{"id":90886,"date":"2021-12-15T07:24:35","date_gmt":"2021-12-15T06:24:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=90886"},"modified":"2021-12-15T09:06:56","modified_gmt":"2021-12-15T08:06:56","slug":"missioni-militari-internazionali-un-sistema-complesso-e-integrato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/12\/missioni-militari-internazionali-un-sistema-complesso-e-integrato\/","title":{"rendered":"Missioni militari internazionali: un sistema complesso e integrato"},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni si \u00e8 tornati a discutere i perch\u00e9 delle <strong>missioni internazionali a cui partecipano le nostre Forze Armate<\/strong>. L\u2019attenzione si \u00e8 concentrata, questa volta, sulla supposta preponderanza dei Paesi coinvolti che risultano di interesse sul piano della <strong>sicurezza energetica<\/strong>. L\u2019attuale critica stupisce, quindi, perch\u00e9 sembra voler contestare il diritto di tutelare l\u2019interesse nazionale \u201cdiretto\u201d nel caso in cui fosse effettivamente minacciato, mentre, per assurdo, si finirebbe col riconoscerlo nei casi in cui ve ne fosse solo uno \u201cindiretto\u201d.<\/p>\n<p><strong>Gli obiettivi e la percezione della spesa militare italiana<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi non risulta, per altro, molto convincente perch\u00e9, se si pensa alle nostre quattro principali missioni fino allo scorso anno (<strong>Iraq, Afghanistan, Libano, Mare Sicuro, Kosovo), <\/strong>solo nella prima vi \u00e8 sicuramente un interesse per la sicurezza energetica. A questa, pi\u00f9 recentemente si \u00e8 aggiunta quella (per ora limitata) <strong>iniziata in Niger<\/strong>.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2021\/08\/missioni-internazionali-dellitalia-poche-novita-molte-conferme\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la nostra partecipazione alle missioni internazionali<\/a> si \u00e8 sempre mossa secondo logiche molto diverse, a volte addirittura opposte a quelle paventate dalle attuali critiche. Gli obiettivi sono stati, nella stragrande maggioranza dei casi, di carattere generale<strong>: contrastare il terrorismo<\/strong>, favorire la stabilizzazione delle aree coinvolte, <strong>prevenire o ridurre gli scontri armati<\/strong>, garantire il rispetto degli accordi internazionali, dimostrare la solidariet\u00e0 verso Paesi amici ed alleati.<\/p>\n<p>Anche per questo \u00e8 quasi sempre stato difficile far comprendere ai cittadini-elettori che vi era un interesse nazionale da tutelare. In un Paese come il nostro, in cui la cultura della prevenzione \u00e8 cos\u00ec poco radicata, non deve stupire che anche <strong>la cultura della difesa e della sicurezza<\/strong> abbia trovato difficolt\u00e0 a crescere e radicarsi.<\/p>\n<p>Da un certo punto di vista, se le missioni fossero davvero direttamente collegate alla nostra sicurezza energetica, <strong>il sostegno della popolazione sarebbe pi\u00f9 facilmente acquisibile<\/strong>. Se le piattaforme, le condutture, le navi e gli impianti che garantiscono l\u2019approvvigionamento energetico del nostro Paese fossero direttamente minacciati o attaccati, l\u2019opinione pubblica sarebbe pi\u00f9 portata a comprendere e sostenere un\u2019eventuale azione militare. Cosi come se fossero coinvolte le navi che trasportano tutto quanto \u00e8 necessario per il funzionamento del nostro sistema economico e, a maggior ragione, la vita di cittadini italiani. Ma, per fortuna, questo \u00e8 avvenuto solo in poche occasioni.<\/p>\n<p><strong>Le aree di interesse italiane<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 evidente che nell\u2019area medio-orientale (compresa la limitrofa area mediterranea sud-orientale) e <strong>nell\u2019area che si affaccia sul Golfo di Guinea<\/strong> vi \u00e8 un forte interesse nazionale a garantire il nostro approvvigionamento energetico. A maggior ragione vi sarebbe stato e vi sarebbe anche <strong>in Libia<\/strong>, ma la crisi che vi si protrae da ormai dieci anni \u00e8 proprio il risultato di non aver saputo domare l\u2019incendio fin dall\u2019inizio, anzi nell\u2019averlo alimentato da parte di alcuni Paesi, complici le nostre incertezze, <strong>debolezze e carenze di una chiara ed efficace strategia politica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Anche nelle relazioni internazionali, quindi, \u201cprevenire\u201d \u00e8 meglio che \u201creprimere\u201d <\/strong>e per farlo bisogna far crescere la consapevolezza che le missioni militari internazionali non sono \u201c<strong>spese inutili<\/strong>\u201d, ma spese la cui \u201cutilit\u00e0\u201d \u00e8 misurata proprio dal limitato e, se possibile, \u201cassente\u201d utilizzo della forza che viene messa in campo. Di qui la necessit\u00e0 di <strong>Forze Armate <\/strong>che siano molto flessibili, adeguatamente equipaggiate, ampiamente proiettabili e bene addestrate, oltre che integrabili con quelle dei nostri Paesi amici ed alleati con cui condividere lo sforzo.<\/p>\n<p><strong>Gli elementi approccio integrato nelle missioni internazionali<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attuale discussione offre, comunque, l\u2019opportunit\u00e0 di un approfondimento in chiave strategica sulle nostre missioni e sugli impegni internazionali delle Forze Armate.<\/p>\n<p>Molte delle attivit\u00e0 nelle quali siamo coinvolti sono state, infatti, avviate ormai da anni e le condizioni, ma soprattutto gli obiettivi iniziali, sono significativamente mutati. Infine, diverso \u00e8 pure lo scenario internazionale, con <strong>gli Stati Uniti che concentrano i loro interventi solo sulle aree del mondo che rientrano nel loro interesse strategico<\/strong> e molti nuovi attori che si affacciano in modo assertivo nelle dinamiche delle relazioni internazionali.<\/p>\n<p>Una strategia, in fondo, altro non \u00e8 che la modalit\u00e0 di impiego coordinato degli strumenti disponibili per conseguire uno specifico obiettivo e si compone di tre elementi essenziali: gli obiettivi, i modi per raggiungerli e i mezzi da impiegare. Questo \u00e8 l\u2019ordine logico, ma per semplicit\u00e0 conviene invertirlo.<\/p>\n<p>Tradizionalmente, <strong>i \u201cpoteri dello Stato\u201d<\/strong>, e cio\u00e8 i mezzi a disposizione per raggiungere gli obiettivi nazionali, sono classificati in quattro categorie: diplomatico, <em>intelligence<\/em>, militare ed economico. <strong>Non esiste una politica estera efficace senza l\u2019impiego coordinato di tutti e quattro i poteri<\/strong>, ovviamente usati con un diverso peso in funzione della situazione e degli interessi in gioco. In alcuni casi essi hanno una funzione \u201cpotenziale\u201d, cio\u00e8 di deterrenza, ma il loro possibile impiego deve essere sempre parte dell\u2019azione politica. Negare tale eventualit\u00e0 porta a politiche inefficaci o velleitarie e quindi al mancato raggiungimento degli obiettivi desiderati.<\/p>\n<p>Il secondo elemento di una strategia riguarda i \u201cmodi\u201d, ovvero <strong>come tali strumenti sono impiegati nelle varie situazioni per raggiungere gli obiettivi voluti<\/strong>. In alcuni casi l\u2019impiego di un solo strumento, con gli altri a supporto, pu\u00f2 essere idoneo a conseguire gli obiettivi, in altri casi, invece, \u00e8 necessario impiegarli tutti in forma combinata e coordinata. L\u2019unico vero elemento dirimente \u00e8 l\u2019idoneit\u00e0 della modalit\u00e0 di impiego a raggiungere il fine richiesto.<\/p>\n<p>La tutela di tali interessi non pu\u00f2 essere la stessa ovunque nel mondo, ma va perseguita con maggiore sforzo nelle aree ove tali interessi sono pi\u00f9 rilevanti. Taluni interessi possono e devono essere garantiti autonomamente. Altri, come consiglia la consapevolezza dei propri limiti, vanno perseguiti mediante uno sforzo comune con Paesi con cui condividiamo i medesimi valori e obiettivi. Altri ancora, attengono a <strong>interessi di altissimo valore per l\u2019umanit\u00e0<\/strong> o alla necessit\u00e0 di operare in un sistema competitivo, ma non caotico e quindi vanno perseguiti a livello di organizzazioni mondiali.<\/p>\n<p>Il terzo elemento riguarda <strong>gli obiettivi delle nostre missioni militari<\/strong> che devono essere correlati a precisi interessi vitali o strategici da tutelare: sicurezza dei confini e dei cittadini, libert\u00e0 e garanzia degli approvvigionamenti e dei flussi commerciali, possibilit\u00e0 di perseguire legittimi interessi economici. Devono anche essere realisticamente ottenibili, pena il ricadere nel tradizionale e vuoto presenzialismo o, peggio ancora, nel velleitarismo.<\/p>\n<p>Su queste basi \u00e8 in corso un evidente riorientamento della nostra strategia nel campo delle missioni militari internazionali con una maggiore focalizzazione sull\u2019area del <strong>Mediterraneo allargato <\/strong>dove sono in gioco pi\u00f9 direttamente i nostri interessi nazionali, dove possiamo e dobbiamo assumere maggiori responsabilit\u00e0 e dove, infine, si concentrano alcune delle maggiori minacce alla stabilit\u00e0 e alla sicurezza internazionale. Di qui la necessit\u00e0 di proseguire anche l\u2019impegno messo in atto negli ultimi anni per <strong>aumentare la consapevolezza dell\u2019opinione pubblica<\/strong> e dei suoi rappresentanti che bisogna spegnere gli incendi dove nascono. Perch\u00e9, se poi divampano, rischiano di avvicinarsi con una tale forza che diventa molto difficile poter contrastare.<\/p>\n<p><small> Foto di copertina ANSA\/GIUSEPPE LAMI <\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni si \u00e8 tornati a discutere i perch\u00e9 delle missioni internazionali a cui partecipano le nostre Forze Armate. L\u2019attenzione si \u00e8 concentrata, questa volta, sulla supposta preponderanza dei Paesi coinvolti che risultano di interesse sul piano della sicurezza energetica. 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