{"id":90456,"date":"2021-11-16T12:11:14","date_gmt":"2021-11-16T11:11:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90456"},"modified":"2021-11-19T08:59:53","modified_gmt":"2021-11-19T07:59:53","slug":"il-multilateralismo-italiano-nel-nuovo-scenario-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/il-multilateralismo-italiano-nel-nuovo-scenario-internazionale\/","title":{"rendered":"Il multilateralismo italiano nel nuovo scenario internazionale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sedere al tavolo dei \u201cGrandi\u201d del mondo<\/strong> \u00e8 stata una preoccupazione costante della diplomazia italiana sin dalla met\u00e0 degli anni Settanta del secolo scorso. Fu allora che si apr\u00ec, a seguito della <strong>crisi del sistema di Bretton Woods<\/strong>, l\u2019epoca dei cosiddetti Vertici. Al Gruppo dei Sette (<strong>G7<\/strong>), che rispecchiava solo il \u201csistema occidentale\u201d, si aggiunse, per una breve stagione, il <strong>G8<\/strong>, con la partecipazione della Russia, e poi il <strong>G20<\/strong>, a vocazione globale, pi\u00f9 una serie di altri forum a geografia variabile di minore successo.<\/p>\n<p>Oggi la partecipazione dell\u2019Italia a un contesto come il G7 appare scontata, ma vale ricordare che quello che nel 1975 divenne il G7, era all\u2019inizio solo un gruppo informale di quattro Stati (Usa, Francia, Germania e Regno Unito) in cui vennero accolti, in successione, Giappone, Italia e Canada. La nostra inclusione non fu affatto automatica. Fu invece il frutto di un\u2019accorta azione diplomatica. Non va trascurato ad esempio che un&#8217;altra media potenza come la <strong>Spagna<\/strong> non \u00e8 membro del G20, ma resta un ospite permanente.<\/p>\n<p>La presenza in questi contesti di cooperazione, dove si trattano questioni globali, non \u00e8 ovviamente solo una questione di status e di prestigio internazionale. Tali contesti sono infatti <strong>un\u2019articolazione di crescente importanza della cosiddetta \u201cglobal governance\u201d<\/strong>. Parteciparvi pu\u00f2 effettivamente consentire, in misura non irrilevante, di influire sulle strategie con cui si affrontano problemi chiave per il futuro del pianeta.<\/p>\n<p>Nel caso del G7 e del G20, un cruciale banco di prova \u00e8 il modo in cui i Paesi membri gestiscono, quando \u00e8 il loro turno, la <strong>presidenza annuale a rotazione<\/strong>: dice molto non solo sulle loro capacit\u00e0 organizzative, ma anche di mediazione e di promozione di nuove prassi e iniziative di cooperazione. Un test impegnativo, che il governo italiano ha affrontato quest\u2019anno con la presidenza del G20, ottenendo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/un-bilancio-della-presidenza-italiana-del-g20\/\">risultati significativi<\/a>, che gli sono stati ampiamente riconosciuti.<\/p>\n<p><strong>Il terzo cerchio<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impegno nei forum globali, rientra in quello che si usa chiamare <strong>il \u201cterzo cerchio\u201d della politica estera italiana<\/strong>, il pi\u00f9 esterno, in cui si realizzano forme di cooperazione di vitale importanza per la stabilit\u00e0 dei rapporti internazionali, ma assai meno strette di quelle che caratterizzano gli altri due cerchi, l\u2019europeo e il transatlantico. Ma il termine \u00e8 \u00a0fuorviante perch\u00e9 l\u2019ambito globale include un\u2019estrema variet\u00e0 di organismi, accordi, e regimi di cooperazione, tutt\u2019altro che riconducibili a un sistema realmente coerente e unico di governance. Rimangono naturalmente fondamentali, anche dal punto di vista degli interessi strettamente nazionali, le Nazioni Unite, nel cui ambito la diplomazia italiana \u00e8 sempre stata particolarmente attiva. Si pensi solo alle <strong>numerose iniziative intraprese dall\u2019Italia sulla riforma dell\u2019Onu<\/strong> e alle periodiche battaglie diplomatiche per l\u2019elezione a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Gli equilibri nel mondo sono per\u00f2 cambiati<\/strong>. L\u2019Italia, come gli altri Paesi occidentali, si trova a fare i conti con l\u2019ascesa di nuove potenze, a cui fa riscontro un suo relativo declino sotto molteplici aspetti, in primis, ma non solo, economici e demografici. Per preservare il suo status nell\u2019arena globale, l\u2019Italia deve quindi <strong>far fronte a un sovrappi\u00f9 di impegno<\/strong>, anche per la scarsit\u00e0 di risorse disponibili. In sede Onu i governi italiani puntano soprattutto sul contributo del paese alle varie attivit\u00e0 dell\u2019organizzazione. Con luci \u2013 l\u2019attivismo diplomatico, l\u2019ampia partecipazione alle missioni di pace \u2013 e alcune ombre \u2013 l\u2019entit\u00e0 dei fondi per gli aiuti allo sviluppo, il ritardo nel recepire talune norme di diritto internazionale.<\/p>\n<p><strong>La direttrice europea <\/strong><\/p>\n<p>Questi impegni nazionali restano imprescindibili, ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra direttrice non meno importante: quella europea. L\u2019Italia, come gli altri Paesi europei, difficilmente potr\u00e0 preservare il proprio ruolo internazionale se non sar\u00e0 potenziato il \u201cmoltiplicatore\u201d dell\u2019Ue, la sua capacit\u00e0 di \u201cmassimizzare l\u2019influenza collettiva\u201d, <a href=\"mailto:https:\/\/eeas.europa.eu\/headquarters\/headquarters-homepage\/93292\/joint-communication-european-parliament-and-council-strengthening-eu%E2%80%99s-contribution-rules_en\">per dirla con la Commissione europea<\/a>. <strong>Non si pu\u00f2 realisticamente sperare di mantenere lo status del nostro Paese senza un rafforzamento della presenza e della proiezione internazionale dell\u2019Unione<\/strong>.<\/p>\n<p>Servono meccanismi molto pi\u00f9 stretti ed efficienti di coordinamento fra i Paesi membri dell\u2019Ue su molti temi di politica estera, un ben pi\u00f9 ampio e incisivo sistema di rappresentanza collettiva negli organismi internazionali, nei forum &#8211; come lo stesso G20 &#8211; nei consessi negoziali, e una maggiore coerenza tra le politiche di integrazione interna e le azioni esterne. Quest\u2019ultima \u00e8 una condizione necessaria, in particolare, affinch\u00e9 l\u2019Ue \u2013 e per suo tramite gli Stati membri &#8211; possano avere un ruolo di peso nei <strong>difficili tentativi di introdurre regole e standard globali nei settori di punta dell\u2019innovazione tecnologica<\/strong> e nelle aree di crescente importanza economica come la nuova finanza, il digitale, l\u2019intelligenza artificiale e le attivit\u00e0 spaziali. <strong>L\u2019ambizione dell\u2019Ue di diventare il fulcro di un nuovo multilateralismo \u201cinclusivo\u201d<\/strong> \u00e8 destinata a rimanere sulla carta se non verranno approntati nuovi strumenti che assicurino maggiore coordinamento e coesione.<\/p>\n<p>Per molti aspetti, <strong>la difesa dello status internazionale dell\u2019Italia fa dunque tutt\u2019uno con l\u2019impegno per un rafforzamento del sistema Ue delle relazioni esterne<\/strong>. Sono due direttrici di azione potenzialmente convergenti: un\u2019Unione europea pi\u00f9 forte e influente nel mondo pu\u00f2 darci pi\u00f9 opportunit\u00e0 di fare sentire la nostra voce anche nei contesti globali.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale<\/small><\/em><\/p>\n<p><small> Foto di copertina ANSA\/RICCARDO ANTIMIANI <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sedere al tavolo dei \u201cGrandi\u201d del mondo \u00e8 stata una preoccupazione costante della diplomazia italiana sin dalla met\u00e0 degli anni Settanta del secolo scorso. 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