{"id":90461,"date":"2021-11-16T12:56:48","date_gmt":"2021-11-16T11:56:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90461"},"modified":"2021-11-16T12:56:48","modified_gmt":"2021-11-16T11:56:48","slug":"cop26-il-bilancio-degli-accordi-di-glasgow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/cop26-il-bilancio-degli-accordi-di-glasgow\/","title":{"rendered":"Cop26: il bilancio degli accordi di Glasgow"},"content":{"rendered":"<p>La Cop1, la prima Conferenza delle Parti che riunisce i \u00a0Paesi che hanno ratificato la\u00a0Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, si tenne a Berlino nel 1995 guidata da <strong>Angela Merkel<\/strong>, al tempo ministra dell\u2019Ambiente della Germania. Da allora, le conferenze si tengono annualmente per discutere progressi e impegni nella lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p><strong>Una Conferenza chiave fu la Cop21<\/strong>, ospitata dalla Francia nel 2015, conclusasi con \u00a0l\u2019adozione degli \u201cAccordi sul clima di Parigi\u201d. Negli accordi le parti hanno sottoscritto degli impegni (<em>pledges) <\/em>con riduzioni quantificabili delle emissioni di gas a effetto serra, le cosiddette \u201cNational Determined Contributions\u201d (NDCs), con un meccanismo di revisione degli impegni ogni cinque anni. <strong>La revisione degli accordi di Parigi \u00e8 avvenuta alla Cop26<\/strong> che si \u00e8 svolta dal 1\u00b0 al 13 novembre 2021 a Glasgow.<\/p>\n<p><strong>Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto<\/strong><\/p>\n<p>I negoziati hanno portato all\u2019adozione del <a href=\"https:\/\/edition.cnn.com\/2021\/11\/14\/world\/cop26-glasgow-climate-pact-intl-cmd\/index.html\"><strong>Glasgow Climate Pact<\/strong><\/a>, ritenuto da alcuni osservatori deludente e da altri come il migliore compromesso raggiungibile.<\/p>\n<p>Per la prima volta in una conclusione della Cop, \u00e8 stato introdotto un riferimento esplicito alla riduzione del consumo di carbone, le cui emissioni rappresentano quasi il 40% della CO<sub>2<\/sub> emessa su scala globale. Si tratta dell\u2019impegno pi\u00f9 importante per la lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Nella sessione finale, l\u2019<strong>India<\/strong> ha ottenuto l\u2019inserimento di un emendamento che ammorbidisce il testo riguardante il carbone, smorzando l\u2019efficacia dell\u2019impegno preso. Non si parla pi\u00f9 di <em>phase out<\/em> (<strong>eliminazione graduale<\/strong>), come originariamente proposto, ma di <em>phase down<\/em> (<strong>riduzione graduale<\/strong>). I nuovi impegni della COP26 costituiscono un miglioramento generale degli obiettivi di decarbonizzazione per il 2030, negoziati nel 2015 a Parigi. Alla COP26 quasi tutti i partecipanti hanno inserito un obiettivo di raggiungimento della neutralit\u00e0 carbonica, seppure con tempi diversi. Per l\u2019Unione Europea, gli Stati Uniti e un altro gruppo di paesi tale la scadenza \u00e8 il 2050, mentre la Cina e l\u2019India hanno proposto rispettivamente il 2060 e il 2070.<\/p>\n<p><strong>Pareri discordanti<\/strong><\/p>\n<p>Sull\u2019impatto degli impegni presi esistono pareri discordanti. <a href=\"https:\/\/www.iea.org\/commentaries\/cop26-climate-pledges-could-help-limit-global-warming-to-1-8-c-but-implementing-them-will-be-the-key?utm_source=SendGrid&amp;utm_medium=Email&amp;utm_campaign=IEA+newsletters\">L\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia<\/a> ha indicato che essi limiterebbero l\u2019incremento di temperatura alla fine del secolo a 1,8\u00b0C e sarebbero, grosso modo, in linea con gli accordi di Parigi. Altre fonti sono meno ottimiste. Il <a href=\"https:\/\/climateactiontracker.org\/\">Climate Action Tracker<\/a>, un\u2019organizzazione che monitora e calcola gli effetti sul clima degli impegni di decarbonizzazione sulla base degli accordi, pronostica un riscaldamento di 2,4 \u00b0C per la fine del secolo.<\/p>\n<p>Esistono inoltre altri risultati positivi ottenuti a margine \u00a0della conferenza.L\u2019adesione di nuovi Stati e imprese alla <a href=\"https:\/\/www.poweringpastcoal.org\/\">Powering Past Alliance<\/a>, una coalizione di 50 membri, che ha l\u2019obiettivo di abbandonare completamente il carbone nella generazione di elettricit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019adesione di cento Stati a un\u2019iniziativa guidata da Usa e Ue per la riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030. Il metano \u00e8 un gas a effetto serra con un <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Global_warming_potential\"><em>global warming potential<\/em><\/a> 25 volte pi\u00f9 elevato della CO<sub>2<\/sub>. In altre parole, in un arco temporale di 100 anni una tonnellata di metano riscalda come 25 tonnellate di CO<sub>2<\/sub>. Tale iniziativa <a href=\"https:\/\/www.unep.org\/resources\/report\/global-methane-assessment-benefits-and-costs-mitigating-methane-emissions\">permetterebbe di limare di 0,2 gradi<\/a> l\u2019incremento di temperatura previsto al 2030.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio di Cina e Stati Uniti, che rappresentano circa il 40% delle emissioni globali, di un\u2019intesa per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, un periodo considerato cruciale per evitare l\u2019aumento catastrofico del riscaldamento globale.<\/p>\n<p><strong>Sfide e opportunit\u00e0 per l\u2019Unione europea<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 importante ricordare come <strong>l\u2019Unione europea si presenti e negozi alle Cop una posizione comune\u00a0 e non con obiettivi di singoli Stati membri<\/strong>. La riduzione dei gas serra del 55% all\u2019orizzonte 2030 \u00e8 infatti un obiettivo comune e condiviso e uno degli elementi cardine del <em>Green Deal<\/em> europeo. <strong>Il 14 luglio 2021 la Commissione europea <\/strong><a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/ip_21_3541\"><strong>aveva adottato il pacchetto<\/strong><\/a><strong> \u201cFit for 55\u201d;<\/strong> la sfida per l\u2019Unione europea consister\u00e0 nell\u2019approvare velocemente le proposte legislative del pacchetto \u201cFit for 55\u201d in modo che esse diventino esecutive negli Stati membri.<\/p>\n<p>Tuttavia, <strong>l\u2019Ue rappresenta circa l\u20198% delle emissioni globali. <\/strong>Con la riduzione del 55% prevista per il 2030, questo contributo incider\u00e0 in maniera minore sul quadro globale rispetto ad altre potenze.<\/p>\n<p>L\u2019Ue dovr\u00e0 affiancare le politiche interne alle politiche climatiche di cooperazione con i Paesi terzi per potenziare la sua azione per il clima. Senza iniziative che coinvolgano i governi degli altri otto miliardi di abitanti del pianeta, l\u2019impegno europeo \u00a0diventerebbe un ambientalismo L\u2019Ue sarebbe la prima della classe, ma ci\u00f2 non condurrebbe necessariamente il mondo sulla via della decarbonizzazione.<\/p>\n<p>\u00c8 da tenere presente, inoltre, che le ricette europee per la transizione energetica e la decarbonizzazione non possono essere replicate nei Paesi in via di sviluppo, ma sono necessarie soluzioni <em>\u00e0 la carte<\/em> che tengano conto delle specificit\u00e0 locali o regionali.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo della Climate Diplomacy<\/strong><\/p>\n<p>Anche se l\u2018accordo della Cop26 \u00e8 stato definito insoddisfacente e imperfetto, esso rappresenta in ogni caso un progresso nella lotta al cambiamento climatico. Sar\u00e0 interessante vedere come le varie parti all\u2019accordo concretizzeranno, con procedure legislative, gli impegni presi alla Cop26 <strong>in vista della Cop27, che avr\u00e0 luogo nel 2022 in Egitto<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Unione europea, invece di ritoccare al rialzo l\u2019ambizioso traguardo di riduzione delle emissioni del 55% al 2030, dovrebbe<\/strong> <strong>concentrare i propri sforzi sulla cooperazione con i Paesi terzi, attuando la cosiddetta Climate Diplomacy. <\/strong><\/p>\n<p>Tali sforzi non richiederebbero necessariamente investimenti massici, ma una condivisione delle nostre politiche di decarbonizzazione e una <strong>promozione delle aziende europee che sono all\u2019avanguardia nella transizione energetica<\/strong> e nella lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n<p><small>Foto di copertina Paul ELLIS \/ AFP<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cop1, la prima Conferenza delle Parti che riunisce i \u00a0Paesi che hanno ratificato la\u00a0Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, si tenne a Berlino nel 1995 guidata da Angela Merkel, al tempo ministra dell\u2019Ambiente della Germania. 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