntuali critiche di Pechino, ha fatto scalpore la decisione della <strong>Francia<\/strong> di richiamare i propri ambasciatori da Washington e Canberra proprio in seguito a questo accordo.<\/p>\n<p><strong>La Francia e l\u2019Australia avevano infatti firmato nel 2016 un contratto<\/strong> del valore di 56 miliardi di euro per 12 sottomarini convenzionali, che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/difesa-europa-navale-italia-francia\/\">sarebbero stati costruiti dalla francese Naval Group<\/a> nel Paese oceanico. <strong>Il programma per\u00f2 aveva gi\u00e0 da tempo iniziato ad <\/strong><a href=\"https:\/\/www.defensenews.com\/2020\/01\/17\/australian-defense-leaders-defend-submarine-buy-with-frances-naval-group\/\"><strong>accumulare ritardi<\/strong><\/a> ed era da subito stato accompagnato dallo scetticismo di addetti ai lavori, che addirittura avevano consigliato al governo di iniziare a cercare alternative nonostante il programma fosse gi\u00e0 avviato.<\/p>\n<p>Fra i tasti dolenti per Canberra anche una serie di dissensi con Naval Group sulla percentuale di lavoratori australiani da coinvolgere nella costruzione di sottomarini, e la <a href=\"https:\/\/www.afr.com\/politics\/federal\/submarine-builder-finally-commits-to-60pc-local-content-deal-20210323-p57d61\">difficolt\u00e0<\/a> nell\u2019ottenere dalla compagnia francese l\u2019impegno a spendere almeno il 60% del valore totale del contratto in Australia.<\/p>\n<p>Il fatto che il governo australiano stesse cercando alternative all\u2019ormai defunto programma <em>Future Submarine<\/em> <strong>era gi\u00e0 chiaro da mesi<\/strong> e Parigi ne era certamente al corrente. Erano emersi molti <strong>dubbi<\/strong>, infatti, <strong>sull\u2019adeguatezza di una flotta di sottomarini convenzionali<\/strong> a fronte della vastit\u00e0 degli oceani che separano Australia e Cina \u2013 vero e proprio &#8220;elefante nella stanza&#8221; nel contesto nell\u2019annuncio dell\u2019accordo trilaterale. Ecco allora Aukus, che nel quadro di un pi\u00f9 ampio partenariato militare e politico si pone come primo obiettivo concreto quello di <strong>dotare l\u2019Australia di una flotta di 8 sottomarini d\u2019attacco a propulsione nucleare<\/strong>, affondando di conseguenza il contratto con Naval Group.<\/p>\n<p><strong>L\u2019opzione nucleare<\/strong><br \/>\nI sottomarini nucleari <strong>non sono necessariamente superiori a quelli convenzionali<\/strong>. Ogni confronto deve per forza tener conto del contesto in cui l\u2019ipotetico mezzo subacqueo \u00e8 chiamato ad operare. Quelli nucleari hanno <strong>costi di costruzione e manutenzione elevatissimi<\/strong>, ma possono sostenere velocit\u00e0 pi\u00f9 elevate e godono di un raggio d\u2019azione in immersione limitato solo dalla necessit\u00e0 di fare scorta di viveri o ruotare l\u2019equipaggio. Sono quindi <strong>ideali per operazioni a lunga distanza da porti amici<\/strong> \u2013 come raccontato nel celebre &#8220;Caccia a Ottobre Rosso&#8221;.<\/p>\n<p>Un sottomarino convenzionale, al contrario, \u00e8 costretto a dover far emergere lo snorkel per consentire a motori diesel di ricaricare le batterie che alimentano i motori elettrici usati in immersione. Tale caratteristica li rende <strong>pi\u00f9 vulnerabili dei sottomarini nucleari<\/strong> se impiegati in operazioni a lungo raggio, ma non influisce sulla loro efficacia in operazioni in acque costiere e poco profonde, dove sono anzi pi\u00f9 manovrabili in virt\u00f9 delle loro dimensioni pi\u00f9 contenute.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque evidente che, per una flotta oceanica che ambisce a proiettare le proprie forze a grande distanza, <strong>i sottomarini nucleari\u00a0sono tendenzialmente preferibili a quelli convenzionali<\/strong>. Eppure nel cercare un sostituto all\u2019attuale flotta sottomarina Canberra aveva inizialmente scelto l\u2019opzione offerta da Naval Group, ritenendo di\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.aspistrategist.org.au\/nuclear-versus-diesel-electric-case-conventional-submarines-ran\/\">non possedere<\/a> le capacit\u00e0 tecniche e industriali necessarie per armare e mantenere una flotta di sottomarini nucleari<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La furia di Parigi<\/strong><br \/>\nNell\u2019<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/briefing-room\/statements-releases\/2021\/09\/15\/joint-leaders-statement-on-aukus\/\">annunciare<\/a> Aukus, i leader dei tre Paesi coinvolti hanno spiegato che <strong>questa \u201cpartnership di sicurezza\u201d vuole migliorare fra le altre cose i legami nell\u2019ambito della difesa<\/strong>, la condivisione di informazioni e tecnologie, e l\u2019integrazione delle filiere produttive. Si parla anche di <strong>aumentare l&#8217;interoperabilit\u00e0<\/strong>, compresi i campi del cyber e dell\u2019intelligenza artificiale. Il patto rappresenta con ogni probabilit\u00e0 <strong>un tentativo da parte di Washington di creare un gruppo ristretto di Paesi affini che possa coltivare un una visione strategica armoniosa nello scacchiere dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/04\/la-non-strategia-dellunione-europea-sullindo-pacifico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Indo-Pacifico<\/a><\/strong>. Ecco forse spiegata la furia di Parigi, che fra comunicati stampa e rappresaglie diplomatiche ha espresso la propria frustrazione nell\u2019essere stata esclusa da un\u2019iniziativa che le avrebbe permesso di trovare partner preziosi all\u2019interno dell\u2019Indo-Pacifico, <strong>dove vivono oltre un milione e mezzo di francesi<\/strong>\u00a0dei Territori d&#8217;Oltremare e<strong> che racchiude il 93% della zona economica esclusiva francese<\/strong>, peraltro la pi\u00f9 grande del mondo.<\/p>\n<p>Guardando avanti, <strong>\u00e8 difficile che la Francia possa riuscire a coinvolgere una quantit\u00e0 e qualit\u00e0 sufficiente di risorse Ue per sostenere una propria proiezione in loco<\/strong> e distribuire lo sforzo richiesto dal pattugliare e difendere un\u2019area d\u2019interesse cos\u00ec estesa, nonostante Bruxelles\u00a0abbia preso atto dell\u2019importanza di dispiegare forze nella regione. Altrettanto improbabile sarebbe stato un invito da parte di Washington a prendere parte al nuovo patto nella sua forma attuale, all\u2019interno del quale <strong>Parigi non avrebbe voluto accettare un ruolo secondario \u2013 che invece ha <\/strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/09\/italia-e-regno-unito-cosi-diversi-e-cosi-vicini\/\"><strong>pragmaticamente accolto il Regno Unito<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Il nodo per la Nato<\/strong><br \/>\nResta comunque un <strong>nodo politico tra gli alleati Nato<\/strong>. Ferma restando l\u2019autonomia nazionale nel giocare ciascuno la propria partita industriale, dal momento che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/12\/la-nato-e-la-rivalita-sistemica-con-russia-e-cina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la Cina \u00e8 entrata nell\u2019agenda dell\u2019Alleanza atlantica<\/a> su spinta degli Stati Uniti questi ultimi avrebbero dovuto perlomeno informare per tempo gli alleati europei che stavano impostando un accordo trilaterale con Londra e Canberra. In ogni caso, <strong>Parigi si trova oggi in una posizione difficile rispetto all\u2019Indo-Pacifico<\/strong>: esclusa dall\u2019Aukus, e sola in ambito Ue ad avere interessi diretti nell\u2019area tali da suscitare <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/unindustria-navale-europea-piu-forte-nel-mondo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un forte impegno strategico<\/a> \u2013 anche a giudicare dalla scarsit\u00e0 di reazioni ufficiali in altri Paesi europei all\u2019<em>affaire<\/em> franco-australiano.<\/p>\n<p>Superata l\u2019ira iniziale, <strong>una reazione pragmatica potrebbe consistere in un approccio che commisuri meglio ambizioni e risorse<\/strong>, e che si ponga in modo pi\u00f9 costruttivo sia verso i Paesi europei con un qualche interesse nell\u2019area, sia in ambito transatlantico e nel quadro della cooperazione Nato-Ue.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/RICHARD WAINWRIGHT <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio di un accordo trilaterale tra Usa, Australia e Regno Unito (Aukus) apre nell\u2019Indo-Pacifico un nuovo fronte di contenimento in chiave implicitamente anti-cinese. 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