{"id":75163,"date":"2019-08-25T06:02:04","date_gmt":"2019-08-25T04:02:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75163"},"modified":"2019-09-02T13:06:04","modified_gmt":"2019-09-02T11:06:04","slug":"g7-biarritz-occidente-resto-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/g7-biarritz-occidente-resto-del-mondo\/","title":{"rendered":"G7: Biarritz, l&#8217;Occidente e il resto del mondo"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">L\u2019<strong>Occidente<\/strong> non pu\u00f2 continuare a vivere di rendite di posizione; e il tempo non sta giocando a suo favore. Il segnale \u00e8 evidente nelle Organizzazioni internazionali, dove si fatica persino a mantenere gli spazi acquisiti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>nell\u2019Assemblea e nel Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu e negli incontri globali dove si discute dei destini del pianeta. L\u2019Occidente si era fatto su misura un bel <a href=\"https:\/\/www.elysee.fr\/en\/g7\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>G7<\/strong><\/a>, dal quale dettava legge, per passare poi ad uno speranzoso <strong>G8<\/strong>, dove anche la <strong>Russia<\/strong> sembrava volersi integrare. Ora siamo di nuovo al G7, che ormai di leggi ne detta pochine, e a un <strong>G20<\/strong> dove, se non altro perch\u00e9 l\u2019Occidente \u00e8 in minoranza, la nostra voce \u00e8 sempre pi\u00f9 flebile, meno ascoltata, poco incisiva. Continua per\u00f2 a distinguersi, nel bene e nel male, la voce grossa di Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/bullo-ok-corral-alla-casa-bianca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Trump<\/strong><\/a>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b> Mezzo Occidente \u00e8 fermo, ma il resto del mondo si muove<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Lo stesso rapporto transatlantico \u2013 sino a pochi anni or sono riferimento preciso nel comportamento con il Resto del Mondo -, sebbene gli europei continuino a riaffermare che \u00e8 un legame solido, a causa della frammentazione delle relazioni internazionali sembra aver perso parte della propria coesione. In altre parole, a seconda del settore preso in esame (sicurezza e difesa, economia, ambiente, ecc.) appare sempre pi\u00f9 difficile per gli <strong>Stati Uniti<\/strong> e per l\u2019<strong>Unione europea<\/strong> rivendicare quel ruolo di leadership nella <i>governance <\/i>globale che &#8211; forse proprio perch\u00e9 ritenuto scontato &#8211; si \u00e8 invece dimostrato non pi\u00f9 all\u2019altezza. Il vecchio mazzo di carte \u00e8 ormai usurato, oggi si sta giocando con quello nuovo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Altre realt\u00e0, alcune con incremento del prodotto interno lordo annuo a due cifre, stanno ormai facendosi spazio velocemente, un anno dopo l\u2019altro. Oggi si delineano due fronti, che vorremmo pensare come cooperanti, ma che in realt\u00e0 sono in contrapposizione quasi su tutto. Per Occidente (vecchio e nuovo) siamo soliti identificare Europa ed America, ovvero, in termini politici, Unione europea e Stati Uniti. Gli &#8216;emergenti&#8217; sono i Paesi ormai noti con l\u2019acronimo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/brics-occidente-cellophane-colonialismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Brics<\/strong><\/a>, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Non costituiscono un\u2019organizzazione formale, non tutti emergeranno davvero, ma di fatto ce li troviamo sempre di fronte, e talvolta in modo scomodo. L\u2019Occidente reagisce poco, male, in modo a volte scoordinato e non sempre incisivo. Procedere a colpi di sanzioni pu\u00f2 anche dare dei risultati, ma se eretto a sistema relazionale pu\u00f2 diventare un pericoloso boomerang.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Un nuovo assetto geopolitico<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">La frammentazione globale in ci\u00f2 che alcuni chiamano \u2018geografia del potere\u2019 o \u2018nuovo assetto geopolitico\u2019 (dove anche lo spazio ormai gioca un suo ruolo) richiederebbe invece un\u2019unitariet\u00e0 d\u2019azione e di pensiero che oggi sembra in via di disarticolazione. Non siamo ancora a Venere e a Marte (immagine un po\u2019 datata, eppure sempre efficace), ma Europa ed America si assomigliano sempre di meno, forse anche in termini culturali, si guardano con una certa circospezione e reagiscono in modo diverso persino ai disagi della crisi economica. Sembra quasi che, proprio ora che ci sarebbe bisogno di unit\u00e0, l\u2019Occidente si stia lentamente suddividendo in due sottosistemi distinti, talvolta addirittura incompatibili.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Nel fronteggiare i Brics, prima di capire bene dove stiano andando davvero e la persistenza o meno del loro successo, avremmo invece la necessit\u00e0 di comprendere, ragionando assieme, verso quale mare ci stia portando questa nostra lenta deriva. E come relativamente saremo, ad esempio, nel prossimo quinquennio. In questo quadro, i paradigmi tradizionali usati per intendere la portata della relazione transatlantica sono ormai insufficienti, ed \u00e8 del tutto evidente la necessit\u00e0 di un approccio pi\u00f9 concreto e vivace. Questo ovviamente sottende un nuovo spirito di iniziativa e una volont\u00e0 che oggi appare carente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> <b>Crisi di sistema?<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Ma come debba svilupparsi questo nuovo approccio \u00e8 difficile capirlo, se al nostro stesso interno siamo giornalmente occupati a combattere una crisi che potrebbe essere quella di un sistema che forse ha gi\u00e0 toccato il suo tetto, mentre, ad esempio, non sappiamo ancora come saranno gli Stati Uniti dopo le prossime elezioni presidenziali. E poi, siamo davvero cosi sicuri che un sistema socio-economico che si basa sul continuo aumento della produzione possa continuare all\u2019infinito? \u00c8 urgente capire bene se la relazione transatlantica, assieme a tutto il nostro sistema, \u00e8 davvero sul viale del tramonto, o se invece si sta solo adattando a nuove forme pi\u00f9 funzionali a quello che sar\u00e0 il nuovo assetto globale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">I segnali che siamo in grado di percepire sembrano spingerci ad accelerare questa nuova consapevolezza, a dismettere gli atteggiamenti rassegnati e a riprendere con vigore l\u2019iniziativa. Non si tratta di una guerra, ma i principi da osservare non sono molto diversi da quelli enunciati da Clausewitz. Tra questi, a nostro avviso l\u2019iniziativa continua a fare da capofila. Certo, oggi per lo pi\u00f9 si gioca ancora con le nostre regole economiche e anche con la nostra tecnologia (sempre meno esclusiva). Questo, finora, ci ha consentito di non essere sopraffatti e di mantenerci ancora in leggero vantaggio.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Ma per quanto tempo? Noi, almeno in Europa, non abbiamo ancora rimesso in moto la locomotiva (nemmeno quella che traina le idee, anzi\u2026) e siamo ancora fermi a discettare dottamente su affascinanti quanto evanescenti principi universali. Nel frattempo, pi\u00f9 pragmaticamente, l\u2019Atlantico si sta allargando e tra i Brics c\u2019\u00e8 chi continua ad avanzare veloce, senza pretese di universalismo, ma anche senza mai perdere l\u2019abbrivio. Non sar\u00e0 il caso di rifletterci su, almeno un pochino?<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Occidente non pu\u00f2 continuare a vivere di rendite di posizione; e il tempo non sta giocando a suo favore. 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