{"id":90520,"date":"2021-11-19T09:21:06","date_gmt":"2021-11-19T08:21:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90520"},"modified":"2021-11-19T09:39:44","modified_gmt":"2021-11-19T08:39:44","slug":"etiopia-lo-scontro-con-i-ribelli-del-tigray-appanna-la-leadership-di-ahmed","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/11\/etiopia-lo-scontro-con-i-ribelli-del-tigray-appanna-la-leadership-di-ahmed\/","title":{"rendered":"Etiopia: lo scontro con i ribelli del Tigray appanna la leadership del premier"},"content":{"rendered":"<p>Era il <strong>28 novembre 2020<\/strong> quando il governo federale etiope, guidato dal <strong>primo ministro Abiy Ahmed, dichiar\u00f2 vittoriosa la campagna militare contro i \u201cterroristi\u201d <\/strong>delFronte Popolare di Liberazione del<strong> Tigray <\/strong>(Fplt). Poche settimane erano state sufficienti per domare i ribelli nel nord del Paese, dopo l\u2019attacco sferrato alla base di comando dell\u2019esercito nazionale in Tigray.<\/p>\n<p>A distanza di un anno, per\u00f2,\u00a0<strong>non solo il conflitto \u00e8 ancora in corso ma i rapporti di forza fra le truppe governative e quelle tigrine sono cambiati radicalmente.<\/strong> Le truppe del Fplt hanno saputo ricompattarsi e guadagnato terreno, riprendendo dapprima il controllo della regione del Tigray, per poi sconfinare in Amhara e in Afar, estendendo il conflitto a gran parte dell\u2019Etiopia centro-settentrionale. Nelle ultime settimane, <strong>i combattenti del Fplt hanno raggiunto la citt\u00e0 di Dessie<\/strong>, importante snodo sulla rotta con Gibuti, fino a Kemise, a circa 300 chilometri dalla capitale Addis Abeba.\u00a0<strong>La resa dei conti sembra ormai alle porte della capitale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Mosaico anti-governativo<\/strong><br \/>\nL\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di <strong>rovesciare il regime del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/etiopia-nobel-abiy-pace-eritrea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">premio Nobel Abiy Ahmed<\/a><\/strong>, leader del Prosperity Party, al potere dal 2018 e riconfermato in carica a larga maggioranza alle elezioni del giugno scorso. Tuttavia, le forze del Fplt non sono che una,\u00a0bench\u00e9 la pi\u00f9 importante, <strong>all\u2019interno di un ampio ombrello di forze anti-governative<\/strong>, tanto diverse quanto frammentate al loro interno. A caratterizzare la loro unione \u00e8 soprattutto una <strong>forte avversione rispetto al governo di Abiy e alla sua politica accentratrice panetiope<\/strong>, pi\u00f9 che un progetto politico comune. L\u2019ombrello anti-governativo raccoglie al suo interno un ampio ventaglio di aspirazioni politiche pi\u00f9 o meno radicali, che vanno <strong>da obiettivi secessionisti a un ritorno a un assetto pi\u00f9 marcatamente federale<\/strong>, come stabilito dalla costituzione del 1995.<\/p>\n<p>Il mosaico di istanze anti-governative \u00e8 evidente anche nel nome con cui recentemente l\u2019unione \u00e8 stata ufficializzata: <strong>Fronte unito delle forze etiopi federali e confederali<\/strong>. Il fronte comprende nove gruppi armati, di cui il Fplt e l\u2019Esercito di Liberazione Oromo sono forze trainanti.<\/p>\n<p><strong>La catastrofe umanitaria<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 di molte altre questioni, preoccupa l\u2019embargo governativo nei confronti del Tigray, che <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/etiopia-tragedia-tigray-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">preclude fra l\u2019altro l\u2019accesso ai convogli<\/a> umanitari.<\/strong> L\u2019isolamento forzato della regione ha infatti portato a una crisi umanitaria senza precedenti per durata (oltre un anno) e gravit\u00e0 di condizioni i cui versa la popolazione.\u00a0<strong>Centinaia di migliaia di persone sono a rischio carestia e malnutrizione, mentre gli sfollati interni hanno superato i due milioni e mezzo.<\/strong> Il conflitto armato fra esercito federale e truppe del Fplt ha portato alla distruzione o all\u2019inagibilit\u00e0 di buona parte delle infrastrutture presenti sul territorio, privando milioni di persone dell\u2019accesso ai servizi di base.<strong> Rimangono inoltre bloccate tutte le comunicazioni, stradali e di rete<\/strong>. Inaccessibile la liquidit\u00e0 del sistema bancario per stipendiare dipendenti pubblici, imprese e operatori umanitari.<\/p>\n<p>La situazione in Tigray appare particolarmente drammatica, ma <strong>non \u00e8 certo isolata<\/strong>. Situazioni umanitarie analoghe si registrano anche in Amhara e in regioni meno note come il Benishangul-Gumuz, regione che ospita la <strong>diga etiope Gerd<\/strong>, <strong>oggetto di controversia regionale con Sudan ed Egitto<\/strong>, e la regione Somali, dove il conflitto fra etnie di origine somala e afar si \u00e8 inasprito e promette di destabilizzare il vicino stato di Gibuti. Alle tante crisi regionali interne, <strong>fa da sfondo un\u2019economia nazionale in affanno<\/strong>, con tassi di inflazione crescenti e con una crescita in netto calo e intorno al 2%, dopo un decennio in doppia cifra. Infine, il progressivo ritiro delle truppe etiopi dal Sud Sudan e dalla Somalia per far fronte al conflitto interno rischia di <strong>estendere il cerchio di instabilit\u00e0 all\u2019intera regione del Corno d\u2019Africa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le carte della diplomazia<\/strong><br \/>\nGli sviluppi della crisi in corso non escludono al momento<strong> esiti tragici e clamorosi di conflagrazione nazionale<\/strong> o di balcanizzazione del Paese. Il rischio \u00e8 presente agli occhi di molti osservatori internazionali, come dimostrano i precipitosi tentativi di mediazione perseguiti <strong>dall\u2019Unione africana, dagli Usa e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/etiopia-eritrea-scommessa-pace\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">da altri capi di Stato vicini ad Abiy<\/a><\/strong>, come il presidente keniota Uhuru Kenyatta.<\/p>\n<p>Nonostante la necessaria agitazione internazionale, la crisi etiope \u00e8 una <strong>crisi politica interna<\/strong>, come per altro ricordato pi\u00f9 volte dagli stessi vertici etiopi, e la sua soluzione non potr\u00e0 che arrivare da un accordo politico fra i suoi principali contendenti, il governo federale, da una parte, e il Fplt, insieme al resto delle forze antigovernative, dall\u2019altra. Un processo di riconciliazione fatto di piccoli passi, con <strong>l\u2019apertura di corridoi umanitari e di negoziato per un cessate il fuoco<\/strong>, rappresenta l\u2019opzione pi\u00f9 realistica per arrivare a una soluzione politica e pacifica in tempi brevi, scongiurando un\u2019escalation vicino alla capitale.<\/p>\n<p><strong>Spiragli di speranza<\/strong><br \/>\nIn quest\u2019ottica, la storia etiope degli ultimi cinquant\u2019anni pu\u00f2 essere <strong>motivo di ottimismo<\/strong>: il regime dell\u2019imperatore Haile Selassie e quello comunista di Haile Mariam Menghistu, hanno certamente avuto <strong>lati oscuri e sanguinari<\/strong>, ma gli avvicendamenti politici al vertice, dall\u2019imperatore alla rivoluzione di Menghistu nel 1974 e da quest\u2019ultimo ai ribelli tigrini di Meles Zenawi nel 1991, sono stati nel complesso <strong>pacifici e hanno sempre risparmiato la capitale da spargimenti di sangue<\/strong>, quasi a conclusione naturale di un ciclo politico della millenaria storia etiope.<\/p>\n<p>A differenza dei predecessori, Abiy Ahmed <strong>non sembra arrivato al capolinea, in quando gode ancora di un certo consenso politico<\/strong> (radicato in buona parte nell\u2019\u00e9lite oromo e amhara, le etnie dominanti) che i primi due avevano esaurito al momento della loro deposizione. \u00c8 indubbio per\u00f2 che <strong>la sua leadership si sia appannata<\/strong>, e che per riportare l\u2019Etiopia sulla strada della stabilit\u00e0 politica e della prosperit\u00e0 economica dovr\u00e0 diluire le pretese di <strong>un\u2019Etiopia politicamente monolitica<\/strong> come le sue celebri chiese nel nord del Paese, nonch\u00e9 favorire una maggiore decentralizzazione e inclusione politica degli altri gruppi etnico-regionali. Fra questi ci sono appunto i tigrini del Fplt,<strong> l\u2019etnia minoritaria ma indomita<\/strong>, e protagonista della scena nazionale etiope per quasi un trentennio prima di Abiy.<\/p>\n<p><small>Foto di copertina EPA\/Str<small><\/small><\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 28 novembre 2020 quando il governo federale etiope, guidato dal primo ministro Abiy Ahmed, dichiar\u00f2 vittoriosa la campagna militare contro i \u201cterroristi\u201d delFronte Popolare di Liberazione del Tigray (Fplt). Poche settimane erano state sufficienti per domare i ribelli nel nord del Paese, dopo l\u2019attacco sferrato alla base di comando dell\u2019esercito nazionale in Tigray. 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