{"id":89660,"date":"2021-10-08T07:49:28","date_gmt":"2021-10-08T05:49:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89660"},"modified":"2021-10-09T11:14:23","modified_gmt":"2021-10-09T09:14:23","slug":"sciiti-verso-la-vittoria-nelle-urne-irachene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/10\/sciiti-verso-la-vittoria-nelle-urne-irachene\/","title":{"rendered":"Sciiti verso la vittoria nelle urne irachene"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-89701 alignright\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11-300x300.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11-300x300.png 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11-150x150.png 150w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11-768x768.png 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11-1024x1024.png 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11-125x125.png 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/XYZ-11.png 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Domenica 10 ottobre, gli iracheni saranno chiamati a votare per <strong>la ripartizione dei seggi nel Consiglio dei rappresentanti<\/strong> (la Camera bassa del Parlamento) per la quinta volta dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/07\/rumsfeld-dalla-stretta-di-mano-con-saddam-allinvasione-delliraq\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>caduta del regime di Saddam Hussein<\/strong><\/a>, avvenuta nel 2003. A contendersi i <strong>329 seggi<\/strong> ci saranno <strong>pi\u00f9 di 3500 candidati<\/strong> (tra cui figurano 950 donne); di questi,\u00a0<strong>poco pi\u00f9 di mille si presentano come iscritti a uno dei 267 partiti concorrenti<\/strong>, <strong>divisi in 44 coalizioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Molti sono i cambiamenti rispetto alle elezioni del 2018: le coalizioni di tre anni fa si sono sciolte, mentre la legge elettorale \u00e8 stata modificata.<\/p>\n<p><strong>Le nuove regole del gioco<\/strong><br \/>\nCon l\u2019approvazione della <strong>Legge n\u00b0 9 (2020)<\/strong> da parte del Consiglio dei rappresentanti, il Paese \u00e8 passato da un sistema proporzionale al voto singolo non trasferibile. Il nuovo testo prevede inoltre l\u2019assegnazione di <strong>9 seggi alle minoranze<\/strong> (cristiani e yazidi) e il <strong>25% dei restanti 320 a candidate donne, <\/strong>cos\u00ec come la <strong>riorganizzazione delle precedenti diciotto province in 83 collegi uninominali<\/strong> (ognuno formato da diecimila elettori) &#8211; una scelta che prova a <strong>contrastare il precedente dominio dei partiti di maggioranza<\/strong> in favore dei candidati indipendenti.<\/p>\n<p>Nonostante il nuovo sistema elettorale, elaborato sotto il governo <em>ad interim<\/em> di <strong>Mustafa al Kadhimi,<\/strong> tenti di soddisfare alcune delle richieste avanzate dai <strong>cittadini in protesta<\/strong> a partire dall\u2019ottobre 2019, <strong>ci si aspetta un\u2019affluenza alle urne decisamente bassa<\/strong>. Le previsioni, caratterizzate da uno scetticismo generale, vanno <strong>al di sotto del 44,5%<\/strong> (su 25 milioni di aventi diritto) del 2018. Di fatto, fin dall\u2019annuncio delle elezioni &#8211; inizialmente previste a giugno 2021 poi posticipate a ottobre per permettere l\u2019organizzazione di votazioni trasparenti e <strong>in sicurezza<\/strong> &#8211; diversi attivisti e leader politici e religiosi<strong> hanno invitato al boicottaggio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le proteste del 2019 e la disillusione generale<\/strong><br \/>\nLe elezioni del 10 ottobre saranno le prime da quando <strong>le proteste del 2019 portarono l\u2019ex primo ministro Adil Abdul Mahdi a dimettersi<\/strong>, vista l\u2019incapacit\u00e0 di dare una svolta al Paese, da anni attraversato da una profonda crisi sociale, economica e politica.<\/p>\n<p>I manifestanti scesi in piazza <a href=\"https:\/\/lospiegone.com\/2020\/04\/14\/iraq-verso-una-nuova-fase-di-impasse-politica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">per la prima volta il 1\u00b0 ottobre 2019<\/a> chiedendo le dimissioni del primo ministro <strong>hanno poi protestato anche contro <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/iraq-proteste-sciiti-sud\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le ingerenze statunitensi e iraniane<\/a> ma soprattutto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/lo-sfumato-confine-tra-autorevolezza-e-autoritarismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">contro la leadership irachena<\/a><\/strong>. Secondo le accuse dei manifestanti, infatti, <strong>quello nazionale sarebbe un sistema politico settario e clientelare<\/strong>, reo di esacerbare le divisioni tra etnie e <a href=\"https:\/\/lospiegone.com\/2019\/12\/04\/islam-insight-sunniti-e-sciiti-lo-scisma-e-le-differenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">confessioni<\/a> (soprattutto tra la maggioranza sciita del Paese e la minoranza sunnita), contribuendo alla dilagante, endemica <strong>corruzione<\/strong>.<\/p>\n<p>La dura reazione da parte delle forze di sicurezza ha causato <strong>pi\u00f9 di mille morti e 4.600 arresti<\/strong>, secondo i dati dell&#8217;<em>Iraqi War Crimes Documentation Centre<\/em>. Le proteste, che sono proseguite a fasi alterne fino al luglio 2021, hanno spinto il Primo ministro Mahdi a dimettersi nel novembre 2019, venendo sostituito da Mustafa al Kadhimi. Sotto la guida dell\u2019ex capo dell\u2019intelligence irachena, il Consiglio dei rappresentanti dell\u2019Iraq ha votato e approvato la nuova legge elettorale del 2020 e l\u2019organizzazione di elezioni anticipate. Tuttavia, nonostante alcuni cambiamenti, <strong>le forze in gioco rimangono pressoch\u00e9 le stesse da diciassette anni<\/strong>, preannunciando ben pochi cambiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span lang=\"it\" style=\"color: black;\">Sunniti e curdi indeboliti<\/span><\/strong><br \/>\nNonostante si siano verificate delle scissioni all\u2019interno della coalizione sciita, il <em>blocco Saeroon<\/em> rimane il favorito per la ripartizione dei seggi. Il partito principale, il <em>Movimento Saadrista<\/em> (54 seggi alle elezioni del 2018), \u00e8 guidato da <strong>Moqtada al-Sadr<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019ex leader sciita della resistenza armata contro gli Stati Uniti <strong>ha recentemente espresso critiche dure nei confronti dell\u2019Iran<\/strong>, provocando tensioni all\u2019interno del panorama politico sciita. Al-Sadr, infatti, <strong>si presenta come un politico populista e nazionalista<\/strong>, facendo della <strong>lotta alla corruzione e alle ingerenze straniere <\/strong>i punti focali della propria campagna. Inizialmente propenso al <strong>boicottaggio delle elezioni<\/strong> (decisione poi ritirata quest\u2019estate), al-Sadr e la sua coalizione potrebbero arrivare a guadagnare cento o pi\u00f9 seggi, diventando la forza principale del Parlamento iracheno. Il vasto supporto deriva non solo dal <strong>culto della personalit\u00e0<\/strong> di uno dei pi\u00f9 influenti teologi sciiti della regione, ma anche e soprattutto dalla sua <strong>opposizione ai gruppi politici e militari supportati da Teheran<\/strong>, considerati destabilizzanti da parte della popolazione, e riuniti in una coalizione (Fatah) concorrente il 10 ottobre.<\/p>\n<p>Ci si aspetta che l\u2019<em>Alleanza Fatah<\/em> esca come <strong>seconda fazione politica pi\u00f9 forte del Paese<\/strong>. Guidata da <strong>Hadi al-Amiri<\/strong> (il cui partito ottenne 48 seggi nel 2018), la coalizione riunisce <strong>movimenti politici espressione delle milizie sciite sostenute dall\u2019Iran<\/strong>, che godono di buona fama per il <strong>ruolo giocato nella guerra contro il sedicente Stato Islamico<\/strong> dal 2014 in poi. Nella coalizione sono presenti anche <em>Asaib Ahl al-Haq<\/em>, formazione politico-militare inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche da parte degli Stati Uniti, e l\u2019ala politica di <em>al-Badr<\/em>, fazione sciita <strong>filo-iraniana fin dal prima guerra del Golfo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ultimi ma non ultimi (forse)<\/strong><br \/>\nLe altre fazioni sciite sono sicuramente svantaggiate rispetto alle due coalizioni principali ma potrebbero risultare fondamentali nel formare il nuovo governo iracheno. Il teologo sciita <strong>Ammar al-Hakim<\/strong> (del <em>Movimento Hikma<\/em>, 19 seggi nel 2018) e l\u2019ex Primo ministro <strong>Haider al-Abadi<\/strong> di <em>Alleanza della Vittoria<\/em> (42 seggi nel 2018) hanno unito le forze presentandosi nella coalizione <em>Alleanza delle forze nazionali<\/em>. La popolarit\u00e0 di al-Abadi, primo ministro durante la sconfitta dell&#8217;Isis, potrebbe portare voti alla coalizione, comunque lontana da Saeroon. Infine, <strong>Nuri al-Maliki<\/strong>, anch\u2019esso sciita, guider\u00e0 ancora una volta la coalizione <em>Stato della Legge <\/em>(25 seggi nel 2018), il cui nucleo centrale \u00e8 rappresentato dal partito <em>Da\u2019wa<\/em>, storicamente il pi\u00f9 importante anche se ormai <strong>relegato a un ruolo minoritario <\/strong>a causa degli scandali di corruzione che ne hanno corroso fama e consensi.<\/p>\n<p><strong>Le forze politiche sunnite<\/strong>, invece, sono divise principalmente tra <strong>due coalizioni<\/strong>. Guidata dall\u2019attuale speaker della Camera <strong>Mohammed al-Haburi<\/strong>, e concorrente con 150 candidati, la coalizione <em>Taqaddum<\/em> (progresso) riunisce partiti sunniti con basi etniche diverse (nella lista figura anche il <em>Partito turkmeno iracheno<\/em>) e rimane la favorita <strong>nelle aree a maggioranza sunnita, come Mosul e Anbar<\/strong>. Diretto rivale di Taqaddum \u00e8 l\u2019altra coalizione sunnita: <em>Alleanza Azm<\/em> (determinazione). Guidata dall\u2019imprenditore <strong>Khamis al-Khanjar<\/strong>, la coalizione presenta 124 candidati, tutti arabi sunniti.<\/p>\n<p>A queste elezioni, <strong>si presenta indebolito anche il <a href=\"https:\/\/lospiegone.com\/2020\/02\/05\/storia-del-popolo-curdo-dalle-origini-al-trattato-di-losanna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fronte dei curdi<\/a><\/strong>, solitamente riuniti in una coalizione si presenteranno il 10 separati. La <em>coalizione curda, <\/em>di cui fanno parte il <em>Movimento Gorran<\/em> (cambiamento) e l\u2019<em>Unione patriottica del Kurdistan <\/em>(Pku)<em>, <\/em>presenter\u00e0 44 candidati, capeggiati dal leader del Pku\u00a0<strong>Qubad Talabani<\/strong>. Fuori dalla coalizione \u00e8 rimasto invece il <em>Partito democratico curdo<\/em> (Nkp) che, espressione diretta del potere politico della <strong>famiglia<\/strong> <strong>Barzani<\/strong>, cerca di riconquistare i 25 seggi attualmente occupati. Storicamente il partito curdo pi\u00f9 forte, si presenta con 51 candidati.<\/p>\n<p><strong>Giovani in rivolta<\/strong><br \/>\nLa lista di partiti e coalizioni concorrenti presenta <strong>diversi movimenti nati sull\u2019onda dell\u2019entusiasmo dell\u2019ottobre 2019<\/strong> ma che secondo gli analisti ricopriranno<strong> un ruolo marginale durante le elezioni<\/strong>. \u00c8 il caso del movimento <em>Imtidad<\/em> di <strong>Alaa al-Rikabi<\/strong> e il <em>Movimento 25 ottobre<\/em>, fondato da <strong>Talla al-Hariri<\/strong>. Entrambi i movimenti presentano programmi progressisti e laici e godono di <strong>ampio supporto tra i giovani<\/strong>. Difficile prevedere in che modo questo supporto verr\u00e0 concretizzato.<\/p>\n<p>Molti degli attivisti leader durante le proteste hanno infatti <strong>invitato al boicottaggio del voto<\/strong>, visto che ci si aspetta la vittoria dei soliti noti nel consueto clima di tensioni e intimidazioni. Dello stesso avviso \u00e8 anche <strong>Louis Raphael I Sako<\/strong>, patriarca della Chiesa caldea, che invita al boicottaggio i fedeli in quanto, a suo avviso, <strong>i cristiani non sono sufficientemente rappresentati neanche con la nuova legge elettorale<\/strong>. A preoccupare il patriarca, cos\u00ec come gli analisti e gli osservatori delle Nazioni Unite, <strong>c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che le milizie locali<\/strong>, sia sciite sia sunnite, <strong>esercitino la violenza per allontanare le persone dai seggi<\/strong>, o per colpire direttamente candidati come \u00e8 gi\u00e0 successo in passato e durante la campagna elettorale. Tensione alta anche nel Nord del Paese e nelle principali citt\u00e0 dove c\u2019\u00e8 sempre il rischio di attentati a seggi e edifici governativi.<\/p>\n<p><em>A cura di Enrico La Forgia, caporedattore Mena de Lo Spiegone<\/em><\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/GAILAN HAJI <\/small><\/p>\n<p><small>***<a href=\"https:\/\/lospiegone.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lo Spiegone<\/a> \u00e8 una testata giornalistica formata da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l\u2019obiettivo di spiegare con chiarezza le dinamiche che l\u2019informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate alle relazioni internazionali, della politica e dell\u2019economia.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica 10 ottobre, gli iracheni saranno chiamati a votare per la ripartizione dei seggi nel Consiglio dei rappresentanti (la Camera bassa del Parlamento) per la quinta volta dalla caduta del regime di Saddam Hussein, avvenuta nel 2003. 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