{"id":90468,"date":"2021-11-16T12:57:54","date_gmt":"2021-11-16T11:57:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90468"},"modified":"2021-11-16T12:57:54","modified_gmt":"2021-11-16T11:57:54","slug":"finanza-climatica-cosa-manca-per-realizzare-gli-impegni-della-cop26","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/finanza-climatica-cosa-manca-per-realizzare-gli-impegni-della-cop26\/","title":{"rendered":"Finanza climatica: cosa manca per realizzare gli impegni della Cop26"},"content":{"rendered":"<p>Al temine di serrati negoziati, <strong>la Cop26 si \u00e8 conclusa con l\u2019adozione del <a href=\"https:\/\/unfccc.int\/sites\/default\/files\/resource\/cma2021_L16_adv.pdf\">Glasgow Climate Pact<\/a><\/strong><em>. <\/em>Tra le questioni pi\u00f9 divisive e impegnative in termini della ricerca di un compromesso, vi \u00e8 stata sicuramente quella relativa alla finanza climatica internazionale.<\/p>\n<p>Su questo tema la principale linea di divisione nei negoziati della Cop26, cos\u00ec come nella storia di tutte le altre conferenze ONU sul clima, \u00e8 rappresentata in primo luogo dagli interessi spesso divergenti tra paesi sviluppati, da un lato, e paesi in via di sviluppo e paesi poveri dall\u2019altro.<\/p>\n<p>In particolare, quest\u2019ultimi, tra le varie cose, chiedevano di inserire nel testo finale sistemi specifici di monitoraggio per rendere gli impegni presi da parte dei Paesi donatori meno vaghi. Inoltre, questi Paesi chiedevano di aumentare la quota dei fondi per l\u2019adattamento e fondi specifici per i danni e le perdite gi\u00e0 causati dal cambiamento climatico. Alcune di queste richieste, per il modo in cui venivano dettagliate a livello tecnico e formulate nella proposta di testo della decisione da adottare, hanno incontrato l\u2019opposizione di alcuni Paesi, occidentali e non solo.<\/p>\n<p><strong>A che punto eravamo?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Accordo di Parigi, il trattato adottato nel 2015 che ha stabilito il regime giuridico internazionale per la regolamentazione del cambiamento climatico nel periodo post-2020, dispone che <strong>i Paesi sviluppati sono tenuti, in maniera vincolante, a fornire risorse finanziarie per assistere i Paesi in via di sviluppo sia per la mitigazione sia per l\u2019adattamento<\/strong>, mentre altri Paesi sono solo incoraggiati a farlo (art. 9.1 e 9.2). Gran parte della questione del contendere in ambito di finanza climatica alla Cop26 era su come sostanziare questa disposizione.<\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0 alla Cop15 di Copenaghen nel 2009 era stato stabilito l\u2019obiettivo a carico dei Paesi sviluppati di mobilitare collettivamente 100 miliardi di dollari all\u2019anno<\/strong> entro il 2020 da fonti sia pubbliche che private. L\u2019impegno era stato poi formalizzato in ambito Unfccc attraverso gli Accordi di Canc\u00fan alla Cop dell\u2019anno successivo, per poi essere reiterato durante la Cop21 di Parigi che ne estese il limite al 2025.<\/p>\n<p><strong>Non vi \u00e8 un meccanismo di monitoraggio istituzionalizzato che controlli l\u2019avanzamento dell\u2019impegno preso<\/strong>, ma l\u2019Ocse periodicamente pubblica il report pi\u00f9 attendibile sulla mobilitazione dei finanziamenti da parte dei Paesi creditori, considerando sia i canali bilaterali che quelli multilaterali<strong>. A partire dal 2013 l\u2019impegno non \u00e8 mai stato rispettato<\/strong>. I dati disponibili pi\u00f9 recenti si riferiscono al 2019 quando i finanziamenti mobilitati ammontavano a 79,6 miliardi di dollari. L\u2019anno precedente, nel 2018, i finanziamenti erano pari a 78,9 miliardi, rispetto ai 71,2 nel 2017 e ai 58,6 nel 2016. L\u2019ammontare pi\u00f9 basso risale al 2015, quando sono stati mobilitati appena 44,6 miliardi di dollari.<\/p>\n<p><strong>Il rispetto dell\u2019obiettivo dei 100 miliardi di dollari ha un valore pi\u00f9 simbolico che effettivo<\/strong>. Si tratta, infatti, di un requisito minimo, essendo in realt\u00e0 necessari trilioni anzich\u00e9 miliardi per intraprendere una transizione giusta verso un mondo decarbonizzato, a emissioni nette zero e resiliente al cambiamento climatico. L\u2019obiettivo inizialmente concordato a Copenaghen serviva dunque in primo luogo a concorrere alla costruzione di una relazione di fiducia basata sulla solidariet\u00e0 internazionale tra Paesi pi\u00f9 vulnerabili, ma meno responsabili della crisi climatica, e Paesi con maggiori dotazioni economico-finanziarie che nella gran parte dei casi corrispondono anche a quelli maggiormente responsabili, in termini storici o attuali, dell\u2019alterazione del clima.<\/p>\n<p>I Paesi in via di sviluppo, potenziali beneficiari del fondo, chiedevano un piano di consegna che indicasse l\u2019ammontare e le tempistiche relative al fondo da 100 miliardi di dollari, dato che i Paesi sviluppati negli anni precedenti non erano riusciti a rispettare l\u2019impegno preso.<\/p>\n<p>Nelle settimane che hanno preceduto la Cop26 e durante i primi giorni della conferenza, un certo numero di Paesi ha annunciato nuovi impegni finanziari per il clima.<\/p>\n<p>L\u2019Italia lo ha fatto al vertice del G20 di Roma, del quale aveva la presidenza. In quell\u2019occasione<strong> il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato la decisione di triplicare l\u2019impegno finanziario per il clima portandolo a 7 miliardi nei prossimi 5 anni<\/strong> (1,4 miliardi all\u2019anno). Nella dichiarazione finale i membri del G20 hanno inoltre ribadito la volont\u00e0 di rispettare l\u2019impegno gi\u00e0 assunto relativo al fondo da 100 miliardi da destinare ai Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>In vista della conferenza delle Nazioni Unite sul clima, gli Stati Uniti hanno poi promesso 11,4 miliardi di dollari all&#8217;anno entro il 2024, oltre a 3 miliardi di dollari specificamente per l&#8217;adattamento climatico. Il Regno Unito, co-presidente della Cop26, ha dichiarato che intende raddoppiare i suoi finanziamenti per il clima a 11,6 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2025. Il Canada ha annunciato un raddoppio del suo sostegno finanziario per il clima a 5,3 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2025. E lo stesso hanno fatto altri Paesi.<\/p>\n<p><strong>Cosa \u00e8 stato deciso a Glasgow<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;accordo finale \u2013 il Glasgow Climate Pact \u2013 rileva con &#8220;profondo rammarico&#8221; (<em>deep regret<\/em>) che<strong> i Paesi ricchi hanno mancato l&#8217;obiettivo fissato per il 2020 di fornire 100 miliardi di dollari all&#8217;anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo<\/strong> e li impegna a raccogliere una cifra almeno pari a tale importo, ogni anno, fino al 2025.<\/p>\n<p>Inoltre, ai Paesi sviluppati viene chiesto di \u201calmeno raddoppiare\u201d il loro sostegno collettivo alle misure di adattamento entro il 2025 rispetto ai livelli del 2019, in modo tale da aiutare i Paesi in via di sviluppo a prepararsi ad affrontare gli impatti negativi del cambiamento climatico gi\u00e0 in atto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 implicherebbe che<strong> i finanziamenti per l&#8217;adattamento potrebbero aggirarsi intorno ai 40 miliardi di dollari all&#8217;anno, rispetto ai 20 miliardi di dollari del 2019<\/strong>. Considerato che attualmente solo circa il 25% dei finanziamenti internazionali per il clima va a sostenere misure di adattamento si tratta di un reale miglioramento, che tuttavia anche se rispettato non \u00e8 del tutto sufficiente a coprire il reale fabbisogno di investimenti di cui avrebbero bisogno i Paesi poveri. Si tratta per\u00f2 di un importante segnale politico in vista di negoziati futuri.<\/p>\n<p>La previsione di fondi e meccanismi specifici per compensare quei Paesi e quelle comunit\u00e0 che hanno sofferto perdite e danni (<em>loss and damage<\/em>), causati dal cambiamento climatico, ha creato molte divisioni durante i negoziati. Il testo della decisione finale \u201cesorta\u201d (<em>urges<\/em>) i Paesi sviluppati a fornire \u201cun supporto rafforzato e aggiuntivo\u201d nonch\u00e9 assistenza tecnica ai Paesi colpiti da perdite e danni. Mancano per\u00f2 l\u2019individuazione di un chiaro processo e di un meccanismo specifico. I Paesi in via di sviluppo proponevano l\u2019istituzione di un fondo autonomo, che per\u00f2 \u00e8 stato bocciato anche da Stati Uniti, Unione europea e Australia.<\/p>\n<p>Il testo finale prevede solamente \u2013 ma per la prima volta \u2013 <strong>l\u2019avvio di un \u201cdialogo\u201d per i prossimi due anni sulla creazione di un organismo volto a fornire assistenza tecnica e finanziamenti a favore dei Paesi colpiti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dal settore privato al finanziamento della transizione energetica <\/strong><\/p>\n<p>Nella prima settimana di Cop26, si sono susseguite numerose dichiarazioni politiche e annunci di formazioni di alleanze nella maggior parte dei casi non soggette a decisioni vincolanti.<\/p>\n<p>Tra questi<strong>, circa 500 societ\u00e0 di servizi finanziari globali hanno dichiarato la propria volont\u00e0 di allineare 130 trilioni di dollari<\/strong> \u2013 circa il 40% delle attivit\u00e0 finanziarie mondiali \u2013 con gli obiettivi stabiliti nell&#8217;accordo di Parigi, incluso quello di limitare l\u2019aumento della temperatura media globale entro 1,5\u00b0C.<\/p>\n<p>Il coinvolgimento del settore privato \u00e8 particolarmente importante dato che <strong>gli investimenti necessari per rendere pi\u00f9 verde l&#8217;economia globale superano di gran lunga i fondi pubblici disponibili<\/strong>. Il settore privato deve diventare dunque un partner fondamentale nel processo di decarbonizzazione dell\u2019economia e di transizione ecologica. Seppur non vincolanti, le dichiarazioni fatte vanno nella giusta direzione.<\/p>\n<p>Inoltre, un altro aspetto fondamentale riguarda il finanziamento della transizione energetica. A questo riguardo \u00e8 importante segnalare che il documento finale chiede di porre termine ai sussidi &#8220;inefficienti&#8221; ai combustibili fossili, senza per\u00f2 specificare una tempistica entro la quale ci\u00f2 dovr\u00e0 avvenire.<\/p>\n<p><strong>Il governo italiano ha poi aderito alla <a href=\"https:\/\/www.rockefellerfoundation.org\/video\/lets-change-energy-for-good-the-global-energy-alliance-for-people-and-planet\/\"><em>Global Energy Alliance<\/em><\/a>, un fondo da 10 miliardi di dollari<\/strong> che comprende altri Paesi e istituzioni finanziarie internazionali volto ad accelerare una transizione pi\u00f9 equa verso l&#8217;energia rinnovabile nei Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Gli sforzi per combattere il cambiamento climatico e accelerare la transizione verso un&#8217;economia a basse emissioni di carbonio pongono delle sfide su come distribuire i costi tra Paesi in modo equo e senza trasferirli irresponsabilmente sulle generazioni future. Arrivare a soluzioni che soddisfino tutti gli attori coinvolti non \u00e8 cosa semplice.<\/p>\n<p><strong>Le decisioni relative alla finanza climatica assunte alla Cop26 rappresentano in alcuni casi un progresso, come quello relativo ai fondi per l\u2019adattamento<\/strong>. Tuttavia, rispetto alla magnitudine della crisi climatica \u00e8 necessario fare molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p><em><small>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/small><\/em><\/p>\n<p><small>Foto di copertina ANSA\/TWITTER UN Climate Summit News<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al temine di serrati negoziati, la Cop26 si \u00e8 conclusa con l\u2019adozione del Glasgow Climate Pact. Tra le questioni pi\u00f9 divisive e impegnative in termini della ricerca di un compromesso, vi \u00e8 stata sicuramente quella relativa alla finanza climatica internazionale. Su questo tema la principale linea di divisione nei negoziati della Cop26, cos\u00ec come nella [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":46,"featured_media":90469,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[1669,2475,3360,3358,3361,1671],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90468"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/46"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=90468"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90468\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":90473,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90468\/revisions\/90473"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/90469"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=90468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=90468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=90468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}