{"id":89998,"date":"2021-11-15T07:31:31","date_gmt":"2021-11-15T06:31:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=89998"},"modified":"2021-11-15T08:15:03","modified_gmt":"2021-11-15T07:15:03","slug":"il-qatar-strategia-diplomatica-della-svizzera-del-golfo-persico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/il-qatar-strategia-diplomatica-della-svizzera-del-golfo-persico\/","title":{"rendered":"Qatar: nessuna apertura \u00e8 esclusa per un ritrovato protagonismo nella regione"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-80673 alignleft\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Cara-AffarInternazionali_1200x6402-300x160.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Cara-AffarInternazionali_1200x6402-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Cara-AffarInternazionali_1200x6402-768x410.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Cara-AffarInternazionali_1200x6402-1024x546.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Cara-AffarInternazionali_1200x6402-125x67.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Cara-AffarInternazionali_1200x6402.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il <strong>Qatar<\/strong> si \u00e8 affermato come <strong>mediatore<\/strong> \u2013 talvolta importante, talvolta controverso, talvolta indesiderato &#8211; <strong>in importanti crisi mediorientali<\/strong> (Siria, Libia, Palestina-Israele, Iraq, Yemen), <strong>centro-asiatiche<\/strong> (Afghanistan), <strong>africane<\/strong> (Somalia, Sudan, Etiopia), sino a giungere al Marocco e alla questione del Sahara occidentale. Questa politica ha assunto nel tempo il nome di<strong><a href=\"https:\/\/fsi-live.s3.us-west-1.amazonaws.com\/s3fs-public\/INTA89_2_10_Khatib.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Open-Door policy<\/a><\/strong><strong> qatariota<\/strong>.<\/p>\n<p>Uno sconvolgimento per <strong>un Paese che sin dal 1971<\/strong> &#8211; anno della sua indipendenza-, aveva optato per una scelta netta: <strong>non aggregarsi ai cosiddetti \u201cStati della Tregua\u201d<\/strong> &#8211; i moderni Emirati Arabi Uniti \u2013 preferendo <strong>la strada dell\u2019indipendenza <em>tout court<\/em><\/strong><em>.<\/em><\/p>\n<p>Per oltre vent\u2019anni dall\u2019indipendenza infatti, <strong>la politica estera del Paese \u00e8 stata conservatrice<\/strong>, muovendosi spesso di pari passo con l\u2019Arabia Saudita (con la quale condivide, con importanti differenze, <strong>la corrente teologica sunnita wahabita<\/strong>). Un imperativo principale, quello della sicurezza, ha guidato le scelte di Doha, essendo questo un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/qatar-anno-dopo-isola-partner\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Paese dalle dimensioni ridotte<\/strong><\/a>, con delle risorse energetiche allora praticamente inutilizzate, senza esercito e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/pessime-novita-per-le-quasi-citta-stato-del-golfo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>schiacciato geograficamente e politicamente tra l\u2019Arabia Saudita e l\u2019Iran.<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Si possono perci\u00f2 distinguere a grandi linee tre epoche nella storia della politica estera qatariota. <strong>L\u2019epoca conservatrice<\/strong> (1971-1995); <strong>il periodo dello slancio di auto-affermazione<\/strong>, che va dall\u2019anno dell\u2019arrivo di Sheikh Hamad bin Khalifa Al-thani fino alla fine del suo regno (1995-2013); <strong>il momento del riconoscimento<\/strong>, che va dal 2013 sino ai giorni nostri.<\/p>\n<p><strong>La trasformazione del Paese<\/strong><br \/>\nDopo aver preso il potere da suo padre con un colpo di Stato mentre questi era in viaggio fuori del Paese, Hamad bin Khalifa al-Thani ha iniziato un <strong>cammino di modernizzazione e liberalizzazione del paese<\/strong>, favorendo cautamente un succedaneo di <strong>democrazia <em>sui generis <\/em>in un contesto monarchico fortemente centralizzato. <\/strong><\/p>\n<p>La sua decisione pi\u00f9 nota fu presa nel 1995, con la fondazione del canale <strong>al-Jazeera<\/strong> (l\u2019Isola<em>),<\/em> strumento di punta del soft power qatariota; quella pi\u00f9 utile, invece, fu quella di <strong>investire massivamente nella produzione di gas naturale liquefatto<\/strong>, una ricchezza conosciuta ma sino ad allora ancora poco utilizzata; quella pi\u00f9 arguta fu, al contrario del Bahrein, quella di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/01\/sul-disgelo-con-il-qatar-larabia-saudita-impone-la-sua-leadership\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>emanciparsi dal vicino saudita<\/strong><\/a> per le questioni afferenti la sfera securitaria, intraprendendo un inesorabile percorso di avvicinamento agli Stati Uniti <strong>sin dal 1992<\/strong>, tramite la firma del primo <em>Defense Cooperation Agreement <\/em>(Dca).<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo accordo, che ha fornito un quadro normativo di stazionamento delle truppe americane in Qatar, \u00e8 stato aggiornato (2013) e recentemente rafforzato da ulteriori <strong><em>Memorandum of Understanding<\/em><\/strong> (2017, per il controterrorismo; 2019, per l\u2019ampliamento della partnership militare), e suggellato simbolicamente dai nuovi investimenti nella <strong>base di <em>al-Udeid<\/em> <\/strong>(la quale ospita il Comando Generale all\u2019estero della Centcom), da quelli nell\u2019impianto di <em>As-Saliyah,<\/em> e da quelli nel porto di <em>Hamad<\/em>.<\/p>\n<p>Durante questo periodo l\u2019indirizzo di politica estera \u00e8 stato formalmente sanzionato dalla <strong>riforma costituzionale del 2003<\/strong>: all\u2019articolo 7 viene indicato che il Paese si prefigge di mantenere \u201cinternational peace and security by encouraging the settlement of international disputes by peaceful means [\u2026]\u201d. Tuttavia, <strong>Doha \u00e8 stata accusata di soffiare sul fuoco della Primavera araba<\/strong> andando contro i regimi della conservazione e stabilit\u00e0 &#8211; Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto -, e supportando diversi gruppi di opposizione islamisti anche, ma non esclusivamente, <strong>tramite l\u2019utilizzo sobillatorio del canale al-Jazeera<\/strong> (Egitto, Tunisia, Libia, Siria).<\/p>\n<p><strong>Minaccia o partner affidabile?<\/strong><br \/>\n<strong>La morte del Mullah Omar nell\u2019aprile del 2013<\/strong> ha preceduto di poco l\u2019apertura di un ufficio politico talebano a Doha (giugno 2013), in una suggestiva sequenza temporale. Non \u00e8 il primo ufficio politico di un movimento dibattuto ad aprire nel Paese. Infatti, <strong>anche l\u2019\u00e9lite politica di <em>Hamas<\/em><\/strong> guidata da Ismael Haniyeh e Khalid Meshaal vive nel paese da numerosi anni, cementando un <strong>legame tra l\u2019organizzazione islamista e Doha<\/strong>, la cui recente decisione di <strong>donare 500 milioni a Gaza<\/strong> rappresenta solo l\u2019ultimo tassello di un percorso lungamente consolidato.<\/p>\n<p>Inoltre, per ci\u00f2 che riguarda il <strong>movimento islamista trans-nazionale della Fratellanza Musulmana<\/strong>, l\u2019emblematica presenza nel paese di Yusuf al-Qaradawi \u2013 non solo anziano teologo della Fratellanza e conduttore del famoso programma \u201cla Shari\u2019a e la Vita\u201d (<em>al-shari\u2019a wa al-hayat<\/em>) su <em>al-Jazeera<\/em>, ma anche leader della \u201cUnione Internazionale degli Ulema Musulmani\u201d, un <strong><a href=\"https:\/\/iumsonline.org\/fr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">veicolo dell\u2019influenza politica e religiosa qatarina<\/a><\/strong> \u2013 \u00e8 solo <strong>l\u2019aspetto maggiormente visibile<\/strong> del sostegno che Doha fornisce al movimento da anni.<\/p>\n<p>Sebbene firmataria degli <strong>accordi di Riad (2013)<\/strong>, ove i membri del Gcc si impegnavano, tra l\u2019altro, a <strong>non supportare movimenti e \u201catti sediziosi\u201d<\/strong> nei Paesi limitrofi, il Qatar ha perseguito per anni una politica di <strong>consolidamento delle relazioni con queste formazioni \u201ceterodosse\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Pro e contro della strategia di Doha<\/strong><br \/>\nCiononostante, sin dall\u2019inizio del blocco imposto dagli altri Paesi del Golfo, Doha avrebbe <strong>lentamente ricalibrato la propria politica<\/strong> in merito alla Fratellanza, <strong><a href=\"https:\/\/www.washingtoninstitute.org\/policy-analysis\/will-qatars-relationship-muslim-brotherhood-change-after-gulf-reconciliation\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">modificando parzialmente, ad esempio, la linea editoriale di <\/a><a href=\"https:\/\/www.washingtoninstitute.org\/policy-analysis\/will-qatars-relationship-muslim-brotherhood-change-after-gulf-reconciliation\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">al-Jazeera<\/a><\/strong><em>.<\/em> Parallelamente, il Qatar mantiene <strong>poco visibili ma costanti relazioni con <\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.thenationalnews.com\/world\/gcc\/qatar-deceived-arab-states-over-trade-office-says-israeli-politician-1.1066907\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Israele<\/a><\/strong>, ha manifestato pi\u00f9 volte <strong>istanze di apertura verso l\u2019<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2021\/10\/13\/qatar-taliban-iran-nuclear-talks\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Iran<\/a><\/strong>, ed \u00e8 stato lodato dagli Stati Uniti, dalla Francia, dal Regno Unito e dalla Spagna per il suo ruolo nella crisi afghana. Insomma, <strong>Doha non si preclude ideologicamente nessuna apertura<\/strong> poich\u00e9 funzionale al ritagliarsi un ruolo nell\u2019area.<\/p>\n<p>Secondo alcuni, la <strong>trasversalit\u00e0 qatariota<\/strong>\u00a0rappresenterebbe un esempio virtuoso, il quale eviterebbe <strong>ai governi poco inclini al dialogo \u201cpubblico\u201d<\/strong> con questi movimenti di <strong>mantenere dei rapporti attivi per risolvere e discutere delle crisi regionali.<\/strong><\/p>\n<p>Secondo altri, caldeggiando le attivit\u00e0 di questi movimenti \u201ceterodossi\u201d e supportandoli a tal punto da favorire l\u2019instabilit\u00e0 regionale, il Qatar rappresenterebbe <strong>un elemento di perturbazione<\/strong> istigando rivolte interne ai paesi e minacciando cos\u00ec lo <em>status quo. <\/em>La minaccia si estenderebbe sino ai paesi europei, <strong>come la polemica sugli investimenti qatarioti nelle <\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/france-qatar-fund-idUSL5N0EZ0BS20130623\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">banlieue parigine<\/a><\/strong> di alcuni anni fa ha dimostrato.<\/p>\n<p>Entrambe le visioni sembrerebbero per\u00f2 corrette. Infatti, sar\u00e0 proprio <strong>l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019azione qatariota e la natura stessa del rapporto<\/strong> che Doha vorr\u00e0 mantenere con questi gruppi, nonch\u00e9 del supporto che vorr\u00e0 concedergli, a <strong>cambiare di volta in volta la loro posizione di forza<\/strong>, tramutandola in debolezza (o viceversa). A\u00a0seconda delle circostanze, il ruolo di Doha pu\u00f2 rappresentare un\u2019opportunit\u00e0 oppure un rischio. Per questo, date le circostanze, una politica di <em>critical engagement<\/em> costruttivo rappresenta <strong>la soluzione migliore per raccogliere i dividendi derivanti dalla sua azione<\/strong>.<\/p>\n<p><small>Foto di copertina\u00a0EPA\/Stringer<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Qatar si \u00e8 affermato come mediatore \u2013 talvolta importante, talvolta controverso, talvolta indesiderato &#8211; in importanti crisi mediorientali (Siria, Libia, Palestina-Israele, Iraq, Yemen), centro-asiatiche (Afghanistan), africane (Somalia, Sudan, Etiopia), sino a giungere al Marocco e alla questione del Sahara occidentale. Questa politica ha assunto nel tempo il nome di Open-Door policy qatariota. 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