{"id":90097,"date":"2021-11-03T01:12:03","date_gmt":"2021-11-03T00:12:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90097"},"modified":"2021-11-15T07:04:50","modified_gmt":"2021-11-15T06:04:50","slug":"yemen-ancora-in-guerra-il-governo-e-sempre-piu-nellangolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/yemen-ancora-in-guerra-il-governo-e-sempre-piu-nellangolo\/","title":{"rendered":"Yemen (ancora) in guerra: il governo \u00e8 sempre pi\u00f9 nell\u2019angolo"},"content":{"rendered":"<p>Fra mille dubbi, un dato certo esiste: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/yemen-accordo-riad-abu-dhabi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>il governo riconosciuto dello Yemen \u00e8 sempre pi\u00f9 nell\u2019angolo<\/strong><\/a>. Dopo <strong>quasi sette anni di guerra<\/strong>, la risoluzione del conflitto si conferma un <strong>rompicapo diplomatico<\/strong>. Non vi \u00e8 certezza neppure sul numero delle vittime dal 2015: secondo l\u2019Onu, <strong>100 mila yemeniti sarebbero morti per combattimenti e bombardamenti<\/strong>, cifra che salirebbe a <strong>200 mila se si considerano anche cause indirette come <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/yemen-tragedia-umanitaria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">crisi alimentare e sanitaria<\/a>\u00a0<\/strong>(Covid-19 e colera inclusi).<\/p>\n<p>Mentre il nuovo inviato dell\u2019Onu, lo svedese <strong>Hans Grundberg<\/strong>, entra ufficialmente in carica, gli scontri armati si intensificano. Stavolta nelle ultime roccaforti del governo, ovvero <strong>i governatorati centro-meridionali di Marib e Shabwa<\/strong> (qui solo nel nord), territori ricchi di petrolio, gas e infrastrutture energetiche: gli ultimi &#8220;salvadanai&#8221; delle esangui casse governative. Sar\u00e0 una <strong>lunga e intermittente battaglia, ma le forze militari degli huthi<\/strong> (movimento sciita zaidita del nord sostenuto dall\u2019Iran) <strong>hanno ormai sfondato<\/strong>, alternando violenza e accordi con trib\u00f9 locali, nel cuore del potere economico del paese.<\/p>\n<p><strong>Crisi di nessuno?<\/strong><br \/>\nGli yemeniti sono \u201c<strong>bloccati in una condizione di guerra indefinita<\/strong>\u201d ha dichiarato Grundberg, gi\u00e0 ambasciatore dell\u2019Unione europea in Yemen. Le stesse Nazioni Unite \u2013pi\u00f9 in generale la diplomazia- \u201csono a corto di idee\u201d e <strong>\u201cstanno perdendo interesse\u201d rispetto a questa crisi<\/strong>, come rimarca lucidamente <a href=\"https:\/\/www.crisisgroup.org\/middle-east-north-africa\/gulf-and-arabian-peninsula\/yemen\/b84-after-al-bayda-beginning-endgame-northern-yemen\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un recente report <em>dell\u2019International Crisis Group<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Agli occhi del mondo, l\u2019unico conflitto arabo ancora aperto pare <strong>condannato a una trascurabile marginalit\u00e0<\/strong>. Non \u00e8 cos\u00ec, invece, nei calcoli delle <strong>potenze mediorientali<\/strong> (Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi, in misura minore Qatar e Turchia) che anche sulle macerie di un paese fratturato hanno intanto <strong>costruito, o difeso, interessi, alleanze e aree d\u2019influenza<\/strong> lungo il crocevia tra <strong>Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano Indiano<\/strong>. E ora vogliono continuare a contare nelle dinamiche yemenite, <strong>in pace o in guerra<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Conflitto armato e proteste sociali<\/strong><br \/>\nNel mese di settembre, <strong>gli huthi hanno preso il controllo del governatorato centrale di Al Bayda<\/strong>, in cui <strong>sono presenti anche al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) e la cellula yemenita di \u201cStato Islamico\u201d<\/strong>: da qui, i miliziani del nord hanno potuto riavviare l\u2019offensiva su Marib. Per coprire le truppe filo-governative, <strong>la coalizione militare a guida saudita ha intensificato i bombardamenti sul governatorato di Marib<\/strong>, che ospita oltre un milione di sfollati interni: ma \u00e8 guerra, anche mediatica, sul reale numero dei miliziani huthi caduti su questo fronte.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ingresso degli huthi nella citt\u00e0 di Marib (capoluogo omonimo) e la conquista dei giacimenti petroliferi<\/strong> presenti nel governatorato rappresenterebbero un tornante militare, nonch\u00e9 politico, decisivo per gli equilibri di forza yemeniti. <strong>Il governo riconosciuto, che ancora si divide tra Aden e Riad per motivi di (in)sicurezza<\/strong>, ne uscirebbe sempre pi\u00f9 indebolito e delegittimato, anche in prospettiva di un cessate il fuoco nazionale. Rispetto al 2015, il territorio controllato dal governo \u00e8 sempre pi\u00f9 ridotto e laddove gli huthi hanno dovuto ripiegare, come ad Aden o nell\u2019area occidentale di Mokha vicina allo stretto del Bab el-Mandeb, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/yemen-un-insieme-di-feudi-su-base-tribale-militare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sono formazioni politico-militari autonome, non i filo-governativi, ad averli sconfitti e ad amministrare ora il territorio<\/strong><\/a>. Inoltre,<strong> il governo non ha il controllo diretto delle coste dello Yemen<\/strong>: nient\u2019affatto un dettaglio in tema di commercio, proventi e sicurezza marittima. Infatti, la maggior parte dei porti commerciali nonch\u00e9 dei terminal petroliferi e gasiferi del paese sorgono in aree amministrate dagli huthi o <strong>da gruppi che si oppongono al movimento sciita zaidita, ma non sostengono il governo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La moneta yemenita, il <em>riyal<\/em>, continua a svalutarsi<\/strong>: la crisi economico-sociale \u00e8 cos\u00ec acuta che proteste popolari si verificano sia in territori dove il governo \u00e8 ancora presente (come Taiz nonch\u00e9 Sayoun in Hadhramaut), ma anche in aree controllate dal variegato fronte secessionista (come Aden e Mukalla nell\u2019Hadhramaut costiero). Stretto fra l\u2019inefficienza della <em>governance<\/em> locale e le tensioni con il governo per l\u2019incompiuta condivisione del potere (<em>Accordo di Riad<\/em>),<strong> il secessionista Consiglio di Transizione del Sud ha imposto lo stato di emergenza per sedare le contestazioni persino ad Aden.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Variabili regionali a Marib e Shabwa<\/strong><br \/>\nNei combattimenti fra Marib e Shabwa, due variabili, dai potenziali riverberi regionali, vanno tenute d\u2019occhio. La prima \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/yemen-accordo-riad-abu-dhabi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>il coinvolgimento indiretto delle principali potenze regionali<\/strong><\/a>. A Marib, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/yemen-huthi-riad-teheran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>gli huthi sostenuti dall\u2019Iran<\/strong><\/a> si scontrano con soldati e miliziani appoggiati dai sauditi: tra di loro, <strong>i simpatizzanti della Fratellanza Musulmana ricevono sostegno dai qatarini<\/strong>; crescono segnali di <strong>aiuti militari da parte dei turchi, anche a Shabwa.<\/strong><\/p>\n<p>La seconda variabile \u00e8 quella <strong>jihadista, legata in Yemen quasi esclusivamente ad Aqap<\/strong>. Da tempo, Aqap vive una fase di crisi e frammentazione interna: <strong>dal 2016 non controlla pi\u00f9 centri urbani strategici<\/strong>. Ma proprio il fronte di Marib e Shabwa potrebbe offrire ai qaedisti un\u2019occasione per rimobilitarsi e riorganizzarsi. Le ragioni sono tre: <strong>le aree in cui si combatte sono assai vicine ai tradizionali \u201csantuari\u201d di Aqap<\/strong>\u00a0e uno dei leader del gruppo proviene da Shabwa; <strong>la presenza degli huthi pu\u00f2 rafforzare dinamiche di polarizzazione settaria<\/strong> (sunniti vs sciiti); <strong>la presenza di milizie yemenite sostenute dagli Eau<\/strong>, protagoniste di passate campagne di contro-insorgenza contro Aqap proprio in queste zone, <strong>potrebbe innescare vendette da parte jihadista.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tra crisi umanitaria ed economica<\/strong>, l\u2019agenda del nuovo inviato Grundberg \u00e8 dunque densa di missioni apparentemente impossibili. L\u2019elemento pi\u00f9 preoccupante, anche in prospettiva <em>post-conflict<\/em>, \u00e8 proprio l\u2019inarrestabile indebolimento delle istituzioni yemenite. E un esecutivo riconosciuto che governa su una porzione sempre pi\u00f9 ridotta di territorio.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina EPA\/YAHYA ARHAB <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra mille dubbi, un dato certo esiste: il governo riconosciuto dello Yemen \u00e8 sempre pi\u00f9 nell\u2019angolo. Dopo quasi sette anni di guerra, la risoluzione del conflitto si conferma un rompicapo diplomatico. 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