{"id":89915,"date":"2021-10-21T11:44:54","date_gmt":"2021-10-21T09:44:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89915"},"modified":"2021-10-21T11:47:05","modified_gmt":"2021-10-21T09:47:05","slug":"europa-e-mediterraneo-centrale-la-migrazione-invisibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/10\/europa-e-mediterraneo-centrale-la-migrazione-invisibile\/","title":{"rendered":"Europa e Mediterraneo centrale: la migrazione invisibile?"},"content":{"rendered":"<p>Quando i leader europei si incontreranno questo gioved\u00ec, di sicuro <strong>le migrazioni nel Mediterraneo <\/strong>non saranno al centro della loro agenda. D\u2019altronde, <strong>con i prezzi del gas quintuplicati rispetto ad agosto e le discussioni che impazzano su Polonia<\/strong> e stato di diritto, di gatte da pelare ce ne saranno gi\u00e0 a sufficienza. E di sicuro ci sar\u00e0 spazio anche per parlare di attraversamenti irregolari di frontiere europee, ma il riferimento sar\u00e0 alle <strong>oltre 30mila persone che da luglio hanno attraversato o tentato di attraversare i confini della Bielorussia<\/strong> per raggiungere Lituania, Lettonia o Polonia, e alle recenti decisioni del Parlamento polacco di giustificare i respingimenti immediati di potenziali richiedenti asilo.<\/p>\n<p>Eppure, sul fronte delle migrazioni irregolari nel Mediterraneo la situazione non \u00e8 \u201ctranquilla\u201d. Anzi, i numeri sono chiari: <strong>le migrazioni irregolari via mare verso l\u2019Ue sono in netto aumento<\/strong>, dal minimo di 94mila l\u2019anno toccato nel 2020 ai 121mila degli ultimi dodici mesi (+29%). In particolare, mentre sono ulteriormente crollati i flussi verso la Grecia, <strong>sono in netto aumento quelli verso l\u2019Italia<\/strong>.<\/p>\n<p>Dal minimo di 8.500 arrivi l\u2019anno toccato ad agosto 2019 siamo risaliti a 56mila arrivi negli ultimi dodici mesi: insomma, <strong>nel giro di un paio d\u2019anni sbarchi pi\u00f9 che sestuplicati<\/strong>. Se si contano anche le oltre <strong>26mila persone intercettate e riportate in Libia<\/strong> nel corso degli ultimi dodici mesi dalla Guardia costiera libica (un record assoluto), si comprende come la pressione migratoria lungo la rotta del Mediterraneo centrale sia sostanziale.<\/p>\n<p><strong>Nessuna \u201cinvasione\u201d<\/strong><br \/>\nSbarchi vicini alle 60mila unit\u00e0 l\u2019anno sono <strong>circa il triplo rispetto a quanto sarebbe stato \u201cnormale\u201d<\/strong> attendersi in Italia nel primo decennio di questo secolo. In parte essi sono la diretta conseguenza dell\u2019aggravamento delle condizioni socio-economiche, prima ancora che politiche, in <strong>Tunisia, dove la pandemia ha di fatto annientato l\u2019industria del turismo<\/strong> che da sola produce circa il 10% del Pil del Paese. Ma sono anche la conseguenza di ci\u00f2 che sta avvenendo in Libia, dove il numero di migranti non sembra aumentare da diversi anni ma le persone intrappolate l\u00ec continuano a cercare di fuggire, e lo fanno a ritmi sempre superiori rispetto ai minimi del 2019.<\/p>\n<p>In questo quadro, \u00e8 interessante constatare come, malgrado gli aumenti consistenti, le migrazioni irregolari lungo la rotta del Mediterraneo centrale <strong>non sembrano essere semplicemente sparite dall\u2019agenda europea, ma sembrano essere persino svanite dal dibattito pubblico italiano<\/strong>. Eppure quando nel giugno 2018 l\u2019Italia \u201cchiudeva i porti\u201d alle Ong e dichiarava guerra all\u2019immigrazione irregolare i numeri degli sbarchi erano inferiori a quelli odierni (48mila arrivi nei 12 mesi precedenti giugno 2018) ed erano in netto e costante calo dai massimi di 195mila l\u2019anno fatti segnare a giugno 2017.<\/p>\n<p>La dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che <strong>persino l\u2019arrivo di 60mila migranti irregolari l\u2019anno \u00e8 del tutto sostenibile dal nostro sistema Paese<\/strong>, almeno finch\u00e9 la politica non lo rende un \u201caffare di Stato\u201d. Di sicuro, malgrado sbarchi continui nel corso di quest\u2019estate, <strong>il sistema di accoglienza italiano non \u00e8 sotto pressione<\/strong>, e avrebbe ulteriori ampi spazi di manovra se le risorse dedicate non fossero state tagliate in anni recenti. E gli sbarchi di quest\u2019anno si inseriscono in un quadro disarmante per la sua eloquenza: <strong>nel corso del 2020 la popolazione italiana si \u00e8 ridotta del 6,4%<\/strong>, e per la prima volta da decenni si \u00e8 ridotta (del 5,1%) persino la popolazione straniera residente nel nostro Paese. Insomma, <strong>non certo una \u201cinvasione\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le \u201cTalent Partnership\u201d Ue<\/strong><br \/>\nA livello europeo, nel quadro di sostanziale stallo rispetto alle proposte vecchie e nuove della Commissione (ultima tra tutte quella del <strong>Nuovo patto sulla migrazione e l\u2019asilo<\/strong>) si segnalano alcune iniziative finalmente positive, che rispondono al tentativo di \u201c<strong>sostituire le migrazioni irregolari con quelle regolari<\/strong>\u201d (parole della Commissaria Ue per gli affari interni Ylva Johansson). Un\u2019iniziativa che merita risalto \u00e8 rappresentata dalle <em>Talent Partnership<\/em>, lanciate a giugno dalla Commissione europea.<\/p>\n<p>Le <em>Talent Partnership<\/em> sono un\u2019iniziativa di cooperazione che mira a <strong>finanziare periodi di studio e di formazione per potenziali migranti<\/strong> <strong>a bassa o media qualifica<\/strong> (proprio quelli potenzialmente pi\u00f9 attratti dalla prospettiva di migrare irregolarmente) direttamente nei Paesi d\u2019origine, con la possibilit\u00e0, una volta ultimato il periodo di formazione, di essere assunti nei Paesi Ue o di rimanere nel proprio Stato, arricchendone il capitale umano. Date le differenze di reddito tra Paesi europei e Paesi d\u2019origine, <strong>il costo della formazione operata direttamente in loco<\/strong> sarebbe meno di un decimo rispetto allo stesso tipo di formazione effettuata direttamente negli Stati Ue.<\/p>\n<p><strong>Risorse e posti<\/strong><br \/>\nSi tratta proprio di quel tipo di <strong>iniziative \u201cwin-win-win\u201d<\/strong> (per il Paese d\u2019origine, quello di destinazione e per il migrante stesso) di cui c\u2019\u00e8 molto bisogno in questo periodo, in particolare per ripristinare la fiducia e il dialogo tra i Paesi Ue e i Paesi terzi. Dopo anni in cui le principali iniziative europee si sono concentrate sul tentare di convincere i propri partner (attraverso incentivi finanziari o minacce di \u201csanzioni\u201d politiche) a ridurre le migrazioni irregolari o aumentare i rimpatri<strong>, l\u2019offerta di una collaborazione positiva in ambito migratorio \u00e8 un importante passo in avanti<\/strong>.<\/p>\n<p>Adesso si tratta di riconoscere che, oltre a iniziative pilota di questo tipo, la <strong>Commissione europea pu\u00f2 poco se i governi nazionali dei Paesi Ue non mettono a disposizione risorse e posti<\/strong> per la migrazione regolare. Magari, gioved\u00ec, quando i leader europei si incontreranno potrebbero cominciare a discutere seriamente anche di questo.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando i leader europei si incontreranno questo gioved\u00ec, di sicuro le migrazioni nel Mediterraneo non saranno al centro della loro agenda. 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