{"id":990,"date":"2006-04-12T00:00:00","date_gmt":"2006-04-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obiettivo-credibilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:05","slug":"obiettivo-credibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/obiettivo-credibilita\/","title":{"rendered":"Obiettivo credibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La politica estera dimenticata della campagna elettorale difficilmente balzer\u00e0 al centro dell\u2019attenzione nella delicata formazione del Governo dopo il pareggio elettorale. Male. Male due volte: perch\u00e9 il Paese ha un bisogno disperato di credibilit\u00e0 all\u2019estero (qualcuno comincia a chiedere a che titolo siamo nel G8); e perch\u00e9 il Governo, quale che sia, non sceglier\u00e0 la prossima crisi internazionale, quale che sar\u00e0, a cui sar\u00e0 esposto.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 vicini all\u2019America, pi\u00f9 lontani dall\u2019Europa<\/b><br \/>Proviamo dunque a tracciare un bilancio super-sintetico delle scelte di politica estera realizzate nel quinquennio di governo del centro-destra. Per cominciare, nessun capo di Governo italiano nella storia della Repubblica ha potuto vantare un cos\u00ec stretto rapporto personale con il Presidente degli Stati Uniti. Il discorso alle camere riunite nel Campidoglio washingtoniano, il miglior intervento di Berlusconi in sede internazionale, ne \u00e8 stato il coronamento e la consacrazione. George W. Bush avr\u00e0 ceduto volentieri alle insistenze che, secondo fonti della Casa Bianca, sono venute da Roma perch\u00e9 l\u2019evento avvenisse in campagna elettorale. <\/p>\n<p><b>La presenza militare in Irak<\/b> \u00e8 stata pi\u00f9 un sottoprodotto della scelta pro-americana che il prodotto di una geopolitica nazionale. E il pi\u00f9 o meno parallelo avvicinamento dell\u2019Italia alle posizioni di Israele, altra novit\u00e0 messa in rilievo dagli osservatori, ha avuto conseguenze pi\u00f9 di politica interna (\u201csdoganamento\u201d di Fini e del suo partito) che altro. Si pu\u00f2 forse aggiungere l\u2019azione in sede ONU contro l\u2019aumento dei membri permanenti, iniziata peraltro prima del quinquennio e conclusasi con un esito formalmente positivo, sostanzialmente forse meno, dato il ruolo di \u201cgrande\u201d di fatto acquisito comunque dalla Germania (pi\u00f9 che dal Giappone). <\/p>\n<p>A fronte di ci\u00f2 sta quello che la gran parte degli analisti all\u2019estero e in Italia chiamano lo scivolamento del nostro paese ai margini dell\u2019Unione Europea. Se non fosse stato per la precedente inclusione nell\u2019Euro e in Schengen e poi per l\u2019intelligente e tenace azione internazionale del Presidente della Repubblica, questo processo avrebbe assunto proporzioni e provocato conseguenze drammatiche e irreversibili. <\/p>\n<p>Al che si pu\u00f2 aggiungere il calo delle risorse finanziarie disponibili per la politica estera e militare (che Affarinternazionali ha gi\u00e0 messo in rilievo) con le sue ricadute negative nei campi della diplomazia, dell\u2019aiuto allo sviluppo e della capacit\u00e0 di partecipazione ad interventi di qualsiasi tipo; come se la priorit\u00e0 assoluta data all\u2019alleanza con gli USA dispensasse il Paese da ogni altro ruolo internazionale. <\/p>\n<p>Infine c\u2019\u00e8 un problema di inquinamento atmosferico: <b>l\u2019aria si \u00e8 fatta pesante intorno all\u2019Italia<\/b>, per la caduta di immagine politica ed economica nel mondo (anche in circoli vicini al centro-destra, come il think-tank di Bush), che lo svolgimento della campagna elettorale ha fortemente accentuato, anche a causa dell\u2019impronta che le ha dato il capo del Governo uscente.<\/p>\n<p><b>Le opzioni aperte, e non sempre chiare, del centro-sinistra<\/b><br \/>Dall\u2019altro fronte, il programma comune del centro-sinistra mette chiaramente in evidenza che queste seconde partite di bilancio, tutte al passivo, sovrastano di gran lunga le prime, la cui inclusione all\u2019attivo peraltro va fatta molto selettivamente. Anche qui il deficit di gestione, non altrettanto quantificabile di quelli economici, richiede di essere colmato. Come? Dove il \u201cbuco\u201d \u00e8 pi\u00f9 grosso, da l\u00ec si deve cominciare, dall\u2019Europa: l\u2019imperativo categorico \u00e8 di riportare il Paese al cuore dell\u2019Unione Europea. Arduo ma non impossibile. Il numero degli Stati membri, che sono partner ma anche concorrenti, \u00e8 aumentato, mentre \u00e8 diminuita l\u2019efficacia delle istituzioni comuni. Questo si traduce in tre linee d\u2019azione: <br \/>1) nell\u2019attuale fase di prevalenza del metodo intergovernativo, scegliere con cura gli alleati, partendo da una Germania che potrebbe aver bisogno di un partner come noi; 2) non rassegnarsi al declino del metodo federale e quindi promuovere i gruppi a integrazione avanzata di cui facciamo parte (Euro e Schengen) e rilanciare le ratifiche del Trattato costituzionale; <br \/>3) confermare il sostegno agli allargamenti avviati, che stabilizzano l\u2019area europea pi\u00f9 interessante per l\u2019Italia, subordinandoli per\u00f2 agli obbiettivi del punto precedente. <\/p>\n<p>E veniamo ai due capitoli in cui il programma del centro-sinistra appare reticente in misura non permessa a un programma di governo.<\/p>\n<p>Innanzitutto <b>il rapporto con gli Stati Uniti<\/b>. La strada non \u00e8 in salita quanto si vuol far credere. Il governo americano prender\u00e0 atto del cambio di guardia, sapendo che non si tratta di un cambio di rotta, quanto di un ritorno a un passato che \u00e8 stato di stretta alleanza. <b>Roma non sar\u00e0 Madrid<\/b>, anche se guarder\u00e0 oltre a un presidente indebolito, per parlare a quella parte della maggioranza repubblicana che \u00e8 moderata e internazionalista, e a un partito democratico che potrebbe anche riconquistare la Camera dei deputati alle prossime elezioni di medio termine. Per dire che? Che quella del mondo multipolare \u00e8 una realt\u00e0 non una bandiera, e che l\u2019Italia \u00e8 per affrontare questa realt\u00e0 utilizzando al meglio gli strumenti multilaterali, ivi compresa un\u2019Alleanza atlantica in cui una pi\u00f9 forte componente europea non \u00e8 motivo di debolezza, al contrario.<\/p>\n<p>L\u2019altro capitolo \u00e8 quello <b>dell\u2019uso internazionale della forza<\/b>: il principio \u00e8 che la fonte primaria di legittimazione \u00e8 l\u2019ONU, ma la pratica deve essere figlia non schiava del principio. In caso di paralisi al Palazzo di vetro, l\u2019esistenza di larghi consensi internazionali supplementari finisce per rafforzare il multilateralismo e togliere giustificazioni all\u2019unilateralismo. Potremo tornare in seguito su come questo criterio generale si applica ai singoli casi. Qui vogliamo concludere osservando che nel passaggio da un programma elettorale a uno di governo il criterio guida non deve essere pi\u00f9 quello del compromesso ma quello dell\u2019interesse del Paese, su cui potranno quindi convergere anche consensi bipartisan.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La politica estera dimenticata della campagna elettorale difficilmente balzer\u00e0 al centro dell\u2019attenzione nella delicata formazione del Governo dopo il pareggio elettorale. Male. 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