{"id":90451,"date":"2021-11-16T12:10:12","date_gmt":"2021-11-16T11:10:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90451"},"modified":"2021-11-24T09:03:21","modified_gmt":"2021-11-24T08:03:21","slug":"clima-litalia-alla-prova-del-g20-e-della-cop26","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/clima-litalia-alla-prova-del-g20-e-della-cop26\/","title":{"rendered":"Clima: l\u2019Italia alla prova del G20 e della Cop26"},"content":{"rendered":"<p>Se da una parte <strong>la conversazione globale sulla lotta al cambiamento climatico<\/strong> sembra per molti versi matura, dall\u2019altra manca ancora un solido ecosistema sottostante che la supporti. \u00c8 evidente che la transizione energetica dev\u2019essere pi\u00f9 rapida. Riuscirci richiede visione, pianificazione, investimenti, leadership politica. Richiede poi accettabilit\u00e0 sociale e un processo ordinato e inclusivo, pena il fallimento della transizione stessa.<\/p>\n<p>E proprio nel mezzo di una <strong>crisi globale sui prezzi dell\u2019energia<\/strong>, al <strong>G20 di Roma<\/strong> e alla <strong>Cop26 di Glasgow<\/strong> si discutevano i tempi e i modi per unire i tanti pezzi del puzzle e accelerare sul clima. Nelle difficili circostanze di questo anno, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/05\/le-opportunita-per-lazione-climatica-e-i-risvolti-di-politica-estera\/\"><strong>la leadership climatica di Mario Draghi<\/strong><\/a> sembra aver colto la complessit\u00e0 della prova sia a Roma che a Glasgow, spiccando tra i leader G7 e G20 anche per il <strong>ruolo pi\u00f9 defilato giocato da altre potenze, a partire dalla Germania e dalla Francia<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>A Roma buone iniziative e colli di bottiglia<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 un mistero che il modello di sviluppo che ha reso molti dei Paesi G20 quello che sono oggi, le maggiori potenze globali e responsabili dell\u201980% delle emissioni globali di gas serra, sia ora insostenibile. \u00c8 perci\u00f2 un buon segnale che a Roma questi Paesi abbiano <strong>riconosciuto la necessit\u00e0 di accelerare per <\/strong><strong>mantenere l\u2019incremento della temperatura a 1,5\u00b0C rispetto all\u2019era preindustriale<\/strong>. I passi in avanti fatti su alcune questioni energetiche chiave sono i benvenuti in questo senso \u2013 a partire dallo stop al finanziamento internazionale del carbone, sulla scia di quanto fatto in sede G7 e gi\u00e0 annunciato da molti Paesi (in particolare asiatici) nel corso del 2021.<\/p>\n<p>La combustione fossile \u00e8 attualmente responsabile del 75% delle emissioni mondiali di gas serra. Per la prima volta, <strong>un comunicato congiunto \u201cEnergia e clima\u2019<\/strong><strong>\u201d<\/strong> ha riconosciuto a livello G20 il <a href=\"https:\/\/www.g20.org\/it\/la-riunione-ministeriale-g20-su-energia-e-clima-si-chiude-con-un-comunicato-congiunto.html\">legame tra produzione di energia, emissioni di gas serra e cambiamento climatico<\/a>. Per la prima volta, ancora, il G20 a guida italiana ha riconosciuto <strong>l&#8217;importanza di ridurre le emissioni di metano<\/strong>. Come prevedibile, per\u00f2, non \u00e8 scaturito alcun impegno sulla fine dei sussidi per i combustibili fossili e c\u2019\u00e8 stata una certa resistenza su formulazioni pi\u00f9 esplicite relative al carbone.<\/p>\n<p><strong>Rimangono ampie lacune<\/strong> anche su altri fronti. Il G20 ha s\u00ec reiterato <strong>l\u2019impegno sui 100 miliardi di dollari di finanza climatica<\/strong>, ma senza produrre una vera svolta sul tema. Resta un gap importante nei volumi, nella pianificazione, nella qualit\u00e0, nell\u2019accesso, nella destinazione e nelle priorit\u00e0 della finanza climatica. Nonostante l\u2019attenzione dei 20 anche sul tema caldo dei fondi per l\u2019adattamento, la strada da fare \u00e8 ancora lunga. Tra le varie iniziative, l\u2019istituzione del nuovo <em>Resilience and Sustainability Trust<\/em> presso il Fondo monetario internazionale (Fmi) \u00e8 per\u00f2 un passo in avanti per supportare i Paesi pi\u00f9 vulnerabili alle prese con gli effetti devastanti del clima.<\/p>\n<p><strong>La staffetta con Glasgow e gli impegni italiani<\/strong><\/p>\n<p>Questi temi sono stati chiaramente trasversali anche ai negoziati di Glasgow. A settembre, le voci di quasi 400 giovani provenienti da 186 Paesi si sono fatte sentire, incontrandosi <strong>a Milano nel contesto della pre-Cop<\/strong> organizzata dal governo italiano. Il giorno dopo il G20, i delegati della Cop26 sono stati accolti da grandi manifestazioni in Scozia e in tutta Europa. Lo scarso protagonismo di partner chiave in alcuni di questi tavoli climatici \u2013 in primis Cina e Russia \u2013 non ha fatto che rafforzare le proteste e gli appelli.<\/p>\n<p>Glasgow era un appuntamento particolarmente atteso, soprattutto perch\u00e9 alla Cop26 si dovevano raccogliere i <a href=\"https:\/\/climateactiontracker.org\/climate-target-update-tracker\/\">contributi aggiornati dalle parti<\/a> (i cosiddetti NDCs)<strong>. <\/strong>Per tenere alta la barra dell\u2019ambizione, le molte campagne settoriali su temi specifici hanno rappresentato un filone parallelo ai negoziati, supportato dalla presidenza della Cop: una \u201cchiamata alle armi\u201d sul clima fatta da tanti stakeholder differenti.<\/p>\n<p><strong>E a Glasgow l\u2019Italia ha risposto a molti di questi appelli: si \u00e8 impegnata a ridurre le emissioni fuggitive di metano<\/strong>\u00a0del 30% entro la fine del decennio <strong>insieme ad altri 80 Paesi<\/strong>; insieme a partner critici come Indonesia o Brasile, si \u00e8 impegnata per invertire le attivit\u00e0 di deforestazione entro il 2030\u00a0e dedicare collettivamente 19,2 miliardi di dollari a questo sforzo.<\/p>\n<p>L\u2019Italia risulta tra i firmatari di una <a href=\"https:\/\/ukcop26.org\/statement-on-international-public-support-for-the-clean-energy-transition\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dichiarazione a supporto della transizione verso energie pulite e rinnovabili<\/a><strong> e per lo stop<\/strong><strong> a sussidi<\/strong>, garanzie e altri strumenti di supporto\u00a0<strong>alle fonti fossili entro la fine del 2022.<\/strong> Tra gli altri impegni, Roma <a href=\"https:\/\/ukcop26.org\/breakthrough-agenda-launching-an-annual-global-checkpoint-process-in-2022\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ha aderito<\/a> alla <em>Breakthrogh Agenda<\/em> per rendere le tecnologie pulite e le soluzioni sostenibili pi\u00f9 convenienti, accessibili e attraenti in ogni settore emissivo a livello globale prima del 2030. Ha inoltre aderito alla \u201c<a href=\"https:\/\/beyondoilandgasalliance.com\">Boga<\/a>\u201d, l\u2019alleanza di Paesi impegnati per la graduale eliminazione di petrolio e gas. In occasione dell\u2019adesione, il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha chiarito che l\u2019Italia ha un grande piano per le rinnovabili con 70 miliardi di watt per i prossimi 9 anni per arrivare al 2030 con il 70% di energia elettrica pulita. Importante \u00e8 stato anche il sostegno politico italiano al finanziamento dell\u2019adattamento ai cambiamenti climatici, dentro e oltre la Cop26.<\/p>\n<p><strong>Rafforzare la leadership climatica italiana<\/strong><\/p>\n<p>Quelli riportati sono solo alcuni degli impegni presi dall\u2019Italia alla Cop26 in questi ultimi giorni. Ai margini delle trattative del G20 di Roma, la tregua commerciale tra Stati Uniti e Unione europea \u00e8 un\u2019iniziativa che fa ben sperare per il rafforzamento di un partenariato che \u00e8 fondamentale per la causa climatica. I <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/business\/cop\/china-us-make-joint-statement-cop26-climate-summit-2021-11-10\/\">segnali di collaborazione<\/a> tra Stati Uniti e Cina alla Cop26 sono ugualmente benvenuti e necessari, ma non sufficienti. La Cop26 si \u00e8 chiusa con molti aspetti positivi, tra cui gli impegni di tornare al tavolo nel 2022 con piani di riduzione delle emissioni aggiornati e con un primo impegno ad aumentare gli sforzi di riduzione del carbone e cessare il sostegno ai sussidi per le fonti fossili.<\/p>\n<p>Nonostante i moltissimi colli di bottiglia di Glasgow \u00a0&#8211; come <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/471c7db9-925f-479e-ad57-09162310a21a\">l\u2019isolamento cinese e indiano sul carbone<\/a> \u2013 il governo italiano pu\u00f2 fare molto per rafforzare il consenso internazionale sul clima e consolidare al contempo la leadership climatica di cui ha dato prova. A partire, sicuramente, dalla fondamentale <a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/mario-draghi-cop26-climate-change\/\">riforma dell\u2019architettura finanziaria globale<\/a>, che non ha trovato tutte le risposte a Glasgow ma che necessita di una solida sponda europea. A livello Ue, l\u2019Italia potr\u00e0 poi promuovere decisioni ambiziose sul pacchetto \u201cFit for 55\u201d, proposto dalla Commissione europea per ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.<\/p>\n<p>A livello interno, invece, la vera sfida sar\u00e0 adesso quella di \u201cequipaggiare\u201d adeguatamente le istituzioni e la diplomazia italiane con le competenze adatte per integrare il clima nelle varie politiche attuate dal nostro Paese.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n<p><small>Foto di copertina ANSA\/FILIPPO ATTILI \/US PALAZZO CHIGI<small><\/small><\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se da una parte la conversazione globale sulla lotta al cambiamento climatico sembra per molti versi matura, dall\u2019altra manca ancora un solido ecosistema sottostante che la supporti. \u00c8 evidente che la transizione energetica dev\u2019essere pi\u00f9 rapida. 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